Blogger a confronto - Lungaggini e blogosfera


Troppa lunghezza e troppa brevità rendono oscuro il discorso.
(Blaise Pascal)

La scorse settimana sono stata intervistata dal “socio” Miki Moz, per il suo blog: MozO’Clock.
Alla domanda sulle caratteristiche di Appunti a Margine, tra le altre cose ho risposto: 

“Sebbene non sia prolissa (non più, almeno) mi sento lontana dal principio della brevità dominante sul web, che uniforma i contenuti e lo stile. Inoltre, non credo che un autore, soprattutto, se ambisce a scrivere narrativa, debba adeguarsi alla "fretta" del lettore, perché rischierebbe di snaturarsi.”

Il padrone di casa non è risultato pienamente d’accordo con la mia affermazione e ha proposto di riprendere l’argomento in altra sede. Io non solo ho accettato il suo invito, ma ho cercato di comprendere in che modo potessi valorizzare al meglio tale confronto. All’inizio ho pensato che sarebbe stato divertente uno scambio di messaggi vocali su Whatsapp, in perfetto stile Maurizio Costanzo Show, ma la trascrizione avrebbe richiesto una quantità di tempo che attualmente non è a mia disposizione. Così, ho ipotizzato che fossimo entrambi al cospetto di un intervistatore immaginario, interessato a conoscere non solo la nostra opinione sulla lunghezza dei testi, ma anche i valori che orientano la nostra attività di blogger. Per non condizionarci a vicenda, abbiamo risposto separatamente e confrontato i testi solo in un secondo momento. Questo è quanto è emerso: forse non siamo poi così distanti come sembra!

Cosa pensi della tendenza alla sintesi che imperversa sul web?

Moz - “Colpa” sicuramente dei social, mi verrebbe da rispondere.
Poi ci penso e rivedo il passato: ricordate la sintesi da sms, coi vari xké, cm, qnd,dv?
Ora non esistono più, perché non c’è più necessita di sintesi dovuta al lato economico (prima, con un sms dovevi dire più cose possibili, era l’unico sistema di messaggeria e si pagava).
E’ un mondo in costante evoluzione, kissà magari tra pc torneremo a scrivere ksì.
Per inciso, quando ho aperto il blog nel 2006 (quindi senza Twitter e FB) i miei post erano molto sintetici, poco più di un normale “stato” FB o tweet.

Chiara - Comprendo la logica della concinnitas, ma penso che molti operatori del settore ne abbiano frainteso il significato e l’abbiano messa al servizio di un generalizzato impoverimento culturale. I contenuti si somigliano tutti. La forma è spesso trascurata a causa della fretta. Molti portali di informazione hanno tradito la propria vocazione e sono stati fagocitati dalle strategie acchiappa-click. Puntano sulla quantità e non sulla qualità, scopiazzano le ANSA, presentano testi pieni di refusi (se non addirittura di errori grammaticali) e spesso non verificano le fonti. Questo perché, a causa della rapidità di circolazione dei contenuti consentita dai social, dopo due ore uno scoop rischia di essere già vecchio. Insomma: se il copia-incolla e la cattiva scrittura diventano un imperativo, forse sarebbe meglio tornare all’era analogica.

Ritieni opportuno che un blogger si adegui a questa tendenza? Secondo te, dovrebbe chinare il capo davanti “alla fretta” del lettore?

Moz - Un blogger deve fare quello che sente, di certo non deve piegarsi alla questione ma agire come meglio crede per sé, per il suo blog, per il suo pubblico e per la comunicazione.
Non si può prescindere dalla stessa, perché il blogging E’ comunicazione (sociale, per giunta), e come magari non si usano più certi convenevoli, anche il modo di bloggare (o scrivere per il web) è in continuo cambiamento.
Io uso i social per “allargare il blogging”, che resta la mia principale attività. Ho profili del Moz O’Clock su Twitter, FB, Instagram: come spiegavo nel post di pochi giorni fa, son tutte ramificazioni per comunicare in altri modi (e quindi con altri “tempi”), non ci vedo nulla di male. Mi piace esplorare queste frontiere per divertirmi il più possibile con gli amici che hanno deciso di seguirmi!

Chiara - Dipende dallo scopo che il blogger si prefigge. Se scrive su commissione e lavora al servizio di un’azienda, è scontato che ne adotti le strategie e i linguaggi. Se decide di promuovere un’attività da libero professionista, ottimizzare i parametri SEO può garantirgli maggiore visibilità. Ma se si propone come autore di narrativa, secondo me, deve dare ai lettori un assaggio di ciò che troveranno nel suoi libri, senza tradire il proprio stile e la propria natura. Cosa può trasmettere uno scrittore che sulla propria pagina personale usa parole pensate ad hoc per Google? Che la sua comunicazione non è autentica. Che il suo blog è identico a tutti gli altri. Invece, a mio avviso, la sua individualità dovrebbe urlare a gran voce fin dalla home-page. Il che non significa necessariamente parlare di sé e della propria vita privata, ma creare una comunione tra ciò che si scrive e ciò che si è. Moz e io rappresentiamo un ottimo esempio di questo principio: siamo diversissimi l’uno dall’altra, ma sempre coerenti con noi stessi e premiati dall’apprezzamento dei lettori. Se ci scambiassimo i blog e per una settimana ciascuno scrivesse i post dell’altro, verrebbe fuori un gran casino…
Io non mi adeguo alla fretta del lettore, perché do a chi mi segue ciò che si aspetta da me. Sebbene ritenga plausibile che qualcuno ogni tanto salti un paio di paragrafi, so che la maggior parte dei lettori, soprattutto i fedelissimi, considerano la mia capacità di approfondire argomenti un punto di forza, non un limite. Queste persone rappresentano il mio target ideale, perché sono disposte a immergersi nelle tematiche da me affrontate, e a comprenderne il significato senza superficialità.

Cosa ti irrita maggiormente, nella blogosfera?

Moz - La blogosfera mi piace e la vivo bene, credo sia un mondo bellissimo. Mi spiace solo quando vedo serpeggiare odio o disprezzo, ad esempio con accuse contro i post “classifiche o liste” perché ammazzerebbero (ma perché?) post e blog più “impegnati” (sulla base di cosa?).

Chiara - Il conformismo paranoico di alcuni blogger, più interessati a ottenere il plauso della folla che a esprimere il proprio pensiero: perché non riescono a calare la maschera? Di cosa hanno paura? Di non piacere agli altri? Bene. Questo è il modo migliore per centrare l’obiettivo. Infatti ho notato che chi scrive articoli convenzionali e privi di personalità, spesso produce narrativa con le stesse caratteristiche.

Quanto sono lunghi i tuoi articoli?

Moz - I miei post sono lunghi quanto è giusto siano lunghi.
Se ho bisogno di dire una cosa che sta tutta in dieci righe, non ne uso di più.
Se devo scrivere post più complessi, li sviluppo quanto occorre.
Sto comunque bene attento a non essere troppo -inutilmente, magari- prolisso, per una questione di impaginazione e leggibilità per i lettori, che comunque non voglio “stancare” (non nascondiamoci: a nessuno di noi piace leggere cose pesanti!).

Chiara - In media, tra le 1000 e le 1200 parole. Esclusi gli annunci lampo, il post più breve è stato di 600 parole e il più lungo ha sforato le 2500. In passato forse ero più avvezza agli sbrodolamenti verbali; ora, per assecondare una nuova esigenza di semplicità, sono diventata più stringata. Comunque non ho una vera e propria regola: uso le parole necessarie per dire ciò che desidero, non una di più, non una di meno.

…E i tuoi testi di narrativa?

Moz - Per i miei testi di narrativa: ho un romanzo in preparazione, ma in questi anni mi sono allenato molto con racconti brevi o episodici (anche sul blog stesso). Ho scritto anche micro-racconti ma anche sceneggiature lunghi giochi dal vivo, e sceneggiature per cortometraggi.
In sostanza, vale anche qui la regola: dipende da cosa vuoi raccontare, la lunghezza giusta vien da sé.

Chiara - In passato ho scritto numerosi racconti brevi, e probabilmente ne scriverò ancora in futuro. Se decidessi di partecipare a qualche concorso, ovviamente mi atterrei al limite di parole prestabilito. Tuttavia, in piena coerenza con i miei gusti di lettrice, preferisco scrivere romanzi. Mi piacciono le opere complesse, con tanti personaggi e una trama ampliamente sviluppata: i cosiddetti “tomi”, quindi...

Qual è, secondo te, la chiave del successo di un blog personale come il tuo?

Moz - L’unico successo che riconosco al Moz O’Clock è quello di una community attivissima.
Forse ci sono riuscito perché ho sempre considerato il mio blog come estensione virtuale della mia cameretta (e nella mia cameretta si trovano –fisicamente- tutte le cose presenti nel Moz O’Clock; in più è sempre piena di amici).

Chiara - Tra le righe l’ho già anticipato prima: l’autenticità. Il che significa anche originalità.
Così come una casa amata e vissuta rispecchia la personalità di chi vi abita, allo stesso modo un blog deve parlare del proprio autore, non di mille altri, altrimenti diventa una camera d’albergo priva di carattere.
 È vero che nel 2017 ormai è stato detto tutto e il contrario di tutto, ma essere creativi significa avere sempre nuove idee e saperle sfruttare al meglio, anziché scopiazzare qua e là.

Qual è la regola che un blogger non dovrebbe mai contravvenire?

Moz - Un blogger non dovrebbe mai snobbare un commento ricevuto.
Ho scoperto da poco di averne tralasciati alcuni nel periodo di poca presenza nella blogosfera (circa un anno fa) e me ne dispiaccio molto. La gente spende il proprio tempo per leggere le nostre cose, spesso leggerissime (parlo del mio caso, ovviamente); spende del tempo per noi che siamo nessuno, e non è giusto non rispondere.

Chiara - Un blogger deve rispettare i propri lettori e porsi come un primo tra i pari, senza mai atteggiarsi a superstar. Sono molte le pagine che ho smesso di seguire perché il padrone di casa se la tirava troppo e non rispondeva ai commenti. Questo comportamento secondo me non è corretto, perché se una persona dedica del tempo alla lettura di un articolo merita un riscontro dall’autore, un ringraziamento o un saluto.
Rispettare il lettore significa anche replicare con educazione a eventuali critiche, per quanto possano essere fastidiose. Più volte sono stata tentata di rispondere male a chi non mi aveva gradito i miei articoli, ma mi sono trattenuta perché ciascuno ha diritto a esprimere il proprio pensiero; l’importante è che lo faccia con educazione.  Sempre per tutelare la libertà di espressione altrui, ho deciso di non inserire l’opzione relativa alla moderazione dei commenti e non ho mai cancellato una sola parola scritta dai followers, spam a parte.

Il lancio della patata bollente.

E voi, cosa ne pensate delle nostre opinioni? Come rispondereste a queste domande?

Postilla.
Hanno parlato di questo argomento anche i blog:
- Silverfish Emperetrix ("Vogliamo tutto e lo vogliamo subito")
- Cervello bacato ("Leggere un blog? Richiede troppo tempo")

Commenti

  1. I miei post sono parecchio lunghi, salvo rarissimi casi, e devo dire che creano un'interazione, quindi deduco vengano letti dall'inizio alla fine (anche perchè i commenti vengono fatti sempre con cognizione di causa) e anche io, quando leggo, prediligo i post lunghi ed esaustivi. Se quando apro un post vedo che magari è particolarmente lungo e non ho tempo di leggerlo, ci torno quando ho più tempo, ma di certo la lunghezza non mi fa desistere.

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    1. Stessa cosa capita a me. I post che pubblico creano un dialogo,quindi vengono letti e apprezzati. E anch'io, se un argomento mi interessa, non mi faccio alcun problema. A volte lo stampo, lo porto a casa e poi torno a commentare. Oppure leggo a puntate. Ma leggo. Sempre. :)

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    2. Ciao e buongiorno a tutte :)
      E' proprio lì la questione: se trovassi un lunghissimo post su He-Man, lo leggerei pure mentre sto mangiando. Perché mi interessa.
      Ma sono consapevole del fatto che, se fosse scritto male o iniziassi a vedere inutili lungaggini (che lasciano trasparire la non "professionalità"), abbandonerei^^

      Moz-

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  2. Carissimi, una conversazione molto interessante.

    Secondo me, in generale, sul web è inevitabile la sintesi. Trascorro molte ore sul web, per lavoro o per diletto, ma la lettura mi è ostica su uno schermo di un pc. Proprio così. Quindi preferisco, da lettore, testi più brevi possibile. Su Internet poi c'è un'offerta "smisurata".

    Credo sia una posizione, la mia, che condividano anche altri. Poi ci sono quelli che magari non hanno molto tempo da dedicare alla lettura. Infine c'è una vasta parte di popolazione che, perdonate la presunzione nel volerlo affermare, per me è la maggioranza: il famoso popolo del bar, il "popolino" descritto da CapaRezza in una memorabile canzone. Poca propensione alla lettura e alla riflessione, scarso senso di autocritica, approccio alle cose della vita come se fosse tutto un campionato o una partita di calcio: io "tifo per la mia squadra" e tutto il resto è da buttare via. Il web è dunque accessibile a tutti perché gratuito (salvo pagamento dell'abbonamento internet); il giornale o il libro invece lo devi acquistare. Quindi non c'è selezione, il pubblico fruitore è sostanzialmente "infinito". A quel punto "pesa" quella maggioranza che vuole testi più brevi e fruibili possibili.

    Ma convengo che lo scrittore di valore non si pieghi alle regole mainstream: le regole riesce ad imporle, nel suo spazio. Poi a volte si può essere brevi, a volte lunghi, dipende dall'argomento che si affronta e da come si sviluppa. Ma se trovo un articolo o un post lungo sul web, che sviluppa un argomento a me caro e lo fa in modo interessante, può anche essere lungo 15000 battute.

    Quindi io credo che chi scrive debba essere consapevole di ciò che vuole la maggioranza, ma poi debba seguire il proprio istinto e la propria creatività. Magari non sarà seguito dalla maggioranza; ma avrà comunque un grande seguito.

    Sul discorso del giornalismo 2.0, io sono giornalista di professione, lavoro sia come speaker radiofonico, sia come redattore per un portale di informazione on-line. Ma a proposito di lunghezza, avrei molte cose da dire, ma probabilmente non basterebbe un blog. E neanche una chiacchierata al bar di un paio di orette :) Posso però dire che ci sono molte cose date per scontato, che scontato non sono.

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    1. Volevo precisare che la lettura sul web è ostica, ma io adoro leggere libri, quotidiani, fumetti cartacei :) non potrei mai rinunciarvi, anche con tutto l'Internet del mondo.

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    2. è vero che molte persone non amano leggere sul web. Io ormai mi sono abituata, quindi lo faccio senza problemi. A volte stampo l'articolo per leggerlo in cartaceo, ma capita di rado. Ovviamente questo non va a sostituire la lettura su carta, il cui valore rimane impagabile.

      Il popolo da bar non lo tengo nemmeno in considerazione. Di personaggi del genere, ne ho già abbastanza su Facebook. Penso che un blog, per quanto possa essere generalista, debba avere una targettizzazione anche minima. E io mi rivolgo in prevalenza a persone con un livello culturale medio-alta, le stesse che (in futuro) si spera potranno apprezzare i miei romanzi. Posso permettermi questa scelta, perché non guadagno dal mio blog, ma comprendo che le testate a scopo di lucro debbano ottenere più lettori possibili, e quindi tendano a livellare i propri contenuti verso il basso. è lo stesso problema, purtroppo, della televisione.

      Mi piacerebbe conoscere ciò che è dato per scontato ma non lo è, anche se in parte posso intuirlo visto che sono pubblicista. Mi piacerebbe anche farti scrivere un guest-post al riguardo, ma non so se sia una cosa fattibile, perché di solito si tratta di un scambio non-monetario tra blogger che collaborano tra loro. :-)

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    3. Rick, tocchi un argomeno particolarissimo, che mi apre tante porte.
      Sai che io NON riesco a vedere un film sul pc?
      Sai che non riesco a leggere un romanzo su dispositivi similari?
      Il computer (o smartphone ecc) per me è utilizzabile appunto solo per cose che riguardano questo mondo (blog, video, siti, forum...)
      Per inciso, la risposta la dai nelle righe: conta lo stile, il proprio marchio di fabbrica!

      Moz-

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    4. @ Chiara: come Miki sa, io non ho facebook-instagram-twitter. Ma per lavoro uso il facebook del mio titolare (ahah) e non ti dico le cose che leggo, scritte dalla maggioranza dei lettori sulla pagina fb del nostro portale (peraltro almeno da parte nostra, lo scopo di lucro è veramente inesistente :)). Io ci rido sopra, non per insensibilità, ma perché il valore che attribuisco a queste persone è sotto lo zero, quindi ciò che scrivono non ha praticamente valore, è come un peto in una notte temporalesca. Inoltre c'è anche un aspetto "consolatorio": mi sono sempre sentito un fallito, ma la mia autostima è cresciuta notevolmente con il passare del tempo, pensando al modus pensandi e operandi di certa gente (che poi, il 90% di chi scrive certe cose, non ha il coraggio di dirle a voce alta, ahahha). Ad ogni modo, sono consapevole di lavorare in un "fast food". Ma ciò non toglie che si possa comunque produrre dei panini appetitosi lo stesso (giusto Miki?).

      Per il blog siamo tutti concordi: il titolare di un blog scrive secondo il proprio gusto e creatività e fa selezione dei suoi lettori.

      Per quel che concerne il guest-post, preciso che giammai verrei a battere cassa: ma ad ogni modo non sarei adatto perché a) non mi ritengo all'altezza per poter fare lezioni su determinati temi b) il mio blog è proprio una vetrina del cazzeggio. Ma a parte i punti a) e b), in realtà certe cose andrebbero vissute di persona, viste con i propri occhi. E' il modo migliore per "mettersi nei panni dell'altro" e capire ciò che dice. Permettimi una citazione non colta: c'era una vecchia storia Disney di inizio anni '90 in cui Paperino riceveva la visita di un esattore fiscale. Quest'ultimo era convinto che Paperino fosse sostanzialmente un evasore fiscale, un finto nullafacente. Praticamente Paperino gli mostrava tutti i suoi espedienti per campare e alla fine l'esattore finiva per riconoscergli un sussidio! Morale della storia, l'apparenza non è sempre la realtà.

      @Miki: pensa, io faccio fatica anche a leggere i fumetti (che non richiedono grande concentrazione) sul pc. Sono d'accordo: libri sull'ebook reader, che è una sorta di libro digital. E il resto su carta. E i film con la tv :)

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    5. Rick, pure io NON leggo fumetti su pc.
      Non so come faccia la gente...
      Per me libri, riviste, giornali e fumetti sono CARTA.
      Blog, video, social, ecc sono ARTICOLI WEB.
      Film, telefilm, trasmissioni sono TV, HOMEVIDEO o CINEMA.

      Quanto al fast food, è vero: esiste anche quello di qualità. Anzi, spesso le fregature sono negli slow food, che si fregiano del bello della lentezza ma come cibo valgon meno di un Big Mac! XD

      Moz-

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  3. Eccolo il famoso post! Arrivo qui dopo essere passato anche dal Mozzo...
    Dato che l'argomento l'ho già trattato, e credo la mia idea a riguardo si sia capita, volevo solo fare un appunto su un'osservazione letta lì sopra, che è molto interessante. Quando parli dei siti d'informazione che sono rapidi perché le news invecchiano in fretta, tanto da non verificare le fonti e controllare i refusi... beh, questo è un problema attuale ed enorme, più per noi che per loro. Scrivono una news sballata? Amen, poi faranno (forse) una rettifica. Ma il traffico e i soldi che quel titolo ha portato ormai sono arrivati.

    Vi lascio questo link. E' un ottimo ebook gratuito redatto da Craig Silverman, che di notizie, bufale e web se ne intende. E' un must e dovrebbero leggerlo tutti.
    http://www.ilpost.it/2015/04/18/silverman-pdf-lies-bugie/

    CervelloBacato

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    1. La disinformazione è il male del nostro secolo.
      Qualche mese fa, in un articolo, ne avevo analizzato tattiche e strategie. Se ti può interessare, ecco: https://appuntiamargine.blogspot.it/2016/09/il-jolly-e-gli-ingredienti-della_8.html

      Il tuo ebook sembra molto interessante e lo leggerò molto volentieri. Conoscendo piuttosto bene l'argomento, però, spero non sia ripetitivo rispetto ad altri volumi. :-)

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    2. Davi, quello sta per la facciaccia loro.
      Se amano lavorare in quel modo, è vero che i problemi son nostri, ma la coscienza è la loro. Spero sempre che prima o poi le cose possano girare :)

      Moz-

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  4. Bellissimo confronto di idee ed opinioni. Credo nella libertà di ciascun blogger. Anche io, da qualche anno, ho un blog, anche se è solo da gennaio che ne faccio uso in modo più assiduo. Quindi la mia esperienza è relativa, è in divenire, faccio esperienza giorno dopo giorno. Pubblico ciò che mi va, ciò che mi sento, ciò che voglio. Alcuni post sono più lunghi, altri più corti: credo che il tutto dipenda dall'argomento che si vuole trattare e snocciolare. Certo oggi il tempo, la velocità, la vita frenetica permettono di leggere post brevi prediligendoli. Ma un blogger, che sia anche uno scrittore, non può rinunciare a scrivere post di una certa lunghezza. Chi segue uno scrittore, un blogger trova il tempo giusto per seguirlo e per leggerlo.

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    1. Sono d'accordo con te. Il tuo blog, del resto, mi sembra ben gestito. :-)

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    2. Appunto, credo che ogni post sia a sé: è necessario usare più parole per snocciolare un argomento? Bene.
      Altrimenti, possiamo farlo con molti meno caratteri :)

      Moz-

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  5. ma che ognuna scriva quanto vuole.....

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    1. Il senso dell'articolo, in fondo, è proprio questo...

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    2. Ahaha, infatti, ha detto bene Chiara :)
      L'importante è la qualità, per non prendere in giro i nostri lettori^^

      Moz-

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  6. Pienamente in linea con tutti e due. Avevo scritto un piccolo articoletto a riguardo del cercare di imboccare il brodo all'utente medio del web. Cosa che a mio avviso calpesta la propria dignità. Poi chiaramente c'è sempre la motivazione, come diceva Chiara, se lo fai per lavoro è una questione diversa.
    Pensando a queste argomentazioni, mi sono accorto di un fatto: nell'ultimo periodo ho notato che i testi che tentano di alleggerire la lettura e attirare gli utenti, si danno la zappa sui piedi. I font sgargianti e dal carattere gigantesco, le numerose frasi in grassetto, gli interminabili spazi tra le righe mi fanno snobbare il testo, facendo scorrere il mouse verso fine articolo, dopo aver saltato maggior parte del contenuto. Al contrario, un semplice testo senza troppi fronzoli artistici lo leggo dall'inizio alla fine senza saltare una parola.
    È una cosa che succede solo a me?

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    1. Non so sinceramente se dipende dal tentativo di alleggerire la lettura, o dalla percezione di una generale mancanza di autenticità. Sebbene io inserisca i paragrafi per una comodità più mia che del lettore (sono fissata con l'estetica) non mi piace quando la strategia di marketing diventa grossolana e palese. Qualcuno l'ha anche tirata in ballo con #imieiprimipensieri, cosa che secondo me non ha alcun senso. Per non parlare poi di chi usa innesti e rilanci senza un reale motivo. Insomma: mi piace pensare a me come una lettrice, non come una cliente. Quindi, quando non c'è naturalezza nel relazionarsi, scappo via a gambe levate. :)

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    2. Ciao Andrea, piacere di conoscerti! :)
      Io, ad esempio (ma anche Chiara, come ti ha risposto) uso paragrafi e parole in grassetto (e arancione! XD) per una questione di "armonia" anche con la grafica stessa del blog. Ritengo che non si possa prescindere da questa, un blog è come un magazine e ha diversi lati a cui badare, tra cui appunto la "confezione" :)

      Il testo diventa forse più armonico e, penso, meno pesante a vedersi.

      Moz-

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    3. Sì, la confezione ha la sua importanza. Chiaramente sono d'accordo anche io con l'uso di paragrafi e frasi in grassetto per marcare i contenuti più importanti. Ma ho visto post dove erano presenti più spazi che righe scritte, e dove la metà del testo era in grassetto. In quei casi ricordo di aver accelerato molto la lettura, per poi non capire un cacchio di quello che avevo appena letto :)

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    4. A me dà anche importanza il testo colorato, sia perché mi ammazza la vista, sia perché lo trovo un po' infantile. Sia chiaro però: non parlo di usare il colore per i titoli o per evidenziare qualche concetto, come faccio anch'io, ma di scrivere interi articoli in verde fluo o giallo limone...

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    5. Ecco, allora sì, sono d'accordo.
      Ricordate i tempi dei MtSpaces? Mamma mia... scritte glitterate, font impossibili da leggere, mal di testa e ... caricamenti di ORE XD

      Moz-

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    6. Noto ora il refuso nel mio commento precedente: fastidio, non importanza...

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  7. Devo confessare che quando vedo certi post lunghissimi mi viene un po' male. Però se la persona mi piace come blogger o mi interessa l'argomento lo leggo tutto, a volte faccio una prima lettura veloce e poi torno una seconda volta per una rilettura più approfondita.
    Comunque ritengo ci sia una lunghezza ideale per un post, superata la quale sarebbe meglio scindere l'articolo in due. Questo a prescindere dalla bravura del blogger.

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    1. Anche a me capita di fare due letture, oppure di leggere fino a metà, e poi l'altra metà. Però non mi prendo male, quando il post e lungo. Anzi: mi irritano un po' i post che potrebbero essere più approfonditi (e quindi interessanti) ma si limitano a galleggiare.
      Solitamente io divido il post in due quando supera le 2000 parole. L'unica eccezione, con gli articoli astrologici, che già presentavano una suddivisione dei vari segni zodiacali in base all'elemento di riferimento. :-)

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    2. Ciao Marco, VERISSIMO.
      Ma soprattutto... quando vedo certi post, penso: io avrei scritto almeno (e dico ALMENO) due articoli distinti.
      Il rischio di post lunghissimi è quello di creare l'effetto "scordarella", nel senso che se io, in taaaante battute, ti inizio a dire che ho fatto colazione con tizia (con cui ho una relazione), ho pranzato con caia (con cui tradisco tizia), ho fatto merenda con sempronio (che ha problemi di cuore), aperitivo con x, cena con y ecc... alla fine, di un post, non ti rimane molto e sicuramente -tu lettore- qualcosa la dimentichi!

      Moz-

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    3. Vedi, Moz, tu hai centrato un altro punto: un conto è dilungarsi per sviscerare argomenti complessi, un conto è farlo per raccontare di sé. A me non piacciono molto i blog autobiografici. Mi piacerebbero se chi li scrive avesse una vita veramente interessante e facesse cose speciali, ma non sempre è così, e spesso il tutto si riduce a un semplice parlarsi addosso...

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    4. Io ad esempio ho una rubrica del tutto "autobiografica", che è Mikipedia, dove ogni mese raccolgo le foto dei giorni appena trascorsi.
      E' didascalica, voglio solo "raccogliere" i miei ricordi; so che -perché ormai l'ho visto tante volte di persona- è impossibile ricordare tutto di quei post, per un lettore.
      Così, in quel caso, si commenta in modo generale o focalizzato su una delle tante foto che ho proposto :)

      Moz-

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    5. Però la rubrica è dentro il tuo blog, quindi assume un valore differente. Anch'io spesso scrivo dei post che parlano di me, ma i blog completamente autoreferenziali (se vuoi ti faccio qualche nome in privato) non piacciono per nulla. Della serie: non esiste nient'altro al di fuori di me. :-)

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    6. Sì, ovviamente fa parte di un quadro più ampio e -spero- non tradisce lo stile generale e il tono del blog^^

      Moz-

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  8. Secondo me dipende tutto dall'argomento e l'interesse che suscita un post, se per esempio mi interessa davvero un post lo leggo tutto, senza soffermarmi se troppo lungo o breve, e comunque bisogna sempre scrivere tutto quel che si vorrebbe scrivere senza pensare troppo, perché l'obiettivo principale di un blog non è attirare nuovi followers, ma esprimere tutto se stesso ;)

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    1. Esatto. E anche COME è scritto un post ha la propria importanza. :)

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    2. Io, che ho sempre amato giornali e magazine (tanto che da piccolo me li autoproducevo... ahah!) vedo il blog proprio come una cosa simile. Quindi ok esprimere tutto me stesso (lo stile personale) ma anche farmi leggere da un pubblico fidelizzato (che poi è anche amico, seppur virtuale) è un piacere. Siamo sul web, dove si condivide: condividere divertimento MIO con VOI non ha prezzo^^

      Moz-

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  9. Buona l'idea dell'intervista a due voci. Per quel che riguarda me, essendo un blogger "seriale", cioè che spalma gli articoli anche su molte decine di post della lunghezza media di 1.000 caratteri cadauno, penso sia chiaro che privilegio i testi approfonditi.
    Del resto anch'io, come sopra Marco, faccio fatica a leggere post che superano di troppo le mille parole, e prendo le misure di quanto pubblicare proprio sulla base della mia esperienza di lettore. Nei post di narrativa ho addirittura la necessità, sia come autore che come lettore, che i post non raggiungano neanche le mille parole. Se, per esempio, in un blog mi trovo davanti una pagina con un racconto di 2000 parole saluto e me ne vado.

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    1. Durante i primi periodi di blogging, scrivevo post veramente lunghissimi, di circa 1500 parole. Ora, come riportato anche nel post, sono in media tra le 1000 e le 1200 parole. Ciò non dipende tanto dalla volontà di accontentare il lettore (anche se è ovvio che ne sia agevolato) ma da un mio nuovo atteggiamento scrittorio, finalizzato ad andare dritto al punto. :-)

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    2. Interessante la visione di Ivano, che è tra i migliori blogger in Italia.
      E, ancora di più, fa anche parte di quella schiera di blogger "seri", che trattano SOLO argomenti davvero sempre impegnati, ricercati, complessi, interconnessi. In sostanza, la categoria (in generale, non Ivano) che va contro la fretta e i post più leggeri! :)

      Moz-

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    3. Troppo buono, Miki. Ma incasso e ti ringrazio ^_^

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    4. W Roma... e w pure la Lazio :)
      A parte scherzi, ho detto la verità: sai qual è il trittico dei migliori, per me ;)

      Moz-

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  10. Silvana Amadeo24 marzo 2017 15:24

    Sintesi? Può essere anche una virtù qualora si riesca a condensare il tanto in poco e renderlo in maniera efficace. Se dietro le poche parole, sta invece, il volersi esprimere in maniera sbrigativa, è facile che ci siano contenuti non validi.
    Originalità? Certo è importante. Che senso ha leggere copie e doppioni?
    le idee devono essere vivide brillanti nuove.
    Diversamente quando solo per essere diversi si cercano idee contorte impossibili assurde
    per il solo gusto di fare scena.

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    1. Ciao Silvana! :)
      Beh, la sintesi è un dono, o almeno viene definita tale :)
      Esprimersi in modo sbrigativo, credo, si noti tranquillamente e agli occhi del lettori appariremmo miserabili... :)

      Moz-

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    2. Secondo me non c'è niente di male nel voler essere diversi e nel cercare idee sopra le righe. Certo è, però, che un vero artista queste idee le trova in modo naturale, non ha bisogno di sforzarsi. :-)

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  11. Io sono una persona dalla chiacchiera lunghissima, ma dalla lettura breve: cioè so ben dilungarmi quando parlo, racconto e mi intrattengo piacevolmente con qualcuno (Chiara ne sa qualcosa), ma poi al momento di leggere non amo i volumoni: li tollero e li ho tollerati solo in alcuni casi, nei classici sicuramente e in qualche libro di narrativa contemporanea, ma in genere mi piacciono i romanzi di lunghezza ragionevole (non oltre le trecento pagine). Con il blog sono più rigida: i miei articoli non devono superare le novecento parole, per me è diventata una regola, roba che revisiono il post per farlo rientrare nei parametri se sfora troppo. Questo nel presupposto che non voglio stancare, perché in primis io mi stanco di fronte a papelli lunghissimi. È pur vero che entro quei limiti di parole devo dire tutto quello che c'è da dire sull'argomento, se necessita di un maggiore approfondimento divido, se allungo inutilmente taglio, come allo stesso modo mi è capitato di smettere di seguire blogger che riducevano a riflessioni sommarie cose abbastanza interessanti. Insomma, in medio stat virtus, no?

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    1. Ciao Marina :)
      Sì, il detto cita una giusta verità.
      Nemmeno io amo i romanzi abnormi, invece come saggi e guide se i volumi sono grandi... allora impazzisco di gioia!

      Moz-

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    2. Certo, in media stat virtus. La tendenza alla sintesi, però, non dovrebbe secondo me diventare una forzatura. Io, prima di incominciare a scrivere un post, cerco di quantificare il numero di parole sulla base di ciò che ho in mente di scrivere. Di solito, la stima è intorno alle 1000 parole. Capita poi di sforare e scrivere qualcosina in più o in meno, ma in linea di massima mi attengo a quanto prestabilito. Non si tratta, però, di un vero e proprio limite ma di uno stratagemma che mi aiuta a organizzare il lavoro. 1000 parole le scrivo in mezz'ora e poi revisiono. Se sono 1500, occorre più tempo, quindi magari può essere utile iniziare a scrivere il giorno prima.

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  12. Il blog è casa propria (soprattutto se si ha un dominio registrato a proprio nome). Di conseguenza a casa propria ognuno si comporta come ritiene corretto. Certo se vuoi invitare qualcuno, devi assicurarti che ci sia posto a sedere, per stare comodi, un ambiente confortevole, qualche bibita, qualche biscotto (i cookies!!) e disponibilità a conversare. Non credo che a nessuno piaccia entrare in una casa vuota, sporca, ammuffita, a guardarsi negli occhi, in silenzio e in piedi per tutto il tempo, no? Quindi, che siano post lunghi o corti poco importa se non che il lettore ci si trovi bene.
    Mi trovo invece in confusione con la regola aurea: rispondere sempre al lettore, anche solo con un grazie. Perché da altre parti mi viene detto "non puoi rispondere a tutti! rispondi solo quando c'è una domanda, sennò sembra che lo fai solo per aumentare il numero di commenti totali!"
    Sul lasciare liberi i commenti completamente no, dal momento che ho avuto una visita di una persona che dopo il primo commento approvato è partita con palate di pupù a tutti i miei lettori. Quindi, per rispetto a loro, i commenti sono moderati (nel mio caso poi sono responsabile legalmente del dominio).

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    1. Ciao Barbara!
      Mi dispiace per quel che è successo; io cancellerei semplicemente i commenti spiacevoli (come ho fatto in passato).

      Tornando al discorso, io rispondo a tutti, anche solo con un grazie. Magari la risposta sul blog sottintende altro (ad esempio, che sia stato affrontato il discorso per telefono, nel frattempo) ma non lascio nessun commento senza risposta.
      E' assurdo dire che i commenti del "padrone di casa" fanno numero... perché oltre alla gentilezza e all'educazione, dietro può esserci anche di più e soprattutto possono "allargare" il post (prendi, in questo specifico caso, i commenti miei e di Chiara...^^)

      Moz-

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    2. Sinceramente non ho mai pensato che qualcuno potesse interpretare la mia abitudine a rispondere ai commenti come uno stratagemma finalizzato ad aumentarne il numero: in primis vedo che è una pratica molto diffusa, in secondo luogo le mie visualizzazioni di pagina non sono comprese nelle statistiche, perché ho bisogno di capire quanto sia effettivamente seguita.

      Per quel che riguarda la moderazione, ci siamo capite male, forse perché wordpress funziona diversamente da blogspot. Ciò che intendevo dire, è che io non faccio alcuna moderazione preliminare: i commenti compaiono subito sotto al post (anche da te mi pare sia così) e, solo in un secondo momento, li leggo. Dovessero esserci "pupù", le eliminerei come ho scritto nel disclaimer, ma in questi tre anni non mi è mai successo di aver a che fare con personaggi del genere, e mi sono limitata a cancellare un po' di spam. Forse sono fortunata, ma qui ho sempre trovato persone molto educate. :-)

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    3. Mi sono dimenticata due cose, che avrei voluto scrivere nel commento precedente (non è una strategia per aumentare i commenti, è che la mia testa non funziona). :-D

      1) Ho smesso di seguire un blog perché, per aumentare il numero di commenti, il blogger non si limitava a rispondere (principio per me sacrosanto) ma bombardava i lettori di domande, talvolta poco pertinenti o alle quali era già stata data risposta nel commento stesso. Questa secondo me è una strategia un po' becera. Sappiamo che l' "innesto" funziona, ma penso che anche nella blogosfera debba esserci autenticità.

      2 - L'unico caso in cui mi riservo di non rispondere a tutti i commenti è quello dei guest-post perché, affidando questo compito all'autore dell'articolo, le mie parole rischierebbero di essere ridondanti.

      :-)

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    4. Mamma mia, è vero, Chiara...
      Ci sta la call to action, la domandina.
      Ma si vede PALESEMENTE quando una domanda è fatta per ottenere un nuovo articolo.
      Che poi, ad esempio, nemmeno serve porre un ulteriore quesito: la risposta, se deve esserci, verrà da sé.
      (ad esempio, io adesso potrei scriverti "giusto, Chiara?" ma sarebbe ridondante e inutile, perché se tu vuoi, rispondi ugualmente anche senza la mia pressione!)

      Moz-

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  13. Io tendenzialmente sono contrario alla "concinnitas", se questa è vista come un modo e un mezzuccio per scrivere un articolo al giorno e illudersi in questo modo di essere notati.
    Al contario, ritengo che sia molto più utile per essere notati (sia da Google che dagli utenti) scrivere meno articoli, ma che siano realmente contenuti di valore, originali, che diano un altro punto di vista, che non sia qualcosa di già letto e sentito, che forniscano realmente valore a chi lo legge.

    Naturalmente, anche qui ci sono casi e casi. Quindi non ha assolutamente senso un articolo (o un contenuto in generale) "lungo" soltanto per allungare il brodo e, al tempo stesso, un contenuto breve (un video di dieci minuti ad esempio) sul tuo blog, se fatto bene, montato non da Nonna Pina, che finisca un aiuto a chi lo vede, anche se breve, è un contenuto di valore.

    Spero di aver spiegato bene quello che volevo dire :)

    Ciao.

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    1. Ciao Rod!
      Io sono uno di quelli che pubblica ogni giorno (anche più volte al giorno, come succederà oggi). E' la natura del blog a indirizzarmi verso questa scelta, però :)
      Spero ovviamente di dare sempre un minimo di divertimento (se non utilità, certo) a chi mi segue.

      Sono, comunque, d'accordissimo con te!^^

      Moz-

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    2. Sì, sei stato chiarissimo. :-)
      Io un tempo aggiornavo due volte a settimana; adesso soltanto una. Questa scelta è nata dalla consapevolezza di avere poco tempo a disposizione, ma di voler mantenere invariata la qualità dei miei post.

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  14. Tendenzialmente le lunghe letture su un monitor mi stancano (al livello che se mi regalassero un tablet lo rimetterei immediatamente in vendita su Ebay); per esempio questo articolo di suo già lungo, con in più tutte le sue risposte, mi urla "scappa via da qui". Preferisco mille volte discutere a voce di certi argomenti articolati piuttosto che dovermici imbattere attraverso Internet.

    Mi capita a volte di soffermarmi a leggere lunghi articoli, perché riguardano qualcosa che è già nei miei interessi... Non è con tante righe da leggere su un unico argomento che si cattura l'utente, ma proponendogli vari argomenti sul tema di base del blog, di una lunghezza snella e magari arricchita da qualche contenuto multimediale.
    Un blogger che scrive ogni volta un papiro, lo vedo più come il curatore di un diario personale pubblico, e purtroppo per lui a me i diari altrui hanno sempre interessato poco.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Wow, allora dovresti amare il Moz O'Clock!! XD

      Moz-

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    2. Amare è un termine grosso, diciamo che mi garba simpaticamente. ^_^
      Oramai su Internet cerco soprattutto quello che c'era quando non c'era Internet...

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    3. Gas, ti rubo questa frase, diventa uno dei miei motti

      "su Internet cerco soprattutto quello che c'era quando non c'era internet".

      E' così anche per me.

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    4. Bellissima frase, infatti.
      La userei come motto o slogan! :)

      Moz-

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    5. Il diario personale c'è quando il blogger parla di se stesso e della propria vita. Non credo sia il caso di Appunti a Margine, che tratta di scrittura. Qui la lunghezza dipende dalla volontà di affrontare gli argomenti con serietà e professionalità, senza tralasciare nulla. Contenuti multimediali non ne ho mai pubblicati: sono una scrittrice e scrivo. :-)

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    6. Anche i contenuti multimediali, però, sono scritti.
      A monte, lo sono.
      Io utilizzo video, ad esempio. O radio.
      Ho sempre una traccia, una sorta di copione che ho scritto :)
      Per come la intendo io, la scrittura -specie per un blog- non si limita al solo post, ma ci sono tante altre frontiere della stessa... ecco perché ho esportato il "marchio" Moz O'Clock su varie altre piattaforme social :)

      Moz-

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    7. Non mi sono spiegato... Ho scritto che un blogger molto prolisso lo vedo io come uno che si redige il diario personale, senza preoccuparsi del fatto che il suo testo sarà pubblico e potrebbe essere impegnativo, in termini di tempo, per il lettore.
      Se devo scrivere delle cose per me soltanto (tipo un diario, appunto), non bado all'essere breve ma anzi al mettere assieme più informazioni possibili: immagina che vuoi ricordare una bella scampagnata o una vacanza ma non hai nulla per fotografare o registrare, puoi solo memorizzare e trascrivere con chi eri, cosa è successo... per ritrovare quegli appunti fra tot anni.
      Se invece intendo fare leggere qualcosa ad altri, apporto un minimo di sintesi al mio articolo, dato che poi, tra i commenti ricevuti sul blog, posso integrare in maniera mirata in base a quello che dicono i miei lettori. Qui secondo me sta il nocciolo della questione: su un blog l'autore dell'articolo ha la possibilità di dialogare a valle con i suoi lettori, approfondire, magari anche scoprire qualcosa di nuovo... Non è un sito statico dove devi mettere per forza tutto in vetrina da subito perché nessuno interagirà se non magari in privato tramite e-mail.

      Per contenuti multimediali, infine, intendevo foto, immagini, filmati... Perché sto scrivendo qualcosa che finirà su dei monitor, non su un foglio di carta, e quindi il testo è bene sia adattato al come l'utente si aspetta di trovarlo. Quale blogger/webmaster recensisce un fumetto senza metterci la copertina o la scansione di qualche tavola? Chi mai cura un sito o blog di viaggi ma scrive soltanto senza metterci la foto di un paesaggio, un monumento?
      Dice Chiara: "io tratto di scrittura, in maniera professionale." Benissimo, ma ci sono tesi di laurea dove è consentito prepararsi una presentazione in PowerPoint anche se non sono necessariamente lauree in informatica. ;)

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    8. Il tuo commento mi sembra lievemente polemico, ma forse nasce da un malinteso di fondo. Quando ho scritto che non inserisco contenuti multimediali mi riferivo soprattutto ai video. Ci sono persone che li pubblicano, e io li guardo e li apprezzo, ma si tratta di una modalità comunicativa che sento non rappresentarmi fino in fondo. Sul mio blog le immagini ci sono: almeno una in tutti i post come copertina, e altre, quando opportune. E c'erano, tra l'altro, anche sulla mia tesi di Laurea. Do una grande importanza ai colori, nonché all'aspetto grafico del blog perché sono un'esteta, anche nella vita, una di quelle persone che non escono mai con i capelli in disordine. Però non ho mai messo video. Non escludo a priori questa eventualità, ma non ne sento l'esigenza perché, al di là degli stratagemmi creativi (applicati con naturalezza e non con strategia) voglio che la scrittura rimanga il focus. Non si tratta di un diktat, perché per natura sono una persona sempre aperta a nuove opportunità, ho messo dei link a canzoni so youtube e ne metterò ancora, se il contenuto del post lo richiederà, ma senza mai dimenticarmi qual è lo scopo di questo blog. :-)

      Tengo ancora a chiarire che essere completo non significa essere prolisso. Forse i miei post più vecchi contenevano, qua e là, qualche frase superflua, ma adesso non più. Ora, ciò che mi interessa, è esaurire gli argomenti con un equilibrio tra completezza e scorrevolezza. :-)

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  15. Questa intervista doppia-da-blog è geniale. Complimenti a tutti e due per le idee e le risposte!
    Io sintetizzo qualunque cosa. Se ne fossi capace, probabilmente lo farei anche con una molecola. ;)

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    1. Ahahahaha!! ;)
      Che dire, sarà che nella vita siamo tipi pratici, e riversiamo anche negli scritti questa peculiarità :)

      Moz-

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  16. Mi piace molto il rispetto per il lettore che traspare dalle parole di entrambi. Poi, sarò donna, mi ritrovo di più nelle parole di Chiara. La semplificazione è un nemico che come prof combatto ogni giorno. Argomentare, portare prove, fonti, spiegare, richiede spazio e parole e a volte non si può farne a meno

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    1. Ciao Anto!
      Eheh, sarà che io sono sempre stato più "spiccio", di mio, come persona... e soprattutto antiscolastico... ma le cose lunghe mi fanno sempre pensare a quei temi che più scrivi più il voto sale. A prescindere :)

      Moz-

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    2. La mia prof. era disorientata per la lunghezza dei miei temi...
      E voleva scrivessi meno. :-)

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    3. Vi svelerò un segreto, noi prof amiamo i temi corti. Sopratutto più corti da correggere!

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    4. Però premiate quelli lunghi, come se fossero più "importanti": più scrivi, più hai cose da dire XD

      Moz-

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    5. Assolutamente falso! Avevi una prof masochista, tutto qui.
      ps: a meno che tu non sia di quelli che in due ore partoriscono cinque righe. Allora no, non basta.

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    6. E' bello che hai automaticamente a un docente donna (stronza)... se l'avessi fatto io, mi sarei beccato ancora ancora e ancora del sessista XD

      Moz-

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  17. Anche qualche "esperto" del settore sostiene che il blog non sia il medium adatto a testi lunghi. Scemenza, secondo me. I social si prestano a una comunicazione veloce. Twitter ti obbliga a farlo. Ma anche su Facebook penso sia normale e conveniente scrivere testi brevi.
    Ma un blog? Un blog è personale, soprattutto. Se scrivi un articolo tecnico, come fai a essere breve, a limitarti a 300 parole? Se vuoi pubblicare un racconto, come fai a essere breve?

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    1. Esatto: dipende da che tipo di articolo devi scrivere sul blog.
      Prima dell'esistenza dei social, della loro larga diffusione, c'era già chi usava i blog come finestra per brevi e veloci "stati".
      Quindi, non è la comparsa dei social ad aver costretto il blogging alla velocità: è semplicemente il tipo di post a volere più o meno parole.
      Ad esempio, se devo omaggiare Milian deceduto tre giorni fa, potrebbe bastarmi una sua foto e la scritta "ciao Tomas".
      Sarebbe un normalissimo post anche quello, così come una guida esaustiva (e lunga) a tutti i film in cui ha recitato.

      Moz-

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    2. Non ho altro da aggiungere, Daniele: la penso esattamente come te. :-)

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  18. Credo che libertà del blogger e il rispetto (quello vero, non solo formale) per i lettori siano le uniche caratteristiche davvero importanti di un blog, e mi sembra che queste caratteristiche siano presenti in entrambi i vostri blog. Che il blogger cerchi di adeguarsi ai dettami dei vari guru in circolazione in materia di lunghezza, frequenza e argomenti mi pare cosa che ha già fatto il suo tempo, fermo restando che i consigli validi restano tali. :)

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    1. Sicuramente esistono molti consigli validi, ma il loro valore non è universale: nel blogging come nella vita reale, ciascun individuo è in grado di adattare i suggerimenti alla propria realtà e alle proprie esigenze comunicative. Se uno pseudo guru dicesse di scrivere articoli che non superino le 3 righe, penso che né io né te lo seguiremmo questo principio. :-)

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    2. Nemmeno io lo seguirei, non seguo mai i guru! :)
      Grazie, Grazia ;)

      Moz-

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