giovedì 26 gennaio 2017

I miei primi pensieri - invito ai blogger


Sorridi, respira e agisci con calma.
Thich Nhat Hanh

Circa un mese fa, nel post I primi pensieri dello scrittore, ho citato un brano, tratto dal saggio Scrivere Zen di Natalie Goldberg, che evidenziava l’immenso valore creativo delle nostre idee originarie.

Siccome dai commenti è emerso che molte persone hanno difficoltà ad abbandonare il controllo che la mente esercita sulla loro creatività, ho deciso di proporre un gioco che sarà utile a tutti, compresa la sottoscritta. Mi trovo infatti in una fase piuttosto delicata della mia gavetta letteraria: dopo aver integrato nel mio modo di scrivere le basi di una competenza narrativa sì migliorabile ma comunque discreta, sento la necessità di ritrovare la connessione con quella creatività gioiosa e un po’ anarchica che in passato ha dato vita ai miei testi più intensi. Ho bisogno di impazzire, e voglio farlo insieme a voi.

Prima, però, una piccola precisazione.

Il libro in questione non è un polpettone new-age, ma un manuale di scrittura a tutti gli effetti. Tratto dalle lezioni tenute dall’autrice negli anni ottanta, è diverso dagli altri perché ispirato ai principi della filosofia zen. Essi non vengono menzionati esplicitamente, ma fungono da filo conduttore.

Ne riassumo alcuni, a parole mie:

01. Vivi qui e ora;
02. Presta attenzione a tutto ciò che fai;
03. Impara a lasciare andare;
04. Non opporti al flusso della vita;
05. Trova la pace interiore.

Questi cinque punti dovrebbero essere stampati e appesi allo specchio del bagno: qualunque cosa si faccia, la loro utilità è innegabile. E, davanti alla tastiera, possono far la differenza tra un artista e un ingegnere.

Secondo Natalie Goldberg, durante la fase creativa la scrittura è un processo, non una performance. Ovvero: è qualcosa che avviene, non che si fa. La mente, quindi, deve essere libera da ogni interferenza esterna. Il che – lo ribadisco, a scanso di equivoci – non esclude:
- l’intelletto;
- la progettazione;
- la revisione.
Goldberg è molto lontana dall’idea dello scrittore in trance: quando diamo ascolto ai nostri primi pensieri, siamo pienamente presenti a noi stessi, nonché collegati alla coscienza intuitiva, alla nostra vera voce. Se stiamo scrivendo un romanzo, avremo probabilmente una scaletta: va benissimo. Se una traccia è utile (e in alcuni momenti si rivela addirittura fondamentale), teniamocela stretta. Ma, al momento della prima stesura, è importante essere nudi davanti alla pagina bianca. Se escono delle schifezze, pazienza. In una seconda fase, il nostro revisore potrà tagliare e cucire ciò che gli pare, per rendere il testo fruibile al lettore.

Ciò che invece, durante la prima stesura, deve rimanere fuori è il mentale. Permettergli di interferire è come ingoiare un tappo di sughero: l’energia si blocca e le parole stentano a uscire.
A tal proposito, cito un passaggio del mio Guest-post: Ansia da prestazione nella scrittura: affrontarla con la filosofia zen, pubblicato a ottobre 2015 sul blog di Salvatore Anfuso:

Per la filosofia zen, il mentale non ha nulla a che vedere con la logica e la razionalità. È l’ego ingannatore che impedisce all’anima di cogliere la vera essenza delle cose e di rimanere focalizzata sull’attimo presente. Il mentale racchiude in sé tutte le convinzioni limitanti, in parte derivanti dal contesto sociale, che ci allontanano dalla verità e dall’illuminazione.

Capito, ragazzi? Il mentale è una poltiglia informe fatta di paure e visioni distorte. È un costrutto che abbiamo acquisito durante il nostro processo di crescita, è l’insieme dei modelli educativi e dei condizionamenti che ci portiamo sulle spalle, come zavorre, da tutta la vita. Potrei elencare nel dettaglio il contenuto del mio zaino, ma voglio focalizzarmi solo sul problema più comune.

Continuo, quindi, a riportare il mio post. Si parlava, ricordiamoci, di convinzioni limitanti:

I miei scritti hanno un valore solo se apprezzati dal pubblico” è una di queste. Tale pensiero non appartiene alla nostra anima perché quando siamo nati la vanità non faceva parte di noi: è un costrutto sociale, un sentimento posticcio che ci inchioda a un sistema di aspettative pericolosissimo per la nostra arte.

La frase sottolineata all’interno di questo passaggio rappresenta l’origine di molti dei nostri problemi. Spesso, infatti, il mentale prende il sopravvento proprio nel momento in cui la scrittura smette di essere un processo e diventa una performance, ovvero un’attività da sottoporre al giudizio degli altri.

Purtroppo, se vogliamo diventare dei professionisti, il confronto con gli editori e con il pubblico è fondamentale. Il desiderio di far le cose per bene genera timore: è naturale, non dobbiamo biasimarci per questo. Inoltre, siamo onesti: a tutti piace essere lodati. Viceversa, quando riceviamo una critica ci demoralizziamo. Il perfezionismo è senz’ombra di dubbio un pregio ma, se l’ ansia da prestazione paralizza la nostra creatività, diventa un limite, perché la scrittura non dovrebbe essere uno strumento di cui ci serviamo per gonfiare l’ego, bensì il veicolo principale delle nostre potenzialità espressive.

Esiste però un altro giudizio, capace di bloccarci quanto quello di un estraneo, se non di più: il nostro. Una sana autocritica dovrebbe essere uno stimolo al miglioramento, ma noi preferiamo auto-mortificarci. Rinunciamo alla pace interiore che ci aiuterebbe ad affrontare le situazioni difficili a testa alta e preferiamo il mentale, che invece nutre e rafforza la nostra sensazione di inadeguatezza. Se durante la fase creativa torniamo indietro lungo la pagina, cancelliamo, ci facciamo venire i dubbi su ciò che stiamo scrivendo o ci sentiamo poco soddisfatti del nostro lavoro, l’inconscio riceve un messaggio pericolosissimo: che non siamo in grado di portare a termine dignitosamente il compito. O, peggio ancora, che i nostri pensieri e le nostre emozioni non hanno alcun valore: quale modo migliore per tarparci le ali?

Invece, dovremmo domandarci:

- Sono capace di liberare la scrittura da tutte le aspettative?
- Sono capace di rinunciare a giudicarmi con severità?
- Sono capace di esprimere i miei primi pensieri, senza filtri?
- Sono capace di donare questi pensieri agli altri, senza temere la loro opinione?

Natalie Goldberg lo faceva, sapete? Durante fiere e saghe paesane, allestiva un banchetto e, armata di carta e penna, improvvisava brevi racconti e poesie, da donare a chi glieli chiedeva.
Noi no. Perché non ci sentiamo abbastanza bravi. Perché temiamo la cattiva pubblicità. O perché, in questo secolo maledetto, essere conformi ai modelli dominanti conta più dell’essere autentici.
Ma niente può restituirci la nostra libertà più dello scrivere senza uno scopo e senza un tema predefinito.

Avrei voluto farlo adesso: quindici minuti di sproloqui in libertà. Però il mio post ha  già superato quota 1400 parole, quindi inaugurerò l’iniziativa in un altro momento. È mia intenzione praticare questo esercizio almeno una volta al mese. All’inizio forse avrò qualche timore, ma continuerò finché non avrò più l’impressione di barattare la creatività con la tecnica. Non ci sarà una data, e nemmeno una progettazione (sennò che ispirazione sarebbe?), ma ci sarà un hashtag:

#imieiprimipensieri

Mi auguro, tuttavia, di non essere l’unica a compiere questo viaggio. Come dice anche il titolo del post, intendo rivolgervi un invito. Inizialmente avrei voluto utilizzare il termine sfida, ma poi mi è sembrato troppo mentale, perché rimanda alla performance e alla competizione: noi non siamo in lotta l’uno contro l’altro, ma stiamo condividendo un percorso di crescita creativa, insieme, come una squadra. Quindi, ciò che vi propongo di fare - una sola volta o periodicamente, a seconda del vostro stato d’animo - è:

1 ­- Fissate un limite minimo di tempo o di parole e indicatele all’inizio del post.
Ovviamente, alla scadenza del “termine”, potrete terminare la frase o continuare finché vi va, ma l’importante è non fermare la mano prima del tempo, perché anche le vostre emozioni si bloccherebbero.

2 – Evitate di rileggere e cancellare, sia durante sia dopo la stesura.
Mi sarebbe piaciuto scrivere: limitatevi a correggere i refusi. Questo, però, potrebbe far venire fuori timori e paranoie. Almeno all’inizio, quindi, sarebbe meglio di no. So di aver detto che assecondare primi pensieri non esclude né la progettazione né la revisione, ma per questo esercizio è meglio lasciarle da parte. E so anche che molti di voi hanno un calendario editoriale: decidete pure autonomamente se inserire questo post nella progettazione, oppure renderlo estemporaneo.

3 – Rinunciate a giudicarvi: ogni emozione nasce dal vostro cuore, e ha pieno diritto di esistere.

4 – Pubblicate il post sul blog, e osservate ciò che accade.

Qualcuno potrebbe barare per farsi dire “bravo”, ma non è un problema mio: significherebbe che non ha compreso lo spirito del gioco. Protagonista deve essere il processo della prima stesura, e nient’altro.

A chi leggerà i nostri sproloqui creativi, invece, do un’unica regoletta. Vi chiedo gentilmente di condividerla sul blog, quando pubblicherete il primo post di getto: esprimete opinioni su ciò che il contenuto vi ha trasmesso, ma NON giudizi di carattere tecnico e stilistico. Non è questo il nostro scopo.

Ogni volta che pubblicherò un post di getto, condividerò i link a quelli che voi avrete proposto nel lasso di tempo intercorso tra un appuntamento e l’altro.  Se lo vorrete, ovviamente: mi rendo conto che, dopo un giorno o due, il mentale potrebbe farvi mettere in discussione il vostro scritto. Vergognatevene pure, se vi va. Ma, a meno che l’onta e il disonore non vi facciano dormire, cercate di tenerlo online. E, mi raccomando, segnalatemi i vostri post via email così non rischio di perdere i pezzi per strada.

Il lancio della patata bollente.
Qualcuno dei lettori (Massimiliano e Sandra, per esempio) è già abituato alla scrittura di getto e so che parteciperanno volentieri. Per quel che riguarda gli altri, risponderò nei commenti a qualunque domanda: sull’iniziativa, sulla Goldberg e sullo zen. Nel frattempo, ditemi: cosa ne pensate di questo esercizio e della sua base filosofica? Ve la sentite di partecipare? Per rassicurarvi, vi dico che ho già scritto un post di getto e senza revisione, in passato: questo. E non è venuto malissimo, mi pare. Ah, no: niente giudizio! :-D

53 commenti:

  1. Io scrivo quasi tutto di getto: sono troppo pigro per perdere tempo a progettare o revisionare. Rileggo dopo e limo qua e là, ma nella fase di scrittura scrivo. Mi basta pochissimo per cominciare. A volte scrivo le prime parole che mi vengono in mente e continuo finché non mi stanco. La pagina bianca resta bianca per pochi, brevi respiri. Possiamo tranquillamente affermare che questo "gioco" lo pratico da sempre. Man mano che si cresce e si diventa coscienti, anche la produzione migliora. Per questo motivo non ne prendo parte; provo a sfruttare il poco tempo che ho per cose che possono essermi più utili. Tra queste, noto da parte mia un difetto di memoria: tendo ad avere difficoltà a tenere insieme quello che scrivo. La memoria è una delle caratteristiche più importanti per uno scrittore; e se non si vuole continuamente tornare indietro a rileggere, conviene esserne dotati in grande quantità. Quindi se hai degli esercizi per la memoria sarei ben felice di cimentarmi.

    P.S. anche questo commento l'ho scritto di getto. :P

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma veramente c'è qualcuno che rilegge i commenti? :-D

      I tuoi post invece mi sembrano molto intellettuali e ragionati. Tra l'altro, la programmazione serrata a volte toglie respiro alla creatività. Proprio per questo io sento l'esigenza di uscire un po' dagli schemi. Tu fai bene a fare come ti senti.

      Esercizi per la memoria non ne ho, perché io ne ho anche troppa: ricordo anche le stupidaggini. Infatti, è risultata una delle cause principali del mio stress, in quanto il mio cervello registra e memorizza molti più dati rispetto alle altre persone. Se troverò qualcosa comunque ti farò sapere. :)

      Elimina
    2. Io avevo degli ottimi esercizi per la memoria, ma me li sono scordati...

      Elimina
    3. Ti posso garantire che sono tutti scritti di getto e poi riletti una volta giusto per togliere qualche refuso. Come dicevo, sono pigro. La mia memoria invece è bradipa. :P

      Elimina
    4. Grilloz, le manderò una ricordella... :P

      Elimina
  2. Mi sembra un'idea carina, ma non so se ne sono capace. Ormai sono troppo abituato a rivedermi già mentre scrivo. In particolare, di solito scrivo e riscrivo un termine, cercando sinonimi finché non trovo quello giusta per centrare il concetto che intendo. Non che questo mi porti via molto tempo - massimo un paio di minuti - ma non so dire se sia lo stesso uno scrivere di getto, oppure se possa essere considerata una sorta di pre-revisione. Ma magari la prossima settimana proverò a non farlo e parteciperò lo stesso al gioco/sfida/meme/quello che è :D .

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Secondo la Goldberg sì, quella è già revisione. :-)
      Non so se hai avuto modo di leggere il post a cui ho messo il link, quello pubblicato prima di Natale. Lì spiega molto bene il concetto. Se hai tempo dai un'occhiata. Potrà aiutarti a comprendere meglio il senso dell'esercizio.

      Elimina
  3. Interessante. Ho anche io quel libro. Ci penserò.
    Ma no! Non ci devo pensare! Acc! Sembra facile, ma se non ti metti subito al lavoro, non è più una scrittura di getto! :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Finalmente qualcuno che ha compreso il senso del gioco! :-)
      Non ti facevo così "zen".

      Elimina
  4. E' un esercizio che faccio fin dalla nascita del blog. Tutte le puntate della mia blog novel sono scritte di getto e senza revisione. Solo una rilettura d'obbligo prima della pubblicazione per eliminare eventuali strafalcioni e refusi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Riuscire a scrivere di getto, ottenendo un risultato quasi impeccabile seppur con una revisione sommaria, è il mio principale obiettivo scrittorio. Spero quindi di riuscire a emularti. :)

      Elimina
  5. Qualche volta ho sperimentato il free writing (10/15 minuti, col cronometro, senza maismettere di scrivere e tornare indietro a correggere, completamente a ruota libera) E' un esercizio piacevole per liberare la mente. Da qualche parte ho ancora quegli esercizi, credo di non averli manco mai riletti :P Per me sono l'eqivalente degli scarabocchi fatti a bordo del taccuino durante le riunioni (beh, avvo un collea in Alenia che ci avrebbe potuto fare un album a fumetti coi uoi scarabocchi). Magari vado a cercarli e gli do un'occhiata ;)
    In realtà avevo anche pensato di pubblicarli da qualche parte, ma poi non ne ho fatto nulla, sarebe diventato un impegno :P

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Gli scarabocchi di una persona che sa disegnare hanno già un buon livello qualitativo. Così dovrebbero essere, secondo me, i testi di chi ambisce a farsi chiamare: scrittore. :-)

      Visto che non hai un blog, se vuoi i tuoi scritti li pubblico io.

      Elimina
    2. A casa guardo cosa ho sul pc e vediamo se c'è qualcosa di pubblicabil ;)

      Elimina
  6. Molto interessante questa iniziativa, Chiara! Sarà una bella sfida... e il termine è appropriato per me, visto che scrivo già revisionando e questo mi frena parecchio a volte. Ma il tema è completamente libero? Cioè scriviamo quello che ci pare? Comunque accetto di sicuro, sono curiosa di vedere che succede.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì certo: tema libero. In questa fase penso sia fondamentale, perché avere un argomento fissa già un limite. :)

      Elimina
  7. Non so proprio cosa dire, io ho scritto un romanzo così, di getto, sull'onda dell'emozione. Per quel che vale, piaccia o non piaccia è il mio stile. Probabilmente non scriverò mai il capolavoro della letteratura che il mondo aspetta ma le storie esplodono, deflagrano, lanciano schegge. Che abbiano o meno un valore letterario poco importa, forse è per questo che mi viene attribuito un taglio cinematografico, escono così come le immagino sul momento. Forse è per questo che non sarò mai uno scrittore.Boh.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. So che la mia opinione sarà impopolare, però i veri scrittori sono quelli che uniscono una buona tecnica alla capacità di scrivere di getto, così come uno schizzo fatto da un disegnatore esperto è già accettabile. Viviamo in un'epoca che tende a "mentalizzare" tutto, facendoci dimenticare la creatività. Io stessa mi sono lasciata un po' fagocitare, e sento il bisogno di fare un passo indietro per ritrovare l'originario impulso alla scrittura.
      Leggere e tornare indietro in fase di prima stesura, per come la vivo io, è una forma di insicurezza. Io infatti lo faccio solo quando tentenno. E non mi sento in sintonia con questo metodo. Proprio per nulla. E questo genere di scritti sono spesso di qualità inferiore rispetto a quelli nati dal cuore.

      Elimina
  8. Sì, come avevi ben immaginato ci sarò. Non so ancora i tempi e i modi ma ok per me. Perché condivido quello che ritieni importante nella scrittura: privarla di troppi limiti. Baci Sandra

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Esatto. Soprattutto del più grande che c'è: il timore del giudizio. :)
      Sono contenta che tu sia dei nostri.

      Elimina
  9. Conoscevo già le tue intenzioni a riguardo e tu conosci le mie difficoltà, ma è un esercizio che vale la pena provare. E vediamo se sto mentale se ne va bellamente a quel paese (avevo scritto di getto una parolaccia, ma l'ho corretta: cominciamo bene!) :P

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se tu non hai il coraggio, lo scrivo io, che peli sulla lingua non ne ho: che il mentale se ne vada a fanculo! :-D
      Entro omenica ti manderò il capitolo. L'ultima parte è scritta di getto e credo che la lascerò così. Sulla scia di questo proposito, vorrei arrivare alla fine del romanzo nel modo più rapido possibile. E al resto penserò dopo. :)

      Elimina
  10. Chi scrive lo fa per pubblicare, almeno nella maggior parte dei casi. Se scrivi un romanzo, lo fai perché vuoi pubblicarlo, quindi è ovvio e anche logico che la scrittura vada sottoposta al giudizio degli altri. Perché è ciò che accade quando si pubblica un libro.
    Io non mi metto a scrivere brevi racconti in pubblico perché non amo avere l'attenzione su di me e perché in quel modo non riuscirei a scrivere.
    Non credo di partecipare, perché nel mio blog ho categorie precise e ciò che scriverei potrebbe non andare bene come argomento.
    Ma comunque non mi piace pubblicare qualcosa che non ha senso o che è piena di refusi :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Esattamente. Proprio per questo motivo bisogna predisporsi psicologicamente ad accogliere il giudizio: se ne hai paura, ti blocchi e la scrittura esce a sprazzi. Secondo me, molti confondono il giudizio sul prodotto, libro o racconto che sia, cioè sulla performance, con il giudizio sulla persona. Ed è questo che crea paura.

      Se devo essere sincera, mi aspettavo che tu non partecipassi, e la ritengo una cosa giusta: non avrei visto questo esercizio adatto ai contenuti e allo stile del tuo blog, oltre che al tuo carattere. L'invito, del resto, non è rivolto a chi già ha una posizione definita e ci si trova a proprio agio, come te, ma a chi vorrebbe osare un po' di più, ma non ci riesce fino in fondo. E, ovviamente, a chi ha voglia di giocare.
      Ci tengo a precisare, però, che l'intento non è scrivere dei post che non hanno senso: si possono dire cose intelligenti anche senza programmare e revisionare. Allo stesso modo, ho suggerito di non correggere i refusi perché una persona potrebbe poi mettere in discussione i contenuti. Ma se qualcuno sa di non correre questo rischio, ben venga. Si può anche trovare una soluzione alternativa: io credo che chiederò a mio marito di toglierli, senza però esprimere giudizi sul testo in sé o intervenire sulla forma.

      Elimina
  11. A me piace molto giocare con la scrittura, quando Hel o Michele propongono degli esercizi, scrivo nei commenti la prima idea che mi passa per la mente e mi diverto un sacco. Però ho bisogno uno spunto, un'idea, uno stimolo esterno che mi dia il là, la pagina bianca, al netto delle mie ossessioni narrative, senza uno stimolo esterno rischia di rimanere bianca. Mi piacerebbe partecipare, ma avrà bisogno di qualcosa che dia il via a i miei primi pensieri.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Nei miei esperimenti partivo da una parola, qualsiasi, io da qualcosa successo nella giornata, poteva essere anche quello che avevo mangiato a pranzo. Tanto lo scopo per me era quello di attivare il flusso dei pensieri. E' un po' come quando pensi a ruota libera, solo che metti per iscritto i pensieri.

      Elimina
    2. Grilloz mi ha tolto le parole di bocca: drizza le antenne e guardati intorno. Vedrai che lo spunto arriverà da solo. :)

      Elimina
  12. Bella idea, io scrivo i post quasi sempre di getto, ma poi li rileggo e zac parte la revisione, però potrei provarci, non so ancora con quali tempi...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Idem con patate! :-D
      Se ci provi, sono contenta. :)

      Elimina
  13. Uhm...ho taccuini pieni di scrittura di getto, perchè è sempre da lì che parte tutto. A volte non è nemmeno detto che ci devo metter mano, devo solo incanalare la scena nel resto del contesto, mi segno solo quello che ho paura di perdere dalla memoria. Non posso pubblicare gli ultimi stralci, sennò rivelo i prossimi racconti...e così su due piedi non mi viene di getto nulla di nuovo. Adesso che lo so, vediamo cosa produco nelle prossime settimane :D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io ti consiglio di scrivere qualcosa che sia completamente sganciato dai tuoi lavori. Può anche non essere un racconto. E nemmeno un post. Semplicemente un insieme di pensieri che ti rispecchino e parlino di te. :)
      Questa è solo un'idea. Ovviamente, poi, decidi tu. ;)

      Elimina
  14. Io raccolgo questa sfida, perché mi sconfinfera il confronto a prescindere e perché voglio sperimentare una scrittura non "sorvegliata".
    Un chiarimento: in sostanza dovremo attendere il tuo primo post a riguardo e seguire coi nostri post nei rispettivi blog, giusto?
    Pardon, ma dopo decine di voti di scrutinio di primo quadrimestre sto messa male assai.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. No no. :)
      Potete scrivere anche prima di me, usando il Tag nelle condivisioni. Quando poi io pubblicherò il mio post metterò i link ai vostri.

      Elimina
  15. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Hai eliminato il commento mentre lo stavo leggendo!! @-@

      Elimina
    2. Mi è praticamente scomparso da sotto gli occhi.

      Elimina
  16. Chiara, intanto grazie per la tua iniziativa! Molto interessante. Cade proprio a fagiolo con le attività che ho intrapreso da un po’ di tempo a questa parte: sketchbook e la scrittura delle “Morning Pages”. Che si stanno rivelando ottime per contrastare in maniera morbida ma risoluta la mia tendenza a controllare tutto quanto.

    Per quanto riguarda la scrittura dei post sul mio blog, spesso la prima stesura e la versione pronta alla pubblicazione coincidono. Non so come, ma è raro che corregga i testi che scrivo. E, quando inizio a scrivere, lo faccio di getto.

    Parteciperò volentieri a questo rituale di liberazione dalle manie di controllo e, soprattutto, dal nostro io giudicante (castrante).

    Scusa per la cialtronaggine: mi sono resa conto di avere ancora l’account Blogger attivo, ma non lo uso più da anni... E ho pensato “Accidenti, è l’account sbagliato!” e l’ho prontamente rimosso. Mentre leggevi il mio commento però :( Pardon!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Emma, non ti preoccupare per il post scomparso: se devo essere sincera, la cosa mi ha fatto sorridere, perché non mi era mai capitato nulla del genere. :-)

      Sono molto contenta che tu abbia deciso di partecipare all'iniziativa e che, soprattutto, ne abbia colto lo spirito. Tra oggi e domani, credo che anch'io pubblicherò il primo post di getto. Attendo dunque la tua email, per poter inserire il link. :-)

      A presto

      Elimina
  17. Io non scrivo di getto, quasi mai. Nemmeno i commenti. Ci ritorno su mille volte perché detesto che non sia chiaro il mio pensiero o che escano strafalcioni e refusi.
    Anche i post sul mio blog, sebbene non sempre studiati a tavolino, passano però diverse revisioni. A volte li riscrivo completamente o li cancello.
    Per non parlare della scrittura di racconti. Produco molto poco anche perché elimino tanto.
    Quindi questo "gioco" per me è utilissimo. Ci sto. Anche se non so ancora bene né come né quando. Ma penso che lo spirito sia proprio questo. ;)
    Grazie.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, avevo immaginato che tu controllassi molto i tuoi post. Io, più che leggere un brano, li ascolto. Sono contenta però che tu abbia deciso di partecipare a questo gioco. Vedrai che ti piacerà. :)

      Elimina
  18. Purtroppo non posso giocare con voi ma auguro a tutti i partecipanti in bocca al lupo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Benone, solo su un altro pianeta. Pensa che ho il romanzo pronto da mandare e ogni giorno mi prometto di scrivere la lettera di presentazione e la sinossi... e ogni giorno arriva sera senza aver scritto una riga! X_X

      Elimina
    2. Io aspettavo di poterti fare da beta, ma non ho saputo più nulla... :)

      Elimina
    3. Lo so e ti ringrazio, non me ne sono dimenticata... sono arrivata al punto di saturazione, dopo aver ricevuto il feedback di cinque beta-reader mi sento di non aver più la forza di rileggere e correggere. Ormai quel che è fatto è fatto!

      Elimina
  19. Non so se parteciperò, ma sono pienamente d'accordo sul fatto che il nostro lavorio mentale ci danneggia in molti modi. Più approfondisco l'argomento, più mi accorgo di quanto sia stratificata e profonda questa azione distorcente sulla nostra visione realtà. C'è di buono che più me ne rendo conto, più mi sento tranquilla. Non c'è niente da combattere, non ci sono "devo" né "non è giusto", va tutto bene; e dentro questo si può imparare a capire, e cambiare di conseguenza. E' un gran bel viaggio. ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho appena pubblicato il primo post della serie. L'ho riletto solo dopo averlo messo online, ed è stata dura non metterci le mani. Però sono contenta così. Gli altri verranno meglio, spero. E, quasi ci fossimo messo d'accordo, anch'io, lì, accarezzo il contesto di "giusto"...

      Elimina
  20. La prima fase della mia scrittura è sempre così: un fiume che scorre libero. C'è poi tempo per tutte le correzioni e le paranoie (motivo per cui ci volevano revisioni su revisioni per finire qualcosa e tra i motivi per cui poi ho smesso di scrivere).
    Anche adesso che non ho più voglia di essere una scrittrice, ogni tanto mi capita di prendere un file bianco e ticchettare sui tasti qualcosa (a ottobre ho anche postato un racconto che avevo scritto di getto e solo riletto), senza pretese, senza intenti, a volte solo per buttare fuori qualcosa che altrimenti non saprei bene dove mettere. Se mi capita una buona occasione, provo anch'io a fare l'esercizio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anch' io ho sempre fatto così. E ultimamente sento il desiderio di potenziare ancora di più la fase puramente creativa a discapito di una revisione spesso tanto ossessiva quanto inutile. Se vorrai partecipare sarai la benvenuta. :)

      Elimina
  21. Ti ringrazio moltissimo dell'invito! A quanto pare non c'è una scadenza, vero? Non so se avrò modo di partecipare subito, anche se mi piacerebbe sperimentare questo modo di scrivere.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non ci sono scadenze perché è un'iniziativa che vorrei portare avanti nel tempo,quindi fai pure con comodo. :)

      Elimina