giovedì 28 aprile 2016

Scrittura e astrologia - i segni di fuoco


Accendi un sogno e lascialo bruciare in te.
(William Shakespeare)

Dopo il successo dell’introduzione e della puntata dedicata ai Segni d’Aria, torna la rubrica astrologica. Innanzi tutto voglio ringraziarvi per l’interesse dimostrato. Temevo che vi limitaste a leggere profilo del vostro segno per poi dileguarvi, ma ciò per fortuna non è accaduto. Inoltre, persino chi non conosce o non crede in questa disciplina ha mostrato curiosità. Ciò significa che molti di voi hanno trovato interessante la mia esposizione: con tali presupposti sono molto felice di proporre un nuovo appuntamento.
Oggi ci occupiamo di: Ariete, Leone e Sagittario.
Caratterizzati da un temperamento impulsivo e vivace, i segni di fuoco acquistano dal proprio elemento dominante un’energia vitale dirompente, ma la declinano in modo diverso a seconda dei loro pianeti governatori. Tradizionalmente si pensa all’Ariete come irruente e testardo, al Leone come un individuo che ama primeggiare e al Sagittario come un socievole viaggiatore. Ma di cosa, secondo gli astrologi, hanno davvero bisogno questi singolari personaggi?

martedì 19 aprile 2016

La volontà di essere un Jolly



Se progetti deliberatamente di essere meno di ciò che sei capace di essere,
allora ti avviso che sarai infelice per il resto della tua vita.
(Abraham Maslow)


Per il post di oggi ho deciso di chiedere aiuto a un vecchio amico. State tranquilli, non si tratta di un imbucato dell’ultimo minuto. Il post dedicato a lui è nella top-ten del blog da quasi due anni…



"Un jolly è un giullare, un piccolo essere diverso da tutti gli altri. Non è di fiori né di quadri; non è di cuori né di picche. Non è né un otto né un nove, non è un re e neppure un fante. Fa parte del mazzo come tutte le altre carte, ma in realtà è un corpo estraneo.”

Con queste parole, lo scrittore Jostein Gaarder presenta la figura chiave del romanzo “L’enigma del solitario”.
Hans, un dodicenne in viaggio con il padre verso la Grecia, scopre che su un’isola dispersa in mezzo al Mar Mediterraneo vive una comunità formata da cinquantadue nani. Il loro microcosmo è in equilibrio perfetto, ciascuno indossa una divisa contrassegnata da un simbolo e svolge il proprio compito coerentemente con il ruolo che gli è stato assegnato.
Un giorno sbarca sull’isola uno strano individuo. È più alto dei nani. Indossa una tuta coloratissima e un cappello con le punte. La sua presenza da un lato incuriosisce gli abitanti del villaggio, dall’altro li spaventa: perché ‘sto tizio fa tutte queste domande? Cos’è quel senso della vita di cui va blaterando? 
I nani non sanno rispondere ai quesiti del Jolly perché sono drogati dalla gassosa purpurea, una bevanda infernale che fa perdere la consapevolezza di sé.
Riuscirà il Jolly a risvegliarli?

lunedì 11 aprile 2016

Storia in sei parole a tema astrologico.



Oggi ospito la rubrica “Storia in sei parole”, ideata da Michele Scarparo, della quale riporto la presentazione:
Dicono che il primo sia stato Hemingway, per vincere una scommessa: «For sale: baby shoes, never worn» (Vendesi: scarpe per neonato, mai indossate). Di sicuro sei parole sono sufficienti a dipingere una storia. Persino un romanzo. Ma sono poche, dannatamente poche, e non è facile per nulla.
Se il buon Michele, nelle nove puntate precedenti, ha proposto alcune parole intraducibili a cui ispirarsi, io ho deciso di dare un’impronta personale al gioco, andando a caccia di tematiche nuove, in grado di rappresentare meglio me e il mio blog. Fra tutte quelle che mi sono venute in mente, ho scelto questa:

giovedì 7 aprile 2016

Lo scrittore tra essere e divenire








Il talento è la tassa per l'esercizio dell'arte.
(Alessandro Morandotti)


La settimana scorsa, Salvatore Anfuso ha pubblicato il post Come si diventa scrittori, lasciando trasparire, fra i vari argomenti affrontati, anche un quesito che da anni attanaglia la blogosfera: scrittori si nasce o si diventa?
Credo che questa domanda non avrà mai una risposta oggettiva. Ogni volta che qualcuno dedica attenzione all’ argomento si creano due fronti contrapposti: c’è chi parla di dono divino e chi nega l’esistenza del talento, perché secondo lui solo la dura gavetta, la pubblicazione con una casa editrice tradizionale e il conseguente riconoscimento sociale ci consentono di distinguere chi è scrittore da chi non lo è.
A me non sono mai piaciute le posizioni troppo nette. La mia mente è abituata a contemplare i diversi lati della medaglia. Trovo quindi difficile accettare la dicotomia fra “essere” e “divenire” perché non vedo alcuna contrapposizione: per me il secondo punto altro non è che la naturale evoluzione dei primo.
Secondo il mio punto di vista, la nostra carriera di scrittori si struttura in tre atti proprio come un romanzo.