giovedì 28 gennaio 2016

Il mio stile di scrittura.

 
Lo stile nella scrittura deve venire senza sforzi, senza pensarci, quando ciò che si vuole dire è più forte della domanda: come dirlo?
(Claude Roy)

La settimana scorsa, sul blog www.lettorecreativo.it di Silvia Algerino, è stato pubblicato l’articolo “Conosci il tuo stile?” Subito mi si sono illuminati gli occhi: fissata come sono con l’auto-analisi, non potevo esimermi dal trasformarlo in un “meme”.
Per me la consapevolezza è ciò che distingue un essere umano da un cyborg. A volte ci affidiamo agli automatismi perché il nostro organismo punta al risparmio energetico, ma i processi creativi non possono trasformarsi in un vuoto meccanismo di stimolo e risposta. Anzi, non devono. Mai!
Se quando scriviamo ci lasciamo fagocitare da schemi di pensiero appresi passivamente, o permettiamo ai beta-reader di condizionarci come se avessero in mano le tavole della legge, i nostri testi somiglieranno a quelli di mille altre persone, parleranno della nostra arte solo a sprazzi. Ma se conosciamo fino in fondo il nostro modo di essere, i nostri gusti e le nostre preferenze letterarie, ogni parola vibrerà di energia. La nostra voce assumerà un timbro ben definito risuonando autentica e chiara fin dalla prima stesura, sarà rafforzata in fase di revisione e rispecchierà la nostra evoluzione interiore. Molto meglio, no?
Lo stile di uno scrittore è come il carattere di una persona: evolve, matura, ma mantiene invariati i propri tratti fondamentali.  Ci sono persone che non si conoscono abbastanza e altre che non smettono un istante di guardarsi dentro. Ci sono scrittori che si plasmano sulla base dei romanzi letti, come gli adolescenti accodati al branco, e altri che vogliono una voce coerente con la propria personalità. Io non mi considero una scrittrice professionista, ma sono contenta della strada che sto percorrendo. Mi compiaccio nell’osservare che le mie scelte non sono più da tempo frutto di casuali manovre da principiante, bensì il risultato di una ricerca che probabilmente terminerà solo quando sarò morta. E anche se in futuro potrebbero esserci dei mutamenti, so che la mia scrittura sarà sempre uno specchio della mia anima.

giovedì 21 gennaio 2016

Anacronismi e incongruenze in due romanzi quasi perfetti


Dopo tutto cos'è una bugia?
Solo la verità in maschera.
(George Byron)
 
Durante il mese di gennaio, un po’ grazie alle ferie e un po’ per colpa dell’influenza, ho avuto la possibilità di leggere più del solito. Quattro romanzi, tutti piuttosto interessanti, sono già stati divorati. Fra questi, due thriller italiani: “Il ladro di ricordi” di Alessandra Pepino e “La moglie perfetta” di Roberto Costantini.
Sebbene entrambe le opere mi siano piaciute molto per la trama accattivante, lo stile duro ma al contempo poetico e l’approfondimento psicologico del personaggi, il mio giudizio complessivo è stato compromesso dalla presenza di alcune incongruenze nel libro della Pepino e tre anacronismi palesi in quello di Costantini.
Ammetto di essere un po’ fissata con la coerenza storica e narrativa. Marina, la mia unica beta-reader, può confermarlo: ho perso il conto delle volte in cui mi sono posta dubbi sulle mie scelte, per poi (giustamente) essere esortata a proseguire nella stesura e a verificare gli aspetti controversi in fase di revisione. Quando leggo non sono da meno: io mi impegno ad accettare le regole del mondo rappresentato dall’autore per tutto il tempo che trascorro fra le pagine del suo libro, ma lui deve sapermi dare ciò che mi ha promesso, che si tratti di alieni e macchine volanti o di un serial killer nell’Italia del duemila-qualcosa. Le ambientazioni immaginarie acquistano credibilità ai miei occhi se hanno una propria coerenza interna; allo stesso modo, quelle realistiche possono  sbriciolarsi sotto il peso di un dettaglio stonato, che solitamente riesco a beccare meglio di un radar. L’imprecisione (dell’autore o dell’editor che non ha scovato l’errore) per me è indice di scarsa serietà: mi sembra quasi una presa per i fondelli.

venerdì 15 gennaio 2016

Di vestiti e di scrittura - le mie rifessioni (prima parte)



Soltanto una spiccata personalità può giustificare
un’eccessiva cura nel vestire o una totale trasandatezza.
(Giovanni Soriano)

Qualche mese fa, Tenar ha pubblicato il post “Questione di stile”, per evidenziare come il modo di scrivere di uno scrittore spesso rispecchi suoi gusti in materia di abbigliamento. Nei commenti avevo messo in evidenza alcune delle mie analogie, rimanendo però circoscritta all’ambito della narrativa pura: non avevo parlato di me, ma delle parole che scelgo e delle magliette che compro.
Dopo averci riflettuto un po’ su, oggi ho deciso di affrontare lo stesso argomento da un punto di vista diverso. Mi staccherò quindi dalle scelte formali e mi addentrerò in quella selva oscura che è la psiche dello scrittore. Ritengo infatti che non siano solo le nostre preferenze stilistiche a farci scegliere un paio di scarpe o un aggettivo. Abbigliamento e scrittura rappresentano due modalità di comunicazione, due diverse strade per esprimere ciò che siamo e palesare al mondo il nostro atteggiamento generale nei confronti della vita. È inevitabile che finiscano per incrociarsi; se così non fosse saremmo affetti da personalità multipla. Io ho mille difetti, ma almeno sono coerente!

giovedì 7 gennaio 2016

Scrittura e dintorni - le tre parole chiave del 2016



Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.
(Seneca)
Circa un anno fa, avevo scritto un post intitolato “Le tre parole chiave del 2015”, poi cancellato per errore e mai pubblicato. Nonostante il contrattempo, ricordo ancora perfettamente i termini scelti perché più volte, durante l’anno appena concluso, essi hanno attirato la mia attenzione. Per dodici mesi ho cercato di comprendere il loro significato e di integrarlo nel mio modo di essere. Ci sono riuscita? Purtroppo non del tutto.  
L’unica attività nella quale ho mantenuto una costanza incrollabile è stata la lamentela. La libertà rappresenta tutt’ora per me una tematica rovente (c’è o non c’è, nella mia vita?), mentre l’intuizione talvolta è ancora sottomessa alle paturnie del mentale: so che la mia coscienza conosce la verità, ma non la ascolto...
Tuttavia, i semini sono stati piantati da tempo. Questi concetti hanno ormai radici solide. Continuando a innaffiare e mandare energia, la pianta prima o poi germoglierà. Sicuramente non mi dimenticherò di loro nell’anno in corso e continuerò lavorarci; ora però è giunto il momento di stabilire nuovi obiettivi.
Scegliere le tre parole chiave del 2016 non è stato semplice, ma dopo una lunga sessione di brainstorming sono riuscita a individuarle. Anche quest’anno sono tre, e sintetizzano il percorso evolutivo che sto portando avanti, nella scrittura e nella vita quotidiana.