Le qualità del Jolly, che sia uno scrittore o no


La libertà è la possibilità di dubitare,  la possibilità di sbagliare, 
la possibilità di cercare, di sperimentare, di dire no a una qualsiasi autorità, 
letteraria artistica filosofica religiosa sociale, e anche politica.
(Ignazio Silone)

(Se non vi ricordate chi è il Jolly e qual è il suo intento, leggete qui)

Tra i primi post che pubblicai subito dopo aver aperto il blog, c’era quello dedicato alle qualità psicologiche e spirituali dello scrittore, prima parte e seconda parte, con il quale analizzavo la forma mentis che era ed è tuttora alla base della mia attività di scrittura. Siccome con il tempo ho imparato a staccarmi da me stessa e da ciò che faccio, oggi desidero compiere un passo ulteriore.

I Jolly sono gli unici individui in grado di fare la differenza in una società omologante e mediocre, ma non tutti si dedicano alla letteratura. C’è chi dipinge e chi compone musica. C’è chi lavora in ospedale e chi insegna nelle scuole. Ciascuno, per risvegliare i nani, sceglie lo strumento che ritiene più idoneo, pur nella consapevolezza che il talento individuale non va utilizzato con scopi egoistici ma deve essere trasformato in una risorsa collettiva. Perché loro non si accontentano del plauso della folla o di un’entrata economica ingente. Non vogliono alimentare il sistema con l’ennesima meteora. Essi hanno a cuore il proprio messaggio e sanno trascendere l’ego, per mettersi nelle condizioni di donare incondizionatamente. Ci vuole un bel pelo sullo stomaco, per riuscire in questo. E, soprattutto, ci vuole una mentalità unica.


CONSAPEVOLEZZA DI Sé
I nani sono stati programmati per ricoprire un determinato ruolo all’interno della società. Pochi di loro si interrogano su ciò che desiderano veramente, e quelli che lo fanno prima o poi diventano Jolly. Drogati dalla gassosa purpurea e fedeli al simbolo stampato sulla loro casacca, si muovono come automi tra le spire di un sistema che li spinge a lavorare duro in cambio di ben poche gratificazioni. Per quanto la loro esistenza sia frustrante, non credono che un cambiamento sia possibile e accettano la propria condizione senza mai ribellarsi. Invecchiano e muoiono come aquile cresciute dentro un pollaio (cit. A. De Mello).
Il Jolly, fin da bambino, si sente inquieto quando qualcuno cerca di imporgli l’omologazione. A volte, si ribella apertamente e fa la figura del sociopatico. La sua intolleranza verso le forzature non dipende però da una scarsa capacità di auto-disciplinarsi o dalla mancanza di rispetto nei confronti dell’autorità, ma da una mente creativa che ha bisogno di esprimere se stessa. Mentre i nani obbediscono agli ordini, lui coltiva sogni e incessantemente si domanda: “Chi sono? Dove sto andando?” Spesso le risposte che trova non sono accettate dalla società, che lo emargina. Se non è abbastanza forte per tollerare l’ostracismo, il Jolly si convince di essere “sbagliato” e finisce in psicanalisi. Ma se riesce ad accettare se stesso ad assecondare la propria natura senza nuocere a nessuno (esistono anche Jolly malvagi!) può compiere azioni memorabili. Essendo cosciente di ciò, ha sempre un faro puntato verso il proprio cuore. Cerca di comprendere le proprie necessità e di realizzare uno stile di vita conforme alle sue aspirazioni: solo una persona pienamente realizzata può essere utile alla società; tutti gli altri si limitano a esistere.

CHIAREZZA D’INTENTI
Il Jolly è convinto che ogni individuo sia giunto sulla terra per un motivo preciso. Sa quindi di avere una missione e desidera portarla avanti, anche a costo di essere disprezzato da chi vorrebbe privarlo del proprio cappello e assegnargli un simbolo, oppure impedirgli di sostituire la divisa con un abito su misura.
Non tutti i Jolly, infatti, lo sono fin dalla nascita. Molti di loro, prima di trovare il proprio scopo, accettano un’esistenza da nano e sperimentano realtà repressive. Quando la loro sofferenza raggiunge il culmine, o si lasciano schiacciare fino all’autodistruzione o si risvegliano. Allora l’ obbiettivo diventa palese, la casacca con il simbolo viene deposta e il dolore scompare in nome di una nuova, ritrovata libertà.

GENIO CREATIVO
Anche quando non è un artista di professione, il Jolly tende naturalmente al pensiero astratto, riesce ad avere una visione globale delle situazioni, ha buone capacità percettive e sa trovare soluzioni nuove a problemi vecchi. La lampadina che brilla nella sua testa lo porta a reinventare continuamente la realtà. Pur sapendo che anche la noia fa parte della vita, ha bisogno di dare sfogo alla fantasia in ogni settore della propria esistenza. Utilizza l’abbigliamento come uno strumento di comunicazione e detesta gli ambienti asettici: è quello delle fotografie sulle pareti dell’ufficio, dei vasi di fiori nelle sale di attesa e delle sedie di Kartell. Con pochi, semplici gesti, sa riempire di significato anche le routine più rozze: se durante una riunione noiosissima si trova in mano un foglio e una matita, invece di prendere appunti è molto facile che si metta a disegnare la caricatura del capo. Ha quindi difficoltà a svolgere compiti meccanici e a incanalare se stesso lungo binari esistenziali costruiti da altri perché, nel momento in cui la sua esistenza viene fagocitata da un poco gratificante senso del dovere, si sente deprivato della propria energia vitale.
Spesso il Jolly è considerato un’erbaccia che buca l’asfalto perché riesce ad affermare la propria individualità grazie alla forza delle idee, e non con le strategie manipolatorie tanto care a chi comanda. Sa che, plagiando i nani, si renderebbe simile ai produttori di gassosa purpurea, quindi si lascia guidare dal proprio estro e predilige l’ azione ispirata a una meticolosa pianificazione. Siccome la creatività rappresenta per lui la chiave dell’evoluzione umana, incentiva i nani a risvegliare la loro fantasia repressa e cerca di far luce su quelle dinamiche sociali nate con il solo scopo di imprigionare la mente dentro vacui automatismi. Quando il sistema glielo permette, ovvio… Per tutto il resto del tempo, scrive, inventa e canta.

COSCIENZA CRITICA
In questo caso, la parola “critica” va intesa in senso kantiano: un atteggiamento filosofico che consiste nell'interrogarsi programmaticamente circa il fondamento di determinate esperienze umane ai fini di chiarirne la possibilità, la validità e i limiti. (Cit: Wikipedia)
Il Jolly analizza il mondo nel dettaglio e scrosta la patina superficiale della realtà per comprenderne al meglio i meccanismi. Ha un’indole curiosa, che spesso lo spinge a trascendere il sapere convenzionale e a studiare da autodidatta le discipline di suo interesse. Si informa e si documenta in continuazione, senza dar nulla per scontato. Nella sua mente fioriscono interrogativi continui; li rivolge ai nani e li rivolge a sé stesso. Sa che i produttori di gassosa purpurea vogliono orientare il pensiero delle masse, quindi ha sempre gli occhi aperti. Difende a spada tratta la propria autonomia mentale. Esprime le proprie opinioni con chiarezza, senza essere dogmatico e senza prevaricare sugli altri. Infine, non ha paura di mettere in discussione le idee che riconosce come obsolete, perché modificare il proprio pensiero gli consente di elevarsi.
Il nano al contrario non vuole imparare, perché crede di sapere già tutto. Se legge o studia è soltanto per trovare conferma alle proprie verità personali. A differenza del Jolly non sa essere umile e non è in grado di affrontare un dibattito intellettuale. Tende ad aggredire, insultare e offendere, specialmente sui social, dove non è costretto a mettere la faccia. A contatto con i potenti, invece, diventa un agnellino.

RISPETTO PER GLI ALTRI
Il nostro amico cappelluto sa che ogni nano è un potenziale Jolly, quindi evita di comportarsi da saccente oratore e si pone sempre sullo stesso piano degli altri. Vorrebbe che ogni categoria fosse abolita, perché dividere il mondo in uomini e donne, bianchi e neri, gay ed etero, crea solo discriminazioni. Per lui ciascun individuo ha la propria unicità, nonostante la casacca con il simbolo, ed essa deve essere non solo rispettata, ma anche difesa e valorizzata. Quando si trova di fronte a qualcuno, quindi, la prima cosa che fa è cercare di comprendere la sua storia. Poi, se ancora non lo conosce, lo aiuta a individuare il proprio scopo. Pone domande senza invadenza. Non fornisce risposte ma aiuta l’interlocutore a trovare le proprie. Cerca il dialogo non per il proprio tornaconto, ma in nome di un amore sincero verso l’intera umanità. E anche verso se stesso, visto che ne fa parte.

Il lancio della patata bollente
Io non sono un Jolly. Lo vorrei, ma ho ancora tanta strada da fare. 
E voi?
Quali di queste qualità vi appartengono?
In quale modo aiutano la vostra scrittura e i vostri rapporti con gli altri?
Vi vengono in mente anche altre qualità da Jolly da menzionare in un eventuale seguito?
Non escludo che questo post possa avere un seguito!

Gli altri articoli dedicati al Jolly:


Commenti

  1. Come dicevo ieri: «Alcune persone non vogliono imparare, vogliono solo sentirsi dire che tutto va bene».

    Non so se la mia scrittura può aiutare altre persone; non so neanche se può aiutare me. Che sia nano o jolly, io sono me stesso. E lo sono fino in fondo.

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    1. Io non mi ritengo un Jolly a tutti gli effetti. Però tra gli estremi esistono diverse sfumature. Una persona che con passione si dedica a qualcosa e cerca di pianificare il proprio futuro è più "jollesca" di chi, semplicemente, si lascia vivere. E forse non c'entra la cultura. Non sempre il nanismo psicologico è questione di ignoranza. Spesso, solo di pigrizia.

      La scrittura aiuta sempre le persone anche se noi autori non possiamo sapere in che modo, perché ogni lettore elabora il testo sulla base delle proprie competenze. Io credo che i tuoi racconti su confidenze abbiano dato qualcosa, e questo è importante, è già di più rispetto a ciò che fa la maggior parte delle persone. :)

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  2. A modo nostro siamo tutti un pizzico jolly e nostro malgrado nani. Vorrei poter dire con la massima certezza di essere me stessa, ma spesso mi accorgo di non esserlo.
    Nella scrittura è più facile, hai tempo per rivedere correggere e migliorare, la vita spesso non offre la seconda occasione. Ma in effetti dicono che saggi si diventi in vecchiaia quindi di tempo ne ho ancora.

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    1. È vero. Ciascuno di noi è potenzialmente sia jolly sia nano. Il problema (e ti giuro, non lo dico per essere snob) è che la mentalità del nano è dominante ormai da decenni e molte persone si sono adagiate su di essa al punto da non concepire nient'altro al di fuori. Man mano che si cresce ci lasciamo fagocitare da falsi valori e perdiamo di vista il contatto con la nostra creatività e con le pulsioni positive, facendoci fagocitare da rabbia, invidia e sentimenti che non ci appartengono davvero e che abbassano il nostro livello di energia. Il senso dei miei post quindi risiede nella volontà di far luce, senza snobismo, su una realtà che nostro malgrado esiste e di cui pochi si rendono conto.

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    2. Come faccio a dirti quello che leggendo mi passa per la testa senza farti ridere?
      La mia lettrice beta spesso mi dice che uso la parola fagocitare e la lascio senza parole.. dice che non la legge mai altrove. Ecco tu l'hai usata due volte e io la uso spesso quando intendo spiegare proprio come vedo andare il mondo, ti stringo la mano e sottoscrivo.

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    3. Anch' io la uso spesso. Marina me l'ha anche fatto notare. Mi domando se sia un regionalismo... :-D

      Il mio commento di prima, comunque, era scritto davvero male...

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  3. Non è che il Jolly, così come lo intendi, rischia di essere un ideale irraggiungibile. Mi spiego. Quello che descrivi è un individuo praticamente perfetto nel suo mix tra apertura mentale e tolleranza. Io non conosco nessuno che abbia tutte queste qualità e in maniera così spiccata. Sono d'accordo che sia un ideale a cui tendere, ma ci vuole anche un po' di sana autoindulgenza. Siamo umani, proviamo a migliorarci e l'importante è fare un percorso. Però non possiamo far diventare questo ideale una fonte di frustrazione per il nostro non aderire al 100% ad esso.

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    1. Capisco il tuo pensiero e lo condivido. Di tutte le persone che conosco, solo una è al 100% così come la descrivo. Io stessa, come ho scritto nel post, cerco di lavorare su queste qualità che ritengo importanti, ma riconosco e accetto le mie imperfezioni. Con il tempo ho imparato a lavorare sulla mia evoluzione senza denigrarmi per i miei limiti e, se tra i miei lettori ci fosse qualcuno che si disprezza perché non è abbastanza Jolly, sarei la prima a esortarlo a non trasformare questo obiettivo in un'ossessione.

      Però, tu dici che il Jolly è un ideale a cui tendere: il senso del mio discorso è proprio questo. Se io non parlassi di certe qualità e non evidenziassi la differenza tra il Jolly e nani, molte persone avrebbero ancora più difficoltà a prenderne coscienza. Inoltre, la figura a cui mi ispirò è tratta dal romanzo "l'enigma del solitario" di Gaarder. Io l'ho semplicemente reinterpretata in questi post, che possono piacere o meno. Per me, da quindici anni, questi principi sono fonte di grande ispirazione. Ho letto questo libro subito dopo la maturità e non l'ho mai dimenticato. :)

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  4. Io ho smesso di farmi domande, e provo solo a scrivere. Non dico che non siano interessanti, ma per me non lo sono più. Sarà l'età. E credo che i veri jolly, finché sono in vita sono odiati, disprezzati o messi all'angolo, poi muoiono e sono "disinnescati"; proprio come Silone, a mio parere uno dei maggiori autori italiani del Novecento, ridotto al rango di scrittore della questione meridionale. Aveva compreso troppe cose, e ancora adesso la lucidità della sua analisi non è digerita.

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    1. È vero. I Jolly fanno paura al sistema perché sanno vedere oltre i suoi limiti, e spesso scontano il proprio modo di essere con l'ostracismo sociale. Uno dei più grandi Jolly della storia, per me, è stato Giordani Bruno.

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  5. Io credo di essere arrivata con fatica ad avere consapevolezza di me stessa, dei miei pregi dei miei difetti e dei miei limiti, questa consapevolezza mi aiuta anche a scrivere. Credo di avere anche parecchio rispetto per gli altri (oggi merce sempre più rara) non in senso perfetto ma tendo a mettermi nei panni degli altri prima di giudicare, questo non vuol dire che sia perfetta c'è ancora tanto da lavorare, qualche intolleranza ce l'ho ancora...

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    1. Anche io ho delle intolleranze a certe persone. Non gratuite, perché si tratta di gente che mi ha fatto del male. Però se sono costretta ad averci a che fare mi sforzo di essere gentile. Non vado a fare l'aperitivo con loro, ma evito lo scontro.

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  6. Io mi vedo nell'area del genio creativo e della coscienza critica: del primo mi riconosco la capacità percettiva, la necessità di dare sfogo alla fantasia, l'utilizzo dell'abbigliamento come strumento per comunicare. Azione ispirata, poca , quasi assente, pianificazione.
    Del secondo ho l'analisi del dettaglio e la curiosità che mi porta a fare belle scoperte (non sempre, veramente). La mia mente è piena di punti interrogativi e sono una paladina dell'autonomia mentale. :)
    Che dire, la gestione di questi aspetti non mi viene sempre facile, perché tendenzialmente sono fatta in un certo modo e intervengono un mare di fattori che, poi, mi impediscono di essere realmente come vorrei essere. Ci provo da una vita e non mi arrendo mai.
    Questa voglia, direi ansia, di creatività è la molla della mia scrittura e lo stile che mi appartiene è come un carattere distintivo, l'abito indossato per comunicare qualcosa.
    Il jolly che c'è in me va affinato. :)

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    1. Di azioni ispirate ne compì anche tu. Proprio di recente me ne hai raccontata una. :)

      Il genio creativo (e lo vedo anche su di me) spesso è bloccato da circostanze di vita che impongono la razionalità e creano percorsi mentali diversi. Io stessa, spesso, quando esco dal lavoro ho difficoltà a creare perché la mia mente è stata corrotta e anestetizzata da una meccanicita' che non mi appartiene. In generale l'attività del Jolly è una forma di resistenza ai meccanismi di una società che ci vorrebbe diversi e ci costringe a vivere da nani.

      Io penso di avere potenzialmente tutte quEste qualità, ma che esse si esprimano a sprazzi. So chi sono (specialmente dopo i test) e conosco il mio scopo, ma spesso mi allontano da me stessa per adeguarmi a dinamiche che non mi appartengono. È il prezzo da pagare per vivere in società.
      Per il genio creativo vale quanto detto sopra, mentre di coscienza critica ne ho anche troppa, e dovrei rilassarmi un po'. Infine, il rispetto per gli altri. Cerco di essere educata anche con chi mi sta sinceramente sulle palle, ma non riesco a impormi di frequentare persone con cui non sono in sintonia. Un vero jolly cercherebbe di comunicare con loro, ma io mi chiudo in me stessa. Sono una fuggitiva. :-D

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    2. Ecco, sull'ultimo aspetto io ho un atteggiamento analogo: anch'io sicuramente educata con chi tendenzialmente non mi piace, l'unica differenza è nel jolly della comunicazione che invece io garantisco sempre nella speranza di potere cambiare idea. Se, però, non la cambio fuggo e pure a gambe levate! :)

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    3. Anche io do sempre una seconda possibilità e devo ammettere che nella vita i casi limite in cui ho detto:"io con questa persona non voglio proprio averci a che fare" sono stati solo due. Comunque il rispetto del jolly verso gli altri non si mostra in un'assoluta filantropia ma nel tentativo di comprendere senza giudizio chi fa del male, in modo da non provare rancore. Tale comprensione non gli impedisce però di proteggersi da chi ha comportamenti malevoli e distruttivi, perché questo significherebbe essere stupido.

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  7. Ho vissuto per anni in una casa di nani, in completo disagio. Sono stata obbligata a viver da nano, ma ora a casa mia sono libera di esprimermi. Non so se sono un Jolly completo, di certo è che mi maschero tra i nani, loro non se ne accorgono, ma ogni tanto porto scompiglio e faccio vacillare le loro certezze. A volte ho attacchi di sconforto e penso che in fondo vivono bene i nani nella loro beata ignoranza :(

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    1. Anche io faccio così. Il Jolly deve spesso scendere a compromessi, altrimenti sarebbe un emarginato. Per essere davvero utili agli altri, integrarsi è importantissimo. :)

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  8. Bellissime considerazioni. Valide sia come autori sia nella vita di tutti i giorni.
    Quando ci si trova a convivere con la non omologazione e ti accorgi che dello shopping, della tv, della competizione o altro non te ne frega poi più di tanto.
    La vita è un percorso per la crescita personale, nel vivere quante più esperienze possibili per metabolizzarle e capire qualcosa in più di se stessi e delle proprie ombre.
    ma ti accorgi tante volte di essere diverso, che non puoi conciliarti col pensiero di molti facilmente, devi sforzarti di trovare dei punti di raccordo e tante volte pensi tu di essere sbagliato, che vivi in un mondo non reale.
    Anche nella scrittura e nella scelta della letture mi riconosco parimenti.
    ho scritto un romanzo di formazione, intimistico, un romanzo che guarda dentro con qualche spunto esoterico e so benissimo che non è il genere più conforme ai gusti del mercato. Ma posso scrivere solo di quello che sento che mi interessa e di cui ho competenza per parlare.
    Nella scrittura ritrovo il mio mondo tormentato, nella vita pratico la meditazione per cercare equilibrio emotivo e cerco di frequentare gruppi e persone dove non ci sono saccenti,
    ma persone che sanno interrogarsi e comprendere con apertura mentale.

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    1. Ciao Silvia, benvenuta. :-)

      Sono molto contenta che il mio post ti sia piaciuto. Il romanzo che sto scrivendo ha spunti simili ai tuoi. è una storia che affonda le radici nel nostro passato recente, parla di crescita personale e trae spunto dalle mie convinzioni spirituali. Già mi immagino un futuro editor: limiamo lì, tagliamo là... Ma non mi interessano eventuali interventi, perché questa è la storia che io desidero raccontare, e non intendo togliermi la voce.

      Il Jolly non rifiuta a priori lo shopping e la tv. Non sono le sue attività principali, e sa dare ad esse il giusto peso, però non ritiene che assumere atteggiamenti snob ci renda migliori degli altri. La differenza nella società si fa sul piano morale. Altrimenti avviene ciò che ho raccontato in questo articolo: http://appuntiamargine.blogspot.it/2016/07/il-jolly-e-lintellettuale-borioso.html

      Spero di rileggerti presto su queste pagine. :-)

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    2. Ciao
      Terrò d'occhio il tuo romanzo quando uscirà. L'editor sì potrei immaginarlo...
      Certo loro editors fanno un bel lavoro quanto alla veste, rendono lo stile più fluido più fruibile e tolgono appesantimenti sempre da un punto di vista
      se vogliamo dire estetico. La nostra anima e quel che vogliamo esprimere solo noi possiamo sceglierlo. E se non siamo coinvolti sull'argomento neanche riusciremmo a rappresentarlo.
      Corretta la seconda considerazione. Difatti può succedere di denigrare la mentalità corrente con ricadute nello snobismo. Ma non è la soluzione giusta. Si deve vivere nel mondo, partecipare , ma con una propria chiarezza interiore.
      Buona giornata

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    3. Scusami, ti ho chiamato Silvia anziché Silvana. :)
      L'intervento dell'editor è fondamentale sul piano estetico, ma molto spesso diventa una censura ideologica. Ormai siamo diventati schiavi del politically correct. Non si può dire più nulla, perché il rischio di offendere qualcuno è sempre dietro l'angolo. Spesso però è il potere che si cerca di proteggere, non i soggetti deboli.
      Buona giornata a te.

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  9. Io non saprei dire se possiedo una o più delle 5 qualità che hai indicato. Ai posteri l'ardua sentenza, tanto per fare una citazione.
    Posso solo dire che il mio jolly è di saper fare un discorso in maniera chiara e consequenziale, che sia scritto oppure oralmente non ha importanza. Per fortuna, visto il lavoro che faccio.

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    1. Sai che non mi ricordo più?
      Che lavoro fai? :-)
      Sei nel mondo della comunicazione e del web?

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    2. Per fortuna no, visto i risultati di blog e guest-post sarei in mezzo a una strada. :)
      No, sono un insegnante e formatore.

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    3. Bellissimo! È il lavoro più da jolly che esista. :)

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  10. Come si dice tra noi delinquenti dei carruggi, questo post me lo sono "fumato". Ebbene, ho rimediato. Molto intenso, non voglio dire quali siano le qualità in cui mi riconosco, diaciamo che sono in itinere, ambisco alla qualifica di Jolly.

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    1. Se non hai ancora raggiunto il diploma, ci sei molto vicino. :)

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  11. Secondo l'approccio mindful il fatto stesso che tu riconosca di non essere jolly e di volerlo essere è sufficiente, continua a lavorare su quel che significa per te e ti crescerà il cappello a punte in testa!

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  12. Questo percorso sul Jolly si fa sempre più completo e interessante. Come un puzzle che si va componendo attraverso le tue descrizioni.
    Mi riconosco in tanti aspetti di questo Jolly e come te mi ritengo in viaggio, "in fieri", quel divenire che è proprio di chi si osserva ed è in grado di tracciare un percorso del passato, che spesso amiamo dividere in "periodi".

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