La volontà di essere un Jolly



Se progetti deliberatamente di essere meno di ciò che sei capace di essere,
allora ti avviso che sarai infelice per il resto della tua vita.
(Abraham Maslow)


Per il post di oggi ho deciso di chiedere aiuto a un vecchio amico. State tranquilli, non si tratta di un imbucato dell’ultimo minuto. Il post dedicato a lui è nella top-ten del blog da quasi due anni…



"Un jolly è un giullare, un piccolo essere diverso da tutti gli altri. Non è di fiori né di quadri; non è di cuori né di picche. Non è né un otto né un nove, non è un re e neppure un fante. Fa parte del mazzo come tutte le altre carte, ma in realtà è un corpo estraneo.”

Con queste parole, lo scrittore Jostein Gaarder presenta la figura chiave del romanzo “L’enigma del solitario”.
Hans, un dodicenne in viaggio con il padre verso la Grecia, scopre che su un’isola dispersa in mezzo al Mar Mediterraneo vive una comunità formata da cinquantadue nani. Il loro microcosmo è in equilibrio perfetto, ciascuno indossa una divisa contrassegnata da un simbolo e svolge il proprio compito coerentemente con il ruolo che gli è stato assegnato.
Un giorno sbarca sull’isola uno strano individuo. È più alto dei nani. Indossa una tuta coloratissima e un cappello con le punte. La sua presenza da un lato incuriosisce gli abitanti del villaggio, dall’altro li spaventa: perché ‘sto tizio fa tutte queste domande? Cos’è quel senso della vita di cui va blaterando? 
I nani non sanno rispondere ai quesiti del Jolly perché sono drogati dalla gassosa purpurea, una bevanda infernale che fa perdere la consapevolezza di sé.
Riuscirà il Jolly a risvegliarli?

Gaarder, grazie a questa semplice favoletta, è riuscito a creare un’efficace metafora della società post-moderna, che non scova talenti ma definisce percorsi.
Come in un mazzo di carte, ogni individuo indossa una maschera. Il suo valore non è definito in base a un criterio di merito ma assegnato da un gioco le cui regole sono stabilite dall’alto.
C’è chi si sente un asso pigliatutto perché nella vita non sbaglia un colpo.
C’ è una donna di cuori sempre in cerca di un re di denari.
C’è l’impiegato insoddisfatto del proprio lavoro che sente di valere come il due di picche.
E fra loro, il Jolly.

Il Jolly non ha maschere né un simbolo disegnato addosso. Non riesce a integrarsi nella società dei nani drogati perché la sua libertà fa paura.  Però, nonostante la diffidenza altrui, non vuole rinunciare ai suoi due obiettivi: rimanere se stesso resistendo al richiamo della gassosa purpurea e risvegliare i nani.
Non ha nessun aiuto, il Jolly. Ha solo le proprie risorse individuali, le proprie qualità interiori.
Il termine “anticonformismo”, utilizzato due anni fa per definire questa figura, ora non mi convince più. Il Jolly infatti non definisce la propria identità sulla base del confronto con gli altri. Accetta se stesso non teme il giudizio, perché sa di essere:
-unico, in quanto ha sviluppato una personalità autonoma e difende la propria libertà di espressione;
-consapevole dei propri valori e degli obiettivi che muovono il suo agire.
L’intento del Jolly non è combattere il sistema ma aiutare i nani, quindi non si sente in lotta contro la società.  Più che una guerra, la sua è una forma di resistenza nei confronti di un potere che cerca di ostacolarlo perché ha interesse a mantenere le persone addormentate per poterle meglio manipolare.
Quando un Jolly fa sentire la propria voce, chi comanda rafforza la dose di gassosa purpurea. Manda in onda una nuova edizione del Grande Fratello.  Fa un’offerta tre per due alla Unieuro. Produce un nuovo film di Boldi & De Sica, un nuovo libro di Volo. Propone nuovi modelli non pensanti con i quali identificarsi. Oppure organizza un referendum sulle trivelle esortando i cittadini a non votare…
Il Jolly osserva tutto questo con lucido disincanto. Sorride sornione e si prepara al contatto. A lui non interessa indottrinare i nani, anzi: è consapevole dell’unicità di ogni essere umano e ritiene che i talenti individuali debbano essere scoperti ed espressi. Ciascuna persona ha il diritto inalienabile di manifestare la propria personalità e assecondare lo scopo per cui sente di essere giunta sulla terra. Per questo, il Jolly cerca di portare aiuto. Non suggerisce risposte ma stimola il ragionamento. Non ha droghe con sé; non ha armi. Ha solo la propria voce e il proprio amore, la propria capacità di comunicare e di ascoltare.

“Sì, Chiara, Okay. Io però non ho ancora capito una cosa: chi è il Jolly?”
Gardner associa questa figura al filosofo; io, nell’articolo precedentemente citato, allo scrittore.
In realtà penso che chiunque abbia autonomia mentale e un messaggio da trasmettere sia un Jolly.
Per esempio, è un Jolly chi lavora per il recupero sociale delle persone emarginate.
È un Jolly il ragazzo che non ha paura di manifestare la propria omosessualità.
È un Jolly il professore che cerca di trasmettere ai ragazzi dei valori e non semplici nozioni.
È un Jolly il medico che decide di prestare servizio in un ospedale da campo in Sudan.
È un Jolly chi gira l’Italia per spiegare alle persone il beneficio del pensiero Zen.
È un Jolly l’artista che e sa veicolare un significato che va oltre una bella melodia o una trama accattivante.
È un Jolly che sceglie di non appartenere a nessun branco.
In poche parole, ciascuno di noi può essere un Jolly, se lo vuole.
Occorre però diventare immuni alla gassosa purpurea e saper pensare al bene della collettività, non soltanto al proprio.

Ci sono individui che hanno gli strumenti per poter raggiungere milioni di persone, ma usano la propria visibilità solo per portare avanti i propri scopi personali.
Nel mondo della politica i Jolly sono scomparsi da un pezzo. Penso che ormai da anni sulla scena non compaia qualcuno reamente interessato al bene del paese. Dal momento che abbiamo avuto più volte prova di ciò, la nostra assenza di ribellione ci rende più stupidi dei nani di Gardner. Continuiamo a ingoiare fumo accettando passivamente decisioni antidemocratiche nella speranza che un giorno ci sarà il cambiamento, senza renderci conto che la rivoluzione culturale deve partire da noi: nessun Jolly arriverà a salvarci il culo, sapete?
La televisione è la più grande fabbrica di gassosa purpurea mai esistita sulla faccia della terra: i tre obiettivi della TV di Stato definiti negli anni cinquanta (educare, informare e divertire) sono andati a farsi fottere ormai da decenni. Siamo l’unico paese del mondo ad avere le reti pubbliche gestite con finanziamenti misti che provengono in parte dal canone e in parte dalla pubblicità. Questo provoca un danno doppio: i cittadini devono pagare le tasse e la Direzione è costretta a impoverire i contenuti per vendere di più.
La musica ha smesso da tempo di affrontare temi sociali, con l’unica eccezione di qualche bravo cantautore e un paio di rapper che ho scoperto solo di recente. Non siamo più negli anni settanta-ottanta, quando i pescatori nutrivano gli assassini e Pablo moriva in miniera. Adesso le major discografiche hanno fagocitato la libertà artistica degli autori: più una canzone è ignorante più vende: “mi sono schiantato l’auto contro un palo perché mi andava di farlo” non vi dice niente?
Della letteratura non voglio parlare: essendo il nostro ambito, affronterò l’argomento in un post apposito.

E voi, volete essere dei Jolly?
Non c’è bisogno di fare grandi cose, sapete?

Basta solo capire quanto sia importante essere se stessi e disobbedire alle spinte omologanti della società, a una logica competitiva che ci vuole gli uni contro gli altri, alle convinzioni costruite ad hoc dal sistema per farci vivere al di sotto delle nostre effettive capacità, a chi dice che siamo nati per soffrire, che il destino non si può cambiare e che per essere accettati bisogna nascondere le proprie ferite dietro una maschera. E poi: occorre definire degli obiettivi elevati e darsi da fare per raggiungerli. Trovare un nuovo modo per relazionarsi con gli altri nella propria quotidianità, non con pettegolezzi e maldicenze ma con consigli costruttivi. Ma, soprattutto, fare in modo che le nostre parole abbiano un'anima.
Chi come noi ha un blog, scrive libri, canta, dipinge ecc. ha il vantaggio della visibilità, oltre che la meravigliosa opportunità di poter condividere la propria visione del mondo e comunicare con la gente. La letteratura e la musica possono risvegliare tantissimi nani. Immaginate come cambierebbe il mondo se tutti i teen-idol usassero la propria pagina Facebook per rivolgersi ai giovani? Magari ci sarebbe qualche ragazzetta che risponderebbe: “Okay, devo credere nei miei sogni, ma tu sei un figo, sai?”; ma ci sarebbe anche qualcuno in grado di usare tali messaggi per migliorare la realtà. Basta volerlo.  
Noi scrittori non possiamo contare su milioni di followers ma qualcuno che ci legge c’è. E questa può essere l’occasione per fare davvero qualcosa di buono, non credete?

Per concludere.
Il Jolly tornerà spesso nei miei post. Siccome è imprevedibile, lo farà senza preavviso come oggi, che ha deciso di auto-pubblicarsi di martedì anziché di giovedì. Ci saranno anche due hashtag dedicati a lui: #laguerradeljolly e #lalibertàdeljolly: usateli su Twitter e Facebook ogni volta che vi verrà in mente un pensiero da Jolly. Intanto ditemi: qual è l’ultima azione da Jolly che avete compiuto? Avete passato dei periodi da nani? E avete letto il libro di Gardner? Volete regalare un tweet al Jolly? Lui ama sentir parlare di sé, anche se non è l’ego a muoverlo ma il bisogno di esprimersi.  

Commenti

  1. Così come lo hai definito in base al romanzo di Gardner, il jolly ha una connotazione positiva. In realtà essere "anticonvenzionale" è qualcosa che nasce dal contesto: se tutti fanno una certa cosa, non farla significa essere un jolly ma non necessariamente essere più positivo degli altri. Non appartengo a nessun gruppo, sono abbastanza jolly da questo punto di vista, eppure, ti dirò, mi sento sempre come quello che ha sbagliato qualcosa.

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    1. Sì, il Jolly nel romanzo di Gardner ha una valenza positiva. Io però lo ritengo una figura neutra. Il suo valore/disvalore dipende dal modo in cui veicola la propria parola e il proprio messaggio (paradossalmente, anche Hitler era un Jolly). Anche io mi sento un Jolly e anche io mi sono sentita spesso "sbagliata". Poi ho scoperto che il problema non era mio e ho iniziato a gioire della mia "jollitudine" cogliendone il lato positivo. :)

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  2. E se il Jolly incontra un altro Jolly? Sarà sempre diverso o troverà di essere anche lui solo uno dei tanti del mazzo?
    VERONICA

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    1. Il fatto che uno sia un jolly non esclude che anche un'altra persona possa esserlo. Il contatto fra Jolly è sempre arricchente e può portare a risultati positivi. :-)

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  3. Io che fatico sempre a ritrovarmi in un gruppo di appartenenza, mi sa che sono proprio jolly nell'animo. Situazione per altro non sempre confortevole.

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    1. In realtà la figura del Jolly va oltre la dicotomia ingroup/outgroup e riguarda la consapevolezza di sé. Comunque è vero: non è una situazione confortevole. Lo diventa solo quando uno accetta completamente se stesso. Io ci sto ancora lavorando. ;)

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    2. Mi piace pensare che ci voglia almeno un po' di autoconsapevolezza per non riconoscersi in (quasi) alcun gruppo... E comunque mi sa che ci si deve lavorare sempre, perché, appunto, non è molto confortevole come posizione, con quella voglia dire sempre "sì, mi riconosco, però..."

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    3. Però se ci pensi almeno qui sui blog abbiamo creato un gruppo bellissimo che, seppur virtuale, è molto più autentico di tanti gruppi "reali". Io nel quotidiano ho trovato conformismo anche in un gruppo buddhista, sebbene sia una filosofia che non predica l'attaccamento.:)

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    4. Sui blog mi trovo benissimo. Devo dire, però, che negli ultimi anni mi sono circondata sempre di più di persone molto diverse, molto diverse da me, ma che trovano nel confronto un valore. Mutuo aiuto tra non allineati, dire. E a volte serve davvero.

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    5. Una delle conseguenze più visibile della mia difficoltà con i gruppi è che mi sono sempre legata ad altri outsider, dal secchione nerd alla punkabbestia. Quindi nella mia cerchia di amicizia ho persone che non mi somigliano per nulla ma che sono VERE. Credo sia tipico dello scrittore trascendere l'apparenza per cercare l'anima, la storia che rivela l'unicità di ogni individuo.

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  4. Post molto bello!
    Sono jolly o nano? Ho sempre pensato di essere un jolly, ma temo spesso di essere nano senza rendermene conto, e forse è impossibile essere jolly al 100% restando dentro la società.
    Ad esempio è impossibile definire il bene pubblico, mi sono reso conto con l'età che ogni semplificazione è inefficace, gli intrecci della società sono tali che è impossibile fare il bene di tutti allo stesso tempo (per questo evito di darmi alla politica :P)

    Una sola precisazione, non so negli altri paesi, ma qui in Germania il canone si paga (pure salato) e sulla tv pubblica c'è la pubblicità (anche tanta).

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    1. Contenta che il post ti sia piaciuto. :)
      Per quel che riguarda la TV tedesca sapevo che il canone era altissimo, ma ai tempi del mio esame in marketing televisivo avevo appreso che ciò dipendeva da un finanziamento interamente statale. Può darsi che dal 2005 a oggi le cose si siano (in)volute anche lì.
      Hai ragione sul fatto che è difficile essere un jolly al 100% nella società post-moderna, così come è difficile adattare il modello delle filosofie orientali allo stile di vita occidentale. Tuttavia penso che, come si può portare un po' di zen nella frenesia quotidiana per vivere meglio, allo stesso modo siamo in grado di distinguere il conformismo dalla semplice educazione. L'anarchia è impossibile e forse nemmeno corretta. Ma la libertà è un diritto fondamentale. :)

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  5. Il Jolly viene immancabilmente messo in croce, isolato, mobbizzato, deriso, rinnegato, isolato. Alla fine il suo destino è sempre lo stesso. Diverte e viene guardato con occhio benevolo sino a che il suo essere così poco funzionale al sistema non diventa un pericolo per le anime putride costrette a leggersi dentro, ancor peggio sino a che gli indifferenti e gli accidiosi non si trovano costretti a dover scegliere tra la quiescenza e la scelta di campo. Il Jolly è un calcio nei coglioni per tutte le società. Ridendo e scherzando dice sempre la verità, non perché sia un "portatore" di verità ma solo per la sua capacità di tradurre il contingente senza filtri. Il Jolly non pensa "per sentito dire", il Jolly pensa. Un errore del Jolly può essere quello di non reggere a lungo il suo essere fuori dal coro, quindi cadere nell'autocommiserazione, sentirsi vittima. Personalmente conosco un Jolly che arrivati al fatidico dunque sfodera un ghigno che invita a rimanere a tre palmi dal suo culo. Ama la libertà, rispetta le libertà altrui, ma si difende, non accetta l'ineluttabile destino di agnello sacrificale che gli altri gli impongono.
    Per il resto, in un mondo di nani intellettuali e di piccoletti d'animo basta conservare la visione pura di un bambino di dieci anni per essere dei giganti.
    Le mie sono solo chiacchiere, la triste realtà è che spesso il Jolly appende semplicemente il suo cappello a punte al chiodo. Il Jolly non invecchia mai, o muore giovane o si trasforma.

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    1. Bellissima la tua descrizione del jolly, Max. :)
      Per quel che mi riguarda io ho fatto un percorso inverso. Per anni sono stata un jolly sofferente perché non riuscivo ad accettare la mia "diversità" e volevo somigliare agli altri. A 34 anni però mi sono accorta di aver vissuto un'esistenza mutilata e ho deciso di essere finalmente me stessa. Non so cosa accadrà nei prossimi anni, ma prevedo cambiamenti importanti. :)

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    2. E' l'unica cosa che ci è consentita realmente, prendere coscienza di noi stessi, senza farci distrarre dalle aspettative degli altri.Accadranno solo cose buone vedrai, perché avrai scelto tu.

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    3. I cambiamenti sono sempre positivi, anche quelli che non danno risultati immediati, quando sono voluti dal cuore e non imposti dall'alto.

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  6. Bellissimo post Chiara! Io mi sento spesso Jolly, quasi sempre abbraccio le cause perse, è più forte di me.
    Istintivamente mi metto dalla parte dei più deboli, ma alla fine finisco sempre per soccombere insieme a loro, ma lo so in partenza, in questo sono davvero consapevole e libera.
    Comunque preferisco essere un Jolly sconfitto piuttosto che un nano inconsapevole con la mente annebbiata.

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    1. Io penso che il Jolly non sia mai veramente sconfitto. Traumi e delusioni fanno parte della vita ma quando si ha la coscienza pulita ci si rialza sempre. :)

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  7. Il jolly svuota la mente. Porta con sé il tratto di tutti e di nessuno. Trova coraggioso lottare per i propri ideali e raggiunge i propri obiettivi attraverso la fiducia. La pazienza è la sua miglior virtù. Ama giocare, sognare, condividere e imparare. Lui è un grande guerriero pacifico e ha una propensione ad apprendere dalle persone lezioni che lo faranno crescere. La sua creatività è visibile fin da subito dal suo fare eccentrico e informale.

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    1. I nani la prima cosa che perdono è la capacità di ridere. Il Jolly usa la mente in modo utile e costruttivo. :)

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  8. Il Jolly è neutro, non si contrappone, perché è una carta che non ha né numero né seme. Non è una carta felice, non fa mai punto, non è parte del conteggio di briscole o primiere, ma in fondo la vuoi, speri di pescarla perché aggiusta sempre una pessima mano.
    Il Jolly non ti sa spiegare perché è così, la figura sua è dipinta, non se l'è attribuita. E' un fante che ha perso il cavallo, una dama ambigua, il re che esce dalla corte e abdica. Non distrugge, perché non ha armi. Gode di esser messo in croce, gli garba più starsene appeso che ritto e pulito. Si meraviglia della follia o della bellezza che capitano per caso. Può piangere per gli stessi argomenti.
    Il Jolly non si schiera, né con te né con loro, ma se guardi bene, nella sua profonda solitudine, qualcosa la lascia cadere a terra. Sono briciole: la soluzione di un amore impossibile, una nuova coraggiosa presa di posizione sulla morte, come si impara a rinunciare, una strada che non immaginavi. Quel che ne fai non è compito suo, difficilmente diventa tradizione che va oltre una generazione. E che spettacolo se lo trovi una sera, un po' alticcio, quando si inventa di esser nato in posti fantastici! A volte qualcuno si innamora pure, di lui.

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    1. Sono sincera, non so cosa risponderti: hai fatto una descrizione bellissima del Jolly, qualunque commento la rovinerebbe. Sei davvero un bravo scrittore.:)

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    2. Belle immagini Gaspare, davvero belle. Pensandoci bene il valore del Jolly è proprio nella sua neutralità. E' la sinapsi che connette i neuroni, è l'acqua che fa da medium nei processi metabolici, è il puro pensiero speculativo che non offre soluzioni, mani che si uniscono ad altre mani, è lo sguardo beffardo di chi vede le cose del mondo per quelle che sono. Forse il Jolly è l'amore, vive di se stesso e si dona se lo accetti per quello che è, non chiede nulla. Puoi solo viverlo oppure no, liberamente.

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  9. Unico e consapevole, parto dagli aggettivi che hai usato tu per qualificare il jolly: sono unica, credo di sì, ho un modo di pensare che mi allinea di più ai pochi rimasti, ormai, in una società che va all'opposto rispetto a quello in cui credo io; consapevole, certo, di perseguire valori e obiettivi che sono e resteranno miei, costi quel che costi. È il mio "chissenefrega" gridato al mondo quando è opportuno, la parte di jolly che ho dentro di me e difendo senza farmi contaminare dalla massa: chissenefrega se ormai nessuno crede più in Dio, io lo faccio a testa alta; chissenefrega se sono una conservatrice in un mondo che vorrebbe ribaltare tutti gli schemi di diritto naturale, io ne vado fiera; chissenefrega se non vanno più di moda certi sistemi educativi, io continuo ad applicarli nel mio modello di vita. Sono più controcorrente io con le mie idee, oggi, che chiunque si professi anticonformista.
    Però, conduco le mie battaglie nel rispetto delle opinioni altrui. Quello sempre!

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    1. Ogni persona è unica in quanto nasce con caratteristiche che le sono peculiare. Il problema è che crescendo finisce per farsi fagocitare dal bisogno di essere come tutti. La guerra del jolly fondamentalmente consiste nel ribadire il diritto di essere se stesso e difenderlo. :)

      Io non mi ritengo anticonformista. Su molte cose (v.aborto) sono conservatrice anch'io, tant'è che a volte rischio di sembrare incoerente. Il fatto è che non mi identifico con nessuna corrente di pensiero, quindi le mie idee risultano difficilmente collocabili perché sono mie.
      A quali schemi di diritto naturale e sistemi educativi ti riferisci?
      P.s. hai il sole in quarta casa, è normale che sia tradizionalista. :D

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    2. Semplice, il diritto naturale vuole la famiglia formata da un padre, una madre ed eventuali figli. Sono sicura di non avere bisogno di aggiungere altro! ;)
      Gli schemi educativi riguardano il rapporto con i miei figli che non voglio troppo asserviti alle idee di queste nuove generazioni: per dirne qualcuna, non voglio che i miei figli vadano a dormire a casa di amici né io voglio ospitare qualcuno in casa mia di notte: sono responsabile unicamente dei miei figli, non voglio esserlo anche di quelli non miei; preferisco che i miei figli vengano con me in auto (per questo mi accollo di accompagnarli dappertutto), non mi fido di nessuno e non li affido a nessuno. Non mi piace che diano del tu ai genitori degli amici: si dice "buongiorno" e non "ciao" all'adulto, soprattutto se non conosciuto...
      Che dici, sono abbastanza talebana? ;)

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    3. Eh sì, hai proprio il sole in IV casa! :-D (hai letto il mio papiro?)

      Io ho una visione della famiglia diversa dalla tua, forse perché i miei si sono separati quando avevo dodici anni, quindi ho sempre fatto parte di un nucleo allargato composto da:
      - mamma e sorella in casa con me;
      - compagno di mamma (vedovo) con due figli, che considero a tutti gli effetti miei fratelli anche se abbiamo convissuto solo in vacanza;
      - papà e nuova moglie.
      E nonostante tutto non sono cresciuta male. I miei genitori sono persone per bene, lo sono il mio patrigno e la mia matrigna. Mi hanno fatto studiare, mi hanno educata bene.
      Per questo motivo, sono favorevole alle adozioni sia per i gay sia per i single. Penso che si debba tener conto degli stessi parametri utilizzati per le coppie etero (stabilità psicologica, posizione sociale ecc.), che la decisione di crescere un figlio non proprio sia un atto di coraggio e che un bambino starebbe meglio in una famiglia che lo ama, per quanto alternativa, piuttosto che in un istituto. Penso inoltre che ci sia molta ipocrisia su questi temi. Non parlo di te, ovviamente, che hai una vita coerente con i tuoi valori, ma di chi ha "sputtanato" in più modi la famiglia tradizionale senza però rinunciare a riempirsi la bocca con questo concetto.

      Per quel che riguarda invece la seconda parte, posso dire che tu ti puoi permettere di accompagnare i tuoi figli ovunque, ma non per tutti i genitori è possibile. Il fatto di affidarli ad altri non toglie nulla alla loro competenza. Mia mamma era sola e lavorava (non ha ancora smesso) in proprio. Io facevo sport. Prima del motorino, a volte mi accompagnava lei, altre mia nonna, altre la mamma di una mia amica che lavorava solo di mattina, alla quale davo e do tutt'ora del tu, perché al mercoledì quando uscivo da scuola a mezzogiorno andavo a pranzo a casa sua. Ai genitori che non conoscevo e non frequentavo (così come a tutti gli altri adulti) davo del lei. La "concessione" dipendeva dal grado di confidenza e di solito aspettavo che fossero loro a dirmi: "eddai, basta con 'sto "lei"...
      Dalle mie amiche dormivo soltanto in occasioni speciali (il primo capodanno fuori casa, la festa della scuola), idem per loro. Nonostante ciò, sono cresciuta in un clima tutt'altro che anarchico. I miei genitori hanno esercitato il controllo in altri modi (e ancora glielo rimprovero) per esempio reprimendo l'espressione delle mie emozioni e della mia identità: non dire così, non fare così, non vestirti così. Questo mi ha creato molte insicurezze, perché il fatto che io abbia visioni diverse dalle loro non significa che sia "sbagliata". Però sono sempre andata molto bene a scuola, mi sono laureata, non mi sono mai drogata e, dopo il trasferimento a Milano, me la sono sempre cavata bene da sola. Tutto sommato quindi mi hanno educato bene. :-D

      Sono mentalmente aperta, lo ammetto. Però come accennavo prima sono "talebana" su altre cose. Per esempio sono contraria all'aborto, per motivi legati alla mia affinità con il pensiero buddhista. Magari ne parleremo. :)

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    4. Ti scrivo per il papello bellissimo: hai fatto un lavorone davvero egregio! :)
      Sul resto, parlarne così è molto difficile: ci sarebbero molte altre cose da puntualizzare, ma in genere dico che hai ragione sul fatto che io possa permettermi più cose di chi, magari, è a lavoro tutto il giorno. Però, mi riferivo chessò alle trasferte di pallavolo la domenica, per esempio: preferisco portare la macchina io ed essere presente che lasciare andare mio figlio in macchina con un genitore che non conosco. Invece, sono molto aperta anch'io su gusti, look, rispetto molto ogni tendenza sviluppata dai miei figli (tipo il grande, che si è fissato con i jeans strappati dappertutto, maglie senza forma e solo scarpe di ginnastica ai piedi: non ho alcun problema. Anche la fissa dei capelli col ciuffone tenuti un po' lunghi!). So essere moderna in tante altre cose! :)

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    5. Beh certo, alla domenica io ero SEMPRE con mia mamma, qualunque cosa facessi, tranne nei weekend di turno paterno, in tal caso ero SEMPRE con lui... che vita eh? :-D

      Per il look, mia mamma mi fece togliere il terzo orecchino con la forza. Appena maggiorenne, mi sono fatta "la fila" su tutto il lobo, e persino il piercing al naso...

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  10. Io non mi sono mai integrato nella società né nei vari gruppi di amici. Prima o poi anche fra gli amici ho iniziato ad allontanarmi in un certo senso, a essere il solito Bastian Contrario.
    Non ricordo l'ultima azione da Jolly e non ho letto quel libro. Mi è sempre sembrato innaturale conformarmi alla massa, perché questo significa sempre non ragionare con il proprio cervello.
    Non credo però che proporrò la mia visione del mondo nel mio blog. Se pubblicherò qualche romanzo, si potrà leggere lì fra le righe, forse.

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    1. Il libro te lo consiglio perché penso (se conosco un po' il tuo gusto) che ti potrebbe piacere. Anche io sono sempre stata una bastian contrario. :D

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  11. Volevo chiederti un parere: ma secondo te con tutti questi libri che escono come pioggia, (e non dico che sia un male ) come si fa ad individuare nuovi classici del presente e del futuro in mezzo a tanta paglia? Domanda stupida ma me lo chiedo. Il Jolly è ancora possibile o è Jolly solo il passato, tipo 900, 800, 700 eccetera?
    Veronica.

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    1. Il Jolly esiste ancora. Secondo me il Jolly è colui che resiste alle mode e il cui pensiero si diffonde nel corso degli anni. A questo argomento penso che dedicherò un post perché mi hai dato un ottimo spunto di riflessione. :)

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  12. Ho passato parecchio tempo come nana inconsapevole, credo; però ero una nana insoddisfatta e sempre in cerca di qualcosa. Solo da qualche anno è emerso in me il jolly, che si esprime soprattutto nel sentirmi libera di essere me stessa, senza rabbia nei confronti delle persone che non la pensano come me e magari cercano (in buona fede) di farmi rientrare nei ranghi. Con il passare del tempo la libertà sta diventando sempre più importante per me.

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    1. Bentornata! :)
      Hai beccato una delle caratteristiche fondamentali del Jolly: non giudica male i nani, né cova rancore, ma vive e lascia vivere.

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  13. Mi piace la figura del jolly, così come l'idea dei nani.
    Credo che molti nani abbiano in sé un piccolo jolly, a volte si fa vedere solo in caso di necessità o in ambiti particolarmente idonei al nano in questione, a volte sta nascosto per paura di apparire diverso.

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    1. Tutte le persone sono potenzialmente dei jolly, è la società che le rende nane. Alla fine appartenere all'una o all'altra categoria è solo questione di scelta.

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  14. Ho sempre visto il ruolo dello scrittore come di uno che osserva e riporta, più che un Jolly. Se vuoi, lo scrittore – secondo la mia visione – è uno che osserva il contesto (la società dei nani), osserva i protagonisti in grado di cambiare le cose (il Jolly), l’antagonista che gli si oppone (colui/coloro che fabbricano la pozione stordente) e poi mette tutto insieme in un storia che sia anche gradevole da leggere. Jostein Gardner, per intenderci, non è il Jolly della sua storia; è l’osservatore che la raccoglie (anche inventandola) e la racconta. Insomma, ho sempre visto il ruolo dello scrittore come passivo. Solo, semmai, le sue storie ad avere un ruolo attivo. Allora, in certi casi, sono proprio i libri a essere un Jolly. :)

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    1. Non avevo mai considerato la questione da questo punto di vista (ci rifletterò) in quanto Gardner è un docente di filosofia, quindi l'ho sempre associato al Jolly, colui che fa domande e stimola persone a pensare. il libro secondo me non è il Jolly, ma uno dei tanti strumenti di cui il Jolly si serve per arrivare ai nani...

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  15. Io ho fatto il jolly sul lavoro, in passato: va bene lo stesso? :)
    Comunque non mi pare affatto di essere così, cioè jolly. Racconto delle storie, ma questo lo fanno milioni di persone, però a voce, mentre io provo a metterle per iscritto. Ci metto più cura? Forse, o almeno me lo auguro. Voglio migliorare il mondo? Ma nemmeno per sogno, voglio solo raccontare storie, e basta.

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    1. Forse non ti senti un Jolly, ma di sicuro non sei un nano. Non si può raccontare una storia se si hanno i sensi anestetizzati.

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  16. Questa è in breve la trama del mio romanzo :D
    Il Jolly è rappresentato da un'organizzazione terroristica e i nani sono la società atrofizzata.
    (Il libro di Gardner non l'ho letto :-) )

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    1. Un'organizzazione terroristica non può essere un jolly: il jolly è buono! :)

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    2. "Buono" o "cattivo" non sono proprietà caratteristiche, dipendono sia dall'osservatore che del momento in cui l'osservazione è fatta... e poi lo dici anche tu che il Jolly è imprevedibile, no? ;-)

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    3. L'etica zen è semplice: buono è ciò che non fa male. Il che non significa necessariamente fare il bene: per generare karma positivo, è sufficiente non nuocere. Il Jolly è buono in questo senso. Poi, a volte, può diventare machiavellico. ;)

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    4. Siamo da capo: chi definisce che cos'è male? :-)

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    5. A Donato Carrisi piacerebbe questa domanda, ma io sono molto più terra terra. Per me il bene c'è quando l'essere umano vive assecondando la propria natura, pur nel rispetto della vita altrui (se la tua natura ti porta a uccidere non è bene :-D).

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  17. Non conosco il romanzo di Gardner, anche se sembra rientrare nei miei gusti. Penso che m'informerò un po' meglio leggendo qualche recensione in internet.
    Non bado molto a quali azioni da Jolly compio nel quotidiano. Se dovessi pensare a una in particolare, in genere faccio una campagna d'istruzione sui piccoli accorgimenti da adottare per preservare il pianeta, scoprendo che la gente non solo è disinformata in merito all'argomento ma è anche convinta che non ci sia soluzione o che i cambiamenti climatici siano solo una bufala.
    Tristemente, ormai penso che anche spegnere la tv e prendere in mano un libro e leggerlo sia, talvolta, un'azione da Jolly. Anche cambiare canale, rifiutando di farsi anestetizzare il cervello dall'ennesima trasmissione spazzatura, è un'azione da Jolly.
    Riguardo a un periodo da nani, sì, mi è accaduto alle medie. Non riconoscendomi in alcun gruppo ed essendo esclusa dalla totalità della mia classe, ho iniziato a vestirmi seguendo i consigli delle mie compagne, a leggere la rivista "cioè" o il romanzo "tre metri sopra al cielo", a guardare il grande fratello... Tutte cose che non m'interessavano e che mi annoiavano pure a morte. Alla fine, una raccolta di miti greci mi ha salvata: i miti erano belli e mi piaceva leggerli. Mi dava soddisfazione e non m'importava più se venivo isolata per qualcosa che sentivo finalmente mio.
    In quel momento, ho deciso che non sarei più stata un nano.

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    1. Io credo che solo le azioni inconsapevoli siano da "nani". Se uno legge "tre metri sopra il cielo" e lo apprezza, nella consapevolezza del suo valore, ben venga. Ho un'amica così: se c'è una storia idiota, sdolcinata e strappalacrime è sua. Io e i nostri due mariti, che apprezziamo cose completamente diverse, la prendiamo in giro, però questo è il suo gusto, è il suo modo di essere, non è giusto chiederle di cambiare. Sa essere Jolly in tante altre cose (anche lei è impegnata nella tutela dell'ambiente) e questo basta. Il nano invece è colui che segue la massa inconsapevolmente; colui che nemmeno lo conosce, il proprio gusto, perché vuole adeguarsi a quello degli altri. :)

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    2. Infatti non ho mai cercato di far cambiare idea alle mie compagne di classe, consapevoli (o meno) del valore della storia, né le ho mai giudicate per questo.
      L'errore era mio, che seguivo i loro gusti per non sentirmi esclusa, senza nemmeno sapere cosa mi piacesse realmente.
      Quello è stato il mio periodo da nano.

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    3. Mi hai fatto ricordare una cosa: quando avevo 18 anni, ai miei amici piaceva la musica dance di Gigi D'Agostino e compagnia bella. Io ascoltavo tutt'altro, ma alle feste me la facevo piacere perché stavo bene con la mia compagnia. A distanza di 15 anni, quando ascolto quelle canzoni, ci vedo un ricordo positivo. Quei brani, un tempo beceri, ora sono diventati un cult. Questo per dire che l'età giovanile, forse, è l'unica in cui ci si può concedere di non essere completamente se stessi. Ciò che ci attraversa invecchia, ma lascia dentro di sé la traccia del ricordo. è attraverso certi prodotti giovanili che si strutturano le generazioni. L'importante è che poi, crescendo, una persona sia in grado di strutturare e seguire il proprio gusto.

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  18. Il jolly è il buffone, l'unico a poter criticare il sovrano attraverso lo strumento della satira, quindi dotato di un potere incredibile.
    Il rovescio della medaglia è però quello di rimanere intrappolati nel ruolo.
    Tornando al tuo post, la riflessione sull'anticonformista è interessante: spesso si riduce a chi quando tutti dicono bianco dice nero e viceversa. Non sempre il pensiero comune è quello errato, ovvero non bisognerebbe commettere l'errore di essere contro a prescindere.
    In particolare "È un Jolly che sceglie di non appartenere a nessun branco". Questo è obiettivamente impossibile, dato che l'uomo è animale sociale. Appartiene sempre ad almeno un branco o anche più di uno (meglio dire gruppo sociale, però).
    Scherzando un po', un periodo da nani sono stati in questi ultimi mesi dove ho avuto un blog. Presto però tornerò a essere jolly e a godermi la ritrovata libertà. :)

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    1. Perché consideri l'avere un blog una cosa "da nano"?
      Per me invece è uno strumento che mi consente di affermare l'unicità.

      Esiste comunque una differenza sostanziale fra "gruppo" e "branco".
      Nel branco c'è un maschio alfa che comanda, e gli altri seguono.
      Il gruppo è formato da pari e, si presume, da teste pensanti.
      Il Jolly appartiene a un gruppo, ma non a un branco.
      Non è la pecora di un gregge, ma soggetto autonomo pur nello scambio con gli altri.

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    2. Quella cosa del blog era per prendermi un po' in giro. Vedi, ho resistito parecchio prima di aprirne uno, prima scrivevo unicamente guest-post, ma c'erano tanti che mi invitavano ad aprirne uno. Quindi da questo punto di vista, potrebbe essere considerato un po' omologazione. Se tanti fanno un qualcosa e anche tu ti senti incentivato a fare lo stesso, è un po' "da nano", perde quel suo carattere anticonformista. Ovvio che dipende anche dal come lo fai e da come gestisci la cosa.
      Ecco, questa è una riflessione da jolly, che va contro gli schemi comuni. :)

      Per quanto riguarda il tuo discorso su branco/gruppo, non sono d'accordo: un branco è un gruppo sociale. Essere un gruppo non dipende dalla presenza di figure che emergono come leader, più o meno autoritari. I criteri per definire un gruppo sono: interazione reciproca, senso di appartenenza, struttura interna. In base alla teoria di Lewin, il gruppo sociale è una gestalt, dinamico, un sistema quasi-stazionario omeostatico. Tutte cose che si possono ritrovare anche in un sistema del tipo maschio/femmina alfa e beta. Non è detto che il gruppo sociale sia composto da pari, assolutamente. In ambito lavorativo, per esempio, il gruppo sociale vede la presenza di dirigenti e preposti, con cui gli altri membri non sono alla pari. Al massimo in alcuni casi estremi potremmo parlare di gruppo disfunzionale. E non è detto che in un gruppo del genere (branco, come l'hai definito tu), non possa esserci un soggetto jolly: allora si possono creare diverse dinamiche (rottura del gruppo, allontanamento del soggetto, cambio degli equilibri interni, cambio di leadership...).

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    3. Quando iniziamo a parlare di sociologia mi diverto. Tu sai però che questa disciplina si evolve continuamente, ed è soggetta a interpretazioni. :-)

      è vero che un gruppo sociale spesso ha un leader, tuttavia i membri mantengono la propria autonomia mentale e libertà di azione, tant'è che anche in sociologia il termine ha un'accezione diversa da quella di "capo", in quanto questa figura ha più un ruolo di primus inter pares. Esistono comunque anche gruppi in cui il "leader" non c'è, tant'è che si parla molto di "gruppo dei pari", specialmente in relazione agli studi sulle sub-culture giovanili. Questi gruppi possono tutelare l'identità del singolo oppure no. Questo dipende dalla struttura interna e dalle scelte compiute dai membri.
      Il termine "branco" fa riferimento più al senso comune che non alla sociologia vera e propria. Traendo origine dal mondo animale, a mio avviso vuole sottolineare la perdita della ragione e il completo affidamento all'istinto. Anche questo termine si usa spesso in riferimento ai giovani, specialmente quando si assiste a episodi di devianza. Tuttavia, i "branchi" sono un po' ovunque. E non necessariamente tale esperienza assorbe l'intero raggio di azione delle persone, spesso può essere circoscritta a singole attività (basta ascoltare le mie colleghe quando spettegolano)...

      P.S. Quindi, fammi capire, ora chiuderai il blog? :-)

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    4. Non sono un esperto, ma come ti ho detto una volta, ho studiato un po' di sociologia, e mi piace sempre discuterne un po'. :)

      Esattamente il leader non è il capo, non necessariamente. ne Poi esistono diversi tipi (autoritario, democratico, delegante, situazionale).
      Quando dici che esistono anche gruppo dove non c'è il leader dici il vero, spesso è così, tanto che si parla appunto anche di leadership situazionale, e si ragiona se leader si nasce o si diventa. O ancora, dico io, se si emerga.
      In realtà non hai usato il termine branco in modo inesatto, perchè alcuni comportamenti sociali (esempio il mobbing) traggono origine dall'etologia (era Konrad Lorenz nel 1970 il primo a usare questo significante). Il termine, come sottolineavi, ha per lo più accezione negativa e va spesso a indicare comportamenti sociali disfunzionali (esempio il bullismo), spesso con taglio giornalistico esasperato.

      Sì, la chiusura del blog, stabilita fin dall'inizio, è per l'8 maggio. :)

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    5. è un peccato secondo me chiudere il blog. Come mai questa decisione?

      Il mobbing è il male della società contemporanea. Non augurerei a nessuno di esserne vittima. è una violenza legittimata dalle stesse aziende, che nella maggior parte dei casi non muovono un dito per aiutare i dipendenti.

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    6. Dipende, ci sono tanti tipi di mobbing (bossing, mobbing orizzontale, mobbing strategico, stalking occupazionale, straining). E' vero però che l'azienda ha l'obbligo di prevenire rischi psicosociali.
      Ho progettato così il mio blog, con una "data di scadenza", limitato nel tempo.

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    7. Mi spiace molto. Me ne occupo un po' e le ho studiate dall'esterno, mentre esserci in mezzo comprendo si tiri dietro un carico psicologico non indifferente. E a volte anche psisomatico.
      In effetti io ho anche vissuto una situazione al limite del mobbing orizzontale, che si è protratta per anni fino a giungere all'apice l'estate scorsa. Poi per fortuna quella persona se n'è andata e ora dove lavoro si respira un clima più sereno (sia per me che per tutti gli altri colleghi, che dovevano sorbirsi i malumori di quella persona).
      Davvero leggevi sempre il mio blog? Non lasciavi mai commenti.

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    8. Eh, so che a volte sarebbe importante lasciare un segno della propria presenza, ma solitamente commento solo quando ho qualcosa di significativo da dire! :-)

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  19. Sarebbe bello riuscire ad essere anticonformisti, ma non anticonformisti per fare il Bastian Contrario, semplicemente fare quello che sentiamo di volere. Io tendo a preoccuparmi troppo di quello che pensano gli altri!
    Mi piacerebbe il jolly che cerca di fare il lavoro che vuole fare, anche se non è esattamente un lavoro convenzionale e tutti dicono che è una pazzia. E magari vivere la cosa un po' più serenamente di come sto facendo ora... :)

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    1. Ti chiedo scusa, Elisa, non avevo visto il tuo commento, forse non avevo ricevuto notifica. Il giudizio è un problema che riguarda anche me, ma si cresce e si cambia. Per il lavoro, segui la tua strada: non c'è niente di peggio che essere imprigionati in qualcosa che non piace.

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  20. Ciao Chiara,non conoscevo questo romanzo e lo trovo geniale!!io mi sono resa conto di tendere al nanismo..nel senso che i miei periodi da jolly sono stati dolorosi e faticosi e mi capita di cedere. Ma ci lavoro ogni giorno perché devo essere me stessa senza vergogna.Bel post! Serena

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    1. Che coincidenza: proprio oggi io sono passata da te!
      Essere un jolly costa fatica e impegno, è una grandissima responsabilità. Però con il tempo e la pazienza ci si può riuscire.

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    2. Dai,credevo fossi passata dopo il mio commento per curiosità :) invece ci hanno incuriosito i reciproci post eheh buona giornata!

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    3. No, sono passata quando ho visto il link sul blog di Romina. Mezz'ora dopo mi è stato notificato il tuo commento. In ogni caso, benvenuta! :)

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