mercoledì 30 dicembre 2015

Farneticazioni di fine e inizio anno.



Alcuni cambiamenti sono così lenti che non te ne accorgi.
Altri sono così veloci che non si accorgono di te.
(Ashley Brillant)
 
Mi sarebbe piaciuto scrivere un post un po’ più corposo per salutare un anno strano come il 2015, ma le circostanze nell’ultima settimana non sono state molto favorevoli.
Sicuramente vi siete accorti che nell’ultima settimana sono scomparsa dalla blogosfera e solo oggi mi sono degnata di scendere dal trono per lasciare qualche saluto in giro. Dopo aver spento le luci nel bunker, mi sono accorta di voler trascorrere davanti al computer solo il tempo necessario per procedere con la stesura del romanzo. Per il resto ho comprato regali, visto gli amici, partecipato a una quantità infinita di pranzi e cene in famiglia, trascorso il mio tempo con il marito e la cognatina tredicenne arrivata da Milano. Ho praticato un po’ di sport e svolto mille faccende domestiche, riordino dell’armadietto in bagno compreso. In alcuni momenti ho addirittura pensato: “potrei anticipare il rientro in ufficio, così mi riposo un po’!”
Poi, il giorno di Santo Stefano mi sono ammalata, sapete?

Non avevo preso freddo, però. Non avevo fatto indigestione o contratto qualche virus. I picchi di febbre alta apparentemente privi di causa rappresentano l’autodifesa dell’organismo quando il legittimo proprietario lo maltratta, dice il mio manuale di psicosomatica. Solo costretta a letto mi sono accorta che negli ultimi mesi (o anni) ho tirato troppo la corda. Mentre ero svaccata in mezzo ai cuscini, pensavo che da tempo non riuscivo a concedermi qualche ora di assoluto riposo. Anche nei weekend o durante le vacanze avevo sempre qualcosa da fare, in una costante corsa contro il tempo. La mia mente laboriosa non andava mai in vacanza, mangiavo poco, dormivo male, e cinque giorni fa ho tirato il botto.
Ora va un po’ meglio. Ho trasformato tre giorni di ferie in tre giorni di mutua per poterli recuperare in seguito. Ho pensato A ME, solo a me e nient’altro che a me e alla tachipirina. Per fortuna da qualche ora sono senza febbre. Domani, imbacuccata come l’omino Michelin, mi trasferirò nella mia casa in Piemonte dove intendo trascorrere qualche giorno al calduccio, con gli amici prima e con il mio romanzo poi (il medico ha detto che posso). Nel frattempo rifletterò un po’ sulla mia situazione sperando di riuscire a prendere decisioni concrete.
Sto studiando un modo per uscire da una galera le cui sbarre sono rafforzate dalla mia stessa mente.
È inevitabile che nel 2016 ci saranno dei cambiamenti: altri rami secchi, potati senza pietà.
Non posso continuare a soffrire per situazioni che non cambieranno mai. E non posso nemmeno condannarmi a una routine che costantemente umilia le mie ambizioni. Ho impiegato un po’ di tempo per trovare la mia strada. Sono caduta, mi sono rialzata, ho accumulato rimpianti e rimorsi. Ora però l’obiettivo è chiaro: non devo far altro che preparare lo zaino e mettermi in marcia.
È giunto il momento per concedermi il lusso di essere chi sono.
Noi umani perdiamo un sacco di tempo a desiderare qualcosa che non c’è, senza renderci conto che il futuro è già qui. Spesso associamo la felicità alla meta, non alla strada. Ma la felicità è dentro di noi: se vogliamo possiamo sperimentare quotidianamente una sensazione di benessere e appagamento. Per riuscirci però dobbiamo rinunciare a una fetta di riconoscimento sociale e assecondare la nostra vera natura.
Cosa ci sta chiedendo la nostra anima?
Qual è il nostro scopo, qui sulla terra?
Quale attività può portare gioia a noi e aiutare gli altri?
Insegnare? Giocare a calcio? Guarire i malati? Costruire case?
Qualunque cosa sia, facciamola! Facciamola senza il timore di deludere qualcuno!
Viviamo in un sistema che pretende di far volare i pesci. Le mete ambite sono le stesse per tutti: ce le fanno desiderare fin da quando siamo bambini. Il contratto a tempo indeterminato, la poltrona da dirigente, le ferie ad agosto. Se qualcuno prova a ribellarsi a ciò che il senso comune ritiene buono e giusto è accusato di essere un frignone o un viziato: la lamentela è considerata un affronto alla fortuna di essere nati nel mondo occidentale. L'ansia da frustrazione è socialmente ostracizzata.
Ma vogliamo davvero arrivare là, dove tutti ambiscono a stare? Non sarebbe molto meglio creare dei traguardi su misura che rispecchino i nostri reali desideri?
Abituati come siamo ad accettare la realtà, essere felici costa una fatica immensa. Ci vuole coraggio per inseguire un sogno. E non tutti sono pronti. Neanch'io, forse. Ma ci voglio provare. E voi?
BUON ANNO, cari follower!

mercoledì 23 dicembre 2015

Gli aspetti della mia scrittura che voglio lasciare nel 2015


Ascolta il tuo cuore: esso conosce tutte le cose.
(Paulo Coelho)

Per l’ultimo aggiornamento prima di Natale, avevo anticipato l’arrivo di un post dedicato all’evoluzione dei personaggi, in programma giovedì scorso e poi slittato a causa di esigenze contingenti.
Tuttavia, il clima festoso mi ha reso pigra: non sono entusiasta all’idea di cimentarmi con argomenti impegnativi.  Proporrò quindi un pezzo più soft, ispirato all’articolo “7 cose che ho deciso di lasciar andare nel nuovo anno”, pubblicato da Andrea Giuliodori sul blog Efficacemente.
Mi sento piuttosto fiduciosa riguardo al 2016: dopo un 2014 terribile e un 2015 frignone, penso che finalmente potrò raccogliere i frutti dei molti sacrifici fatti. Sento che sarà un anno pieno di novità positive nella vita privata, nel lavoro e forse anche nella scrittura; o almeno me lo auguro.
Per lasciare spazio al cambiamento, devo prima fare un po’ di pulizia. Già da tempo sto cercando di tagliare i rami secchi e di allontanarmi da persone e situazioni che danneggiano la mia autostima, ma ora è giunto il momento di comprendere anche quali zavorre mi sto portando dietro nella stesura del romanzo e nella gestione del blog: se non me ne libererò, non diventerò mai un’autrice competente e capace.
Stilando questa lista, mi sono accorta che nella maggior parte dei casi si tratta di convinzioni limitanti e paturnie psicologiche che non dipendono da circostanze esterne ma soltanto da me e da un modo di pensare ancora vincolato alla paura di non essere abbastanza. Sono stata io ad alimentare emozioni negative con pensieri e atteggiamenti che non sono di reale utilità; ora devo voltare pagina. Prendere consapevolezza di questi errori è il primo passo per sconfiggerli e cambiare.
Ci diamo una mano a vicenda, che ne dite?

lunedì 21 dicembre 2015

Guest post - Essere scrittori o tentare di diventarlo (seconda parte)





Oggi, dietro vostra stessa richiesta, pubblico la seconda parte del post più controverso dell’anno. Come anticipato, si parlerà di self-publishing.
Credo non sia necessario dilungarsi troppo nelle presentazioni: abbiamo già avuto modo di fare la conoscenza dell’autore. E io mi sento oppressa da tutte le parole che mi sono trovata addosso. Del resto una persona scrive il suo commento, e poi si dedica ad altro. Ma quando gli interventi sono ottanta (mettendo insieme sia la prima parte dell’articolo, sia quello scritto da me che ne è seguito), e quasi tutti di attacchi personali, l’energia all’interno del blog cambia. Solo una persona, fra tutte quelle che hanno commentato, si è presa la briga di chiedermi scusa per la gogna mediatica in cui mi sono trovata coinvolta.
Pazienza, è andata così.
Giovedì (o forse mercoledì sera) pubblicherò un post più natalizio, per ripristinare la positività perduta. Intanto, vi lascio in compagnia di Gaspare. Fate i bravi, mi raccomando!
Anche tu, Gas. Soprattutto tu!
(La prima parte dell'articolo, qui)


giovedì 17 dicembre 2015

Guest-post e criteri di scelta - chi merita di essere pubblicato.



Facile è essere buoni. Difficile è essere giusti.
(Victor Hugo)

Secondo il mio grossolano calendario editoriale, oggi avrei dovuto presentarvi un nuovo punto di vista sull’evoluzione psicologica del personaggi, da me maturato durante la stesura del romanzo. Mi incuriosiva il risultato dell’unione fra le tecniche narrative a noi note e la legge del karma, ma dovrò aspettare la vigilia di Natale, perché c’è una questione più spinosa da affrontare.
Per lunedì è in programma la seconda parte del guest-post di Gaspare Burgio “Essere scrittori o cercare di diventarlo”. Alcuni lettori non l’hanno gradito, mi sento in dovere di spiegare le ragioni per cui ho deciso di pubblicarlo nonostante i toni aggressivi e l’atteggiamento (per sua stessa ammissione) un po’ borioso dell’autore. Non voglio giocarmi la fiducia ottenuta in questo anno e mezzo di blogging per un banale scivolone: prima di decidere come procedere, voglio confrontarmi con voi e con Gaspare.

lunedì 14 dicembre 2015

Guest post - Essere scrittori o tentare di diventarlo (prima parte)


Qualche giorno fa, ho ricevuto da Gaspare Burgio una riflessione sulla propria esperienza di scrittura e sulla decisione di auto-produrre le proprie opere. Ho divorato le sue 3300 parole in un batter d’occhio, facendo “sì” con la testa: inevitabile che abbia deciso di pubblicarle il suo articolo, seppur in due diversi appuntamenti per agevolarne la lettura.
Nella metà che leggerete oggi, Gaspare pone un interrogativo interessante: a chi spetta stabilire la qualità di un’opera letteraria? A un editore, o all’autore stesso? Il fatto che qualcuno ci dica “bravi” legittima il nostro valore, o esso esiste a prescindere?
“Arrivò poi il self-publishing”…
Questa è la frase di raccordo che lunedì prossimo ci trasporterà nel fantastico mondo della produzione Indie. Non anticipo nulla, se non che alcuni dei miti più duri a morire saranno sfatati in pochi colpi sulla tastiera.
Ringrazio quindi Gaspare Burgio, che ospito sempre volentieri. Per quanto non ami le espressioni offensive, ho ritenuto opportuno non censurare nulla: l’autore ha espresso la propria opinione senza troppi orpelli politically-correct, e ne ha diritto. 

giovedì 10 dicembre 2015

Libertà di espressione - Limiti etici


La libertà è il potere di fare ciò che è bene, non ciò che piace.
(Anonimo)

Diverse volte in passato mi è capitato di proclamare sul blog il diritto inalienabile alla libertà di espressione. Ho sempre creduto che ciascun individuo debba avere la possibilità di dire ciò che pensa, senza censure. Ma nell’ultimo periodo, in seguito ai fatti di cronaca che hanno scosso il mondo e ad alcuni problemi di convivenza professionale, questa convinzione ha un po’ vacillato. Scontrarsi con la dura realtà, a volte, rischia di spegnere anche l’ideale più nobile.

giovedì 3 dicembre 2015

Umane fissazioni - le mie pignolerie da lettrice



I libri sono un piacere che non crea dipendenza ma indipendenza.
(Achille Mauri)

Nella vita sono una persona alla mano, ma quando si tratta di libri la mia pignoleria scivola nel maniacale. Pur essendo una scrittrice alle prime armi, sono molto esigente nei confronti dei miei testi: se una parola o un passaggio mi sembrano troppo elementari, sputo il sangue finché non mi convinco del loro valore o non mi viene l’esaurimento, più probabile la seconda ipotesi.
Questo eccesso di critica si estende anche alle opere altrui. Cerco sempre il pelo nell’uovo e ho l’occhio di lince per refusi e magagne tecniche, al punto che un amico mi ha soprannominato beta-radar.  La quantità delle mie osservazioni non implica un giudizio negativo sul romanzo: le opere che mi piacciono spesso sono le più bacchettate. Il punto è che amo la letteratura e vorrei che ogni pagina potesse esprimersi al 100% delle proprie possibilità, quindi punto il dito anche sugli aspetti che potrei trascurare ed evidenzio tutte le migliorie possibili. Se non lo faccio, mi sento la coscienza sporca.
Marina Guarneri, con il post “Cosa non chiedo ai libri che leggo” mi ha dato lo spunto per stilare una bella lista degli aspetti che mi fanno storcere il naso: credo che d’ora in poi non riceverò nemmeno un guest-post!