lunedì 28 settembre 2015

Scalare la vetta della prima stesura senza farsi troppo male.


Non importa quanti obiettivi raggiungi.
Quando sei uno scalatore, c'è sempre un'altra montagna.
(Meredith Gray)

Per l’aspirante scrittore, la prima stesura del primo romanzo non è una passeggiatina ma una scalata bastarda, scalzi sull’Everest. Ci illudiamo che i nostri personaggi siano gli unici a compiere il viaggio dell’eroe, ma anche noi dobbiamo sudare le proverbiali sette camicie per raggiungere il nostro obiettivo. Le prove che dobbiamo affrontare non sono semplici. Se non riusciamo a superarle, dobbiamo avere l’umiltà di metterci in discussione e cambiare strategia. Non abbiamo nemmeno un antagonista a cui dare la colpa dei nostri fallimenti, perché tutte le nostre difficoltà dipendono da un modo sbagliato di affrontare il problema. Siamo i principali responsabili dei nostri scivoloni, e  in un’epoca dominata dalla sindrome dello scaricabarile, prendere atto di questa sacrosanta verità è un atto di coraggio.
Qualche settimana fa, in questo post, ho parlato dell’allarmante lentezza che ha caratterizzato i primi mesi di lavoro ed espresso l’esigenza di sospendere temporaneamente gli aggiornamenti fissi del blog per avere più tempo da dedicare al romanzo. Questa decisione mi ha aiutato a gestire meglio i miei ritmi, ma da sola non bastava per donare alla mia andatura lo sprint di cui avevo bisogno: sono intervenuta su problemi di carattere pratico, sulla gestione delle mie giornate e sulle mie scadenze; ora devo occuparmi della mia mente e delle mirabolanti architetture di paranoie che riesce a ideare ogni volta che mi siedo al pc.
I tentennamenti, infatti non sono legati soltanto alla sfera del fare. Le difficoltà più grandi sono figlie dell’insicurezza e della paura. Il lavoro può mangiare tutto il tuo tempo libero, e tu non scrivi. Ma quando sei davanti al computer e sai di avere due ore a disposizione, perché ti blocchi? Perché non ammetti di avere dei limiti e, di conseguenza, non sai ideare degli stratagemmi per superarli.

martedì 22 settembre 2015

Guest Post - L'ingenuità della ragione e altre facezie.


Quasi un anno dopo il primo guest-post che ha scritto per me, torna su queste pagine Salvatore Anfuso, un po’ più maturo di allora, con meno capelli e con qualche nuova consapevolezza.

Io e Salvo, nell’ultimo anno, abbiamo intrapreso insieme un bel percorso. Ci siamo scambiati testi ed e-mail, confrontati, consultati e criticati a vicenda, forti di un’esperienza comune: entrambi abbiamo ricominciato a scrivere dopo un lungo silenzio, ci siamo messi in gioco, con la spavalderia di chi sa di avere discrete capacità e l’umiltà – non sempre visibile – di due esordienti che devono ancora imparare molto.

Ogni crescita passa attraverso la presa di coscienza dei propri limiti: Salvo ha deciso di sbattere sulla pagina tutto ciò che ha appreso su se stesso, e ha deciso di farlo con la sua consueta ironia.

Buona lettura!

giovedì 17 settembre 2015

Lo scrittore è un outsider.



Sii la versione originale di te stesso, non la brutta copia di qualcun altro.
(Judi Garland)

C’è una caratteristica che a mio avviso accomuna molti scrittori: lo sguardo lucido e disincantato sul sistema sociale e la cultura dominante, intesa quest’ultima come l’insieme di riti, di miti e di simboli che strutturano il modo di pensare di una collettività (cit. Edgar Morin).
In poche parole, lo scrittore è un outisider.
Non esiste una traduzione letterale di questo termine. Per spiegarlo, ho bisogno di ricorrere alla perifrasi insita nella parola stessa: lo scrittore è colui che sta fuori.
Ma fuori da cosa?
Ciascuno elabora il concetto in base alla propria esperienza, quindi vi racconto la mia.

Fin da bambina ho sempre avuto difficoltà a integrarmi nei gruppi, in particolare quelli che tendono a reprimere l’individualità di coloro che ne fanno parte. Avete presente le orde di quindicenni vestiti tutti uguali? Ecco. Io me ne sono sempre dissociata. E da adulta sono rimasta fedele a me stessa e alla mia capacità di ragionare in autonomia. Sono una persona poco malleabile. Amo il dialogo costruttivo e non la ripetizione passiva di concetti assimilati per osmosi, quindi tendenzialmente preferisco relazionarmi più con le singole persone che non con la collettività. Inoltre detesto il fanatismo, per me sinonimo di ignoranza, che ho riscontrato ovunque, persino in alcuni gruppi buddhisti: è un paradosso, considerando che le filosofie orientali proclamano il non-attaccamento…

lunedì 14 settembre 2015

Il questionario di Proust: se fossi il personaggio di un romanzo?


Si può scoprire di più su una persona in un'ora di gioco che in un anno di conversazione.
(Platone)

Ieri un conoscente mi ha posto una domanda interessante.  
Se io fossi il personaggio di un romanzo, quale storia scriveresti per me?
Io gli ho dato una risposta diplomatica: “boh”.
Poi, però, ci ho riflettuto. Secondo me un ragazzo inquadrato e un po’ bigotto come lui starebbe bene in situazioni che lo costringano a tirare fuori il carattere, a mettere in discussioni le proprie convenzioni più rigide e a dire quello che pensa senza nascondersi dietro lo schermo del politically correct.
Potrebbe quindi decidere di trascorrere qualche giorno nella casa al mare e trovarla occupata da un gruppo di punkabbestia. Oppure rimanere chiuso in ascensore con uno che puzza come una capra: riuscirebbe a cavarsela senza offenderlo? Forse però sarebbe più adatto come aiutante che non come protagonista. In un giallo potrebbe essere il nerd che si infiltra nel pc di un sospetto per scovare filmati pedopornografici. Oppure il testimone chiave che, dopo essere rimasto nell’ombra per tutta la storia, fornisce al detective il dettaglio che gli consente di risolvere il caso…
 Insomma, io sono una pentola a pressione piena di idee. Certo, non tutte sono valide, però ci sono: in un quarto d’ora ho scritto una lista con venti possibili ruoli e ho avuto lo spunto per questo post.  
Sebbene nessuno dei protagonisti del mio romanzo sia ispirato a persone reali, a volte mi diverto a osservare i miei conoscenti, domandandomi se possano essere dei validi personaggi. Fantasticando, ho tirato fuori dal cilindro tante situazioni paradossali. Ho addirittura assegnato i ruoli per un giallo ambientato nel mio ufficio...
Certo, la vita vera non basta per creare una storia; si deve sempre lavorare di fantasia e, soprattutto, inserire dettagli funzionali alla trama. Però la realtà può fornire degli assist importanti.  
A voi è mai capitato di prendere ispirazione da persone che avete conosciuto per inventare delle storie? Sono sicura di sì. Però se non l’avete mai fatto è giunto il momento di mettervi alla prova.

venerdì 11 settembre 2015

Il romanzo e il blog dopo la pausa estiva.



Non c'è libertà se siete imprigionati da muri di disciplina.
(Bruce Lee)


Dopo il rientro dalle ferie, nutrivo un grande entusiasmo all’idea di riprendere la stesura del mio romanzo. Quando mi sono seduta al PC, però, ho preso coscienza di un dato allarmante: avevo perso il filo della storia. Essendo una persona che tende al melodramma, ne ho fatto una tragedia.

Proprio mentre stavo per mandare tutto all’aria con il solenne giuramento di non scrivere più nemmeno una riga per il resto della vita, Marina Guarneri, attualmente mia unica beta-reader, mi ha suggerito di rileggere la storia dall’inizio per ritrovare la connessione con la vicenda e con i personaggi.

All’inizio ero un po’ titubante perché molti sapientoni consigliano di scrivere la prima stesura tutta d’un fiato, poi ho deciso di affidarmi all’istinto che mi diceva di provarci: sono contenta di averlo fatto.

Per fortuna non ho provato eccessivo ribrezzo, né mi sono lasciata possedere dall’istinto di revisionare: mi sono limitata ad annotare i cambiamenti possibili per concretizzarli in futuro.

Il mio stile si è evoluto ancora, non solo rispetto a un anno fa come evidenziavo qui, ma anche in relazione ai mesi di marzo e aprile. Al duro lavoro che ho fatto per migliorare, forse si sono aggiunti i transiti astrologici, a cui sono particolarmente sensibile.  Per dodici mesi il buon vecchio Giove in sestile dal leone ha favorito la mia tendenza alla prolissità e agli sbrodolamenti verbali. Ora sulla mia testa c’è il bastardo dello zodiaco, Saturno, che con la sua rigidità sta favorendo la mia capacità di sintesi. La mia passata verbosità mi sembra assolutamente inutile: ho rimosso un numero spropositato di virgole, di aggettivi, di termini ricorrenti (“molesto” scritto 20 volte in 50 pagine) e di climax, figura retorica della quale ho abusato senza pietà.

Non ho ancora apportato le modifiche sul file, ma intanto sono lì, su carta. E la loro presenza mi conforta.

“Suvvia, Chiara, la tua bozza avrà anche degli aspetti positivi…”
Sì. Li ha.

lunedì 7 settembre 2015

Cultura e ricchezza: le mie riflessioni.


Quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l'aspetto dei giganti.
(Karl Kraus)

Qualche settimana fa, Tenar ha pubblicato l’articolo “Sulla spendibilità della cultura tutta”, nel quale evidenziava che fino a qualche tempo fa gli studi umanistici erano gli unici a essere denigrati perché considerati di scarsa attualità, mentre oggi anche le materie scientifiche sono da alcuni ritenute superflue: ciò che rende utile una disciplina è la sua capacità di produrre ricchezza immediata. Con questi presupposti, solo le lingue straniere si possono salvare.
Dopo aver letto le sue parole, ho riflettuto molto. Quindi, ho deciso di deviare leggermente rispetto al tema del blog e di scrivere una sorta di sequel. Dopo tutto, noi scrittori siamo per tradizione associati al mondo intellettuale. Anche se ci siamo svenduti, la cultura è il nostro pane quotidiano.

Partiamo quindi dalla madre di tutti i luoghi comuni: conoscere la letteratura non aiuta a fare soldi. E saper scrivere in italiano corretto è superfluo. Ciò che conta è la capacità di comunicare empaticamente.
Ah, okay: e in che modo pensi di farlo?

giovedì 3 settembre 2015

Le (mie) scene più difficili da scrivere



Le difficoltà crescono man mano che ti avvicini alla meta.
(W. Goethe)

Qualche giorno fa, Daniele Imperi ha pubblicato il post “Le scene più difficili da scrivere” e io, che sono una gran cacciatrice di meme, ho deciso di doppiarlo.
Mi piace l’idea di parlare delle mie bestie nere con altri aspiranti scrittori e di conoscere le loro. Ciascun autore ha le sue peculiarità, ha punti di forza e limiti: condividendoli, ci si può aiutare a vicenda.
Inoltre, adoro gli esercizi di consapevolezza. Chi prende coscienza delle proprie difficoltà ha già compiuto un importante passo verso il loro superamento.
Non è sufficiente capire cosa non vada nel nostro modo di scrivere, ma anche perché.
Si tratta di un limite tecnico o psicologico?
La difficoltà della scena è legata al suo contenuto o al fatto che tocca nervi scoperti, tira fuori la polvere che abbiano nascosto sotto il tappeto?
Rispondere a queste domande ci aiuta a scendere in profondità e a evolvere.
Prendendo come riferimento il romanzo in fieri, la cui stesura si sta rivelando eterna, ho estrapolato quattro tipologie di scene, che rappresentano i limiti su cui sto attualmente lavorando.