lunedì 29 giugno 2015

Parenti, amici e conoscenti: come vivono il fatto che io scriva.



Se non puoi ricevere un complimento, fattene uno tu.
(Mark Twain)

Fin da uno dei primi post pubblicati su Appunti a Margine, ho ribadito l’importanza di vivere come se fossimo già scrittori affermati, per allineare le nostre convinzioni all’obiettivo che ci siamo prefissati.
 Senza una giusta predisposizione mentale è impossibile raggiungere la propria meta, qualunque essa sia: non si può dimagrire con la dispensa piena di cibo spazzatura, né trovare degli amici rimanendo rintanati   in casa davanti alle televisione…
Quindi, come potremmo completare la stesura di un romanzo se trattiamo la scrittura come un hobby a cui dedicarci quando non abbiamo nessuno con cui andare in discoteca?
Per concludere la nostra opera prima dell’apocalisse, dobbiamo modificare i nostri ritmi, le nostre abitudini e il nostro stile di vita.  In poche parole, per diventare scrittori occorre pensare da scrittori.
Le rinunce e i sacrifici che ho fatto per trovare il tempo da dedicare al mio romanzo non mi sono mai pesati. Il primo bacio dei miei protagonisti mi è costato la gita aziendale: pazienza!
Parenti e amici, però, spesso agiscono nei miei confronti come dei diavoli tentatori che, armati di forcone, mi sibilano nelle orecchie “ma chi te lo fa fare?”
Sarebbe molto più facile per me dedicarmi al mio progetto con entusiasmo se chi mi circonda comprendesse l’importanza che la scrittura ha nella mia vita, ma ho l’impressione che a volte mi considerino una folle sognatrice, come se mi fossi messa in testa di fare la modella o la rock star. Ma il mio romanzo e il mio blog non sono un passatempo: mi piacerebbe essere presa sul serio, anche se non ho ancora pubblicato nulla e la strada che ho davanti è più lunga di quella già percorsa.

giovedì 25 giugno 2015

Show don't tell - Gli elementi che compongono la scena.





Abbiamo tutti una storia da raccontare, una pagina da scrivere, un libro da ultimare.
(Giorgio De Luca)

Oggi voglio fare outing: il file excel che utilizzo per tenere sotto controllo la storia ha, fra le sue funzioni, anche quella di ovviare a un mio limite oggettivo, forse legato all'inesperienza: a volte tendo a farmi prendere la mano dall'ispirazione e a uscire dai confini della storia.
Prima di progettare la trama nel dettaglio, ho scritto diverse pagine che probabilmente saranno eliminate. Mi sono state utili per creare un contatto con i personaggi e per rafforzare il mio stile, ma se voglio arrivare alla fine della stesura senza le ossa rotte devo avere una traccia da seguire, pena un bagno di sangue in fase di revisione. Certamente la pianificazione non mi rende immune da tagli e cambiamenti, né blocca le intuizioni momentanee che ogni tanto mi fanno cambiare rotta, ma mi consente di incanalare meglio la narrazione, comprendere la funzionalità di ogni scena e gestirla in modo costruttivo.
Nel post di oggi ho deciso di dettagliare le voci riportate nel foglio 2 del mio documento-guida, ovvero gli elementi che tengo in considerazione prima di scrivere una scena. So che a molti questo lavoro potrebbe sembrare eccessivo, ma ho per le mani una trama complessa, con tanti punti di vista e due time-line parallele: ho provato a scrivere di getto, ma non ce la faccio. Anche se non consulto il file in modo maniacale, sapere che è lì e aggiornarlo man mano che procedo mi dà sicurezza.

lunedì 22 giugno 2015

Invettiva contro le segnalazioni a scatola chiusa e l'auto-pubblicazione selvaggia.


Occorrerebbe per la penna, come si usa per ogni micidiale strumento, il porto d'armi.
(Gesualdo Bufalino)

Ricordate l’episodio che ho raccontato nell’articolo “Con lemani nei capelli – manuali e guest-post”? Nel caso qualcuno se lo fosse perso, faccio un piccolo riassunto.
La settimana prima di Pasqua, ho discusso animatamente con un tizio che voleva una segnalazione per la sua raccolta di racconti. Siccome il mio blog non ha questa finalità, gli ho offerto l’alternativa del guest-post e ci siamo accordati per un articolo sulle potenzialità del self-publishing. Quando ho ricevuto un trafiletto promozionale pieno di errori grammaticali, mi sono rifiutata di pubblicarlo. Dopo aver spiegato la mia posizione, mi è arrivata una versione un pochino più approfondita, ma nemmeno quella mi convinceva pienamente. Oltre a essere scritta con i piedi, veicolava il messaggio “basta che paghi e diventi uno scrittore”. Come può una persona che ha studiato tanto e si esercita quotidianamente ad accettare una cosa del genere? Pubblicandolo avrei tradito i miei valori, così gli ho detto nuovamente di no. Tra l’altro, lo stesso articolo era comparso su Aspirante scrittore, e il fetentone ha cercato di intortarmi cambiando l’ordine delle parole e cercando di farmelo passare per un inedito… Insomma, ero un po’ stufa di farmi prendere per i fondelli e non avevo più voglia di interagire con lui.
Nel mio post precedente, però, ho omesso un piccolo dettaglio: nell’ultima e-mail che ho ricevuto, sono stata accusata di far parte di una sorta di casta che vuole impedire a chi fa tutto da solo di sedere nell’olimpo degli dei. Non solo ammetteva esplicitamente di non avere alcuna competenza tecnica e di aver pubblicato solo perché (cito le sue testuali parole)  “pagando tutto si fa, ovvio”, ma sosteneva di avere il diritto di essere aiutato da me, perché ciascun individuo di buona volontà meriterebbe il suo posticino nel panorama letterario italiano. In poche parole, avrei dovuto correggere il suo articolo per renderlo pubblicabile, come se non ne avessi già abbastanza dei miei refusi.  
Il giorno dopo, ho visto il suo libercolo pubblicizzato su un blog e sono rimasta allibita. Io so come scrive questo tizio: non solo il post che mi ha mandato, ma anche le sue e-mail erano agghiaccianti, eppure la presentazione dell’argomento e l’immagine di copertina rendevano il prodotto molto accattivante.
Come mai?   

giovedì 18 giugno 2015

Le responsabilità dello scrittore.




Nel Buddhismo parliamo di karma, e molte persone non vogliono sentire nominare questo termine perché dicono di non credere nel karma. Se invece di karma lo chiamassimo semplicemente ‘causa ed effetto’, il suo significato diventerebbe molto semplice. Se io do un pugno a qualcuno, questo qualcuno, a sua volta, mi darà un pugno. Se parlo male di altre persone, questi a loro volta parleranno male di me. Tutto ciò che diciamo, pensiamo e facciamo ha delle conseguenze e questo significa che in realtà sappiamo che qualunque cosa facciamo produrrà degli effetti che noi stessi sperimenteremo.
(Dalai Lama)

Avevo in mente di scrivere questo post fin da quando ho pubblicato “Il potere delle parole – La differenza fra dovere e volere”, perché i vostri commenti mi hanno fatto tornare in mente il testo del Dalai Lama, letto molti anni fa, da cui ho tratto il brano di apertura. Tuttavia, è stato il recente articolo “L’ambizione dello scrittore” di Salvatore Anfuso (che ringrazio per avermi citato) a farmi decidere di concretizzare il mio intento.
Come evidenziavo anche nella puntata precedente, la scrittura per me rappresenta il luogo della scelta e della libertà espressiva in contrapposizione agli obblighi incatenanti, alle aspettative sociali, al rispetto dei ruoli prestabiliti. Non c’è alcun senso del dovere nel mio scrivere. Non c’è il capo che entra in ufficio di soppiatto e sbricia dietro le mie spalle per vedere se sto facendo il mio lavoro. Non c’è un cartellino da timbrare e i miei colleghi – i personaggi – non mi sono stati imposti da nessuno: creandoli, io li ho scelti. In poche parole, a muovere la mia scrittura è la decisione spontanea di raccontare storie.
Ciò nonostante è assurdo pensare di poter portare avanti un progetto scrittorio senza autodisciplinarsi: se si vuole tirare la scrittura fuori dalla sfera degli hobbies a tempo perso per trasformarla in qualcosa di più concreto, occorre agire con costanza e determinazione, darsi delle regole. Ed è qui che entra in gioco la responsabilità, che dona concretezza alla libertà individuale e la indirizza verso uno scopo.
Per comprendere meglio questo concetto, dobbiamo fare un passo indietro: cos’è la libertà?

martedì 16 giugno 2015

Il feticismo dello scrittore - non posso rinunciare a...



La lontananza, che rimpicciolisce gli oggetti all'occhio, li ingrandisce al pensiero.
(A Schopenhauer)

Qualche giorno fa, Marina Guarneri ha pubblicato un post molto divertente, intitolato “Lo scrittore feticista”. Siccome ultimamente sono una gran cacciatrice di “meme”, ho deciso di doppiarlo.

Il sociologo Paul Willis, con il concetto di “creatività simbolica”, indica l’insieme delle pratiche messe a punto dall’individuo per dare senso e significato alle proprie routine. Anche il semplice gesto di appendere un quadro alla parete può essere considerato creativo: si tratta infatti di uno stratagemma fantasioso per colorare l’ambiente e personalizzare la quotidianità.

Pertanto, se di primo acchito l’attaccamento a oggetti materiali e a piccoli rituali scaramantici potrebbe apparire in conflitto con lo spirito libero dell’artista, il feticismo ci può aiutare a individualizzare la pratica della scrittura e a donare all’ispirazione una nuova concretezza. Gli orpelli apparentemente inutili possono diventare parte integrante del nostro metodo di lavoro, facendoci sentire più sicuri.

Nemmeno io mi sottraggo a questa mania: se non dispongo del materiale, dei cibi e dei cimeli che rassicurano la mia espressività, ho quasi l’impressione che la scrittura sia mutilata. È un po’ come quando ci si accorge di aver dimenticato il portafoglio o il cellulare subito dopo essere usciti di casa.

Come Marina, anche io pubblicherò qualche foto dei miei feticci: l’idea che ha avuto mi ha aiutato a familiarizzare un po’ con il suo mondo, a conoscerla meglio. E spero possa succedere lo stesso anche a voi.

giovedì 11 giugno 2015

La costruzione della trama - il mio famigerato file Excel


Quando la vita è quella che è, il romanzo ha diritto di essere quello che vuole.
(Daniel Pennac)

È passato esattamente un anno da quando ho pubblicato il post “Gestione della trama: un compromesso fra pianificazione e creatività”, nel quale evidenziavo la mia esigenza di armonizzare l’organizzazione del lavoro e le intuizioni improvvise che sono alla base delle mie scene migliori.
Credo che questa necessità sia strettamente legata al mio carattere: anche nella vita quotidiana sono molto fantasiosa, ma ho bisogno di paletti che mi aiutino a tenere i piedi per terra, altrimenti rischio di perdere il controllo. Pianificare i miei impegni mi aiuta a non brancolare nel buio, ma gli schemi troppi rigidi mi stressano. Tengo molto alla mia libertà di azione, all’improvvisazione e alla creatività simbolica che dà senso e valore a ciò che altrimenti sarebbe solo becera routine.
Ormai considero questo fragile equilibrio uno dei punti fermi del mio metodo di scrittura e non credo che le cose cambieranno. Ciò che invece è mutato, rispetto all’articolo dell’ 8 giugno 2014, è il modo in cui concretizzo questa volontà.

lunedì 8 giugno 2015

21 curiosità sulla mia scrittura.


Un libro deve essere come un'arma che possa rompere i mari ghiacciati dentro di noi. 
(Franz Kafka)

Oggi, cercando un argomento leggero per scaricare la tensione legata al rientro dalle ferie, mi è tornato in mente il post “25 cose sulla mia scrittura” pubblicato più di un anno fa da Maria Teresa Steri,  che a sua volta fa riferimento a un meme di Daniele Imperi.
Ricordo che quell’articolo mi era piaciuto moltissimo perché è sempre interessante prendere consapevolezza di aspetti più o meno noti del proprio modo di scrivere e condividerli con gli altri.  Tuttavia, ai tempi Appunti a Margine era solo un’idea del mio cervellino malato e, nonostante il proposito di riprendere l’argomento, ho finito per dimenticarmene. Fortunatamente, il banner “tre post a caso” su Anima di Carta mi ha rinfrescato la memoria!
A Maria Teresa sono uscite 25 voci, a me ventuno. Non lo considero un caso, dal momento che questo numero è uno dei miei preferiti, nonché molto importante per il reiki. E, visto che tendo sempre a dilungarmi, meglio sceglierne poche.

giovedì 4 giugno 2015

Il tempo per scrivere - il conflitto fra "essere" e "fare"


Che sia il migliore o il peggiore dei tempi, è l'unico tempo che abbiamo.
(Art Buchwald)


Oggi scelgo la semplicità. Non ho voglia di scrivere un post tecnico di quattro pagine word né di tenere la mente concentrata su argomenti che richiedono studio e documentazione. Sono in ferie per una settimana e voglio che il mio post rispecchi la sensazione di freschezza e di libertà che in questi giorni sta dominando la mia anima. Mi trovo a Sanremo – siamo partiti solo qualche giorno a cavallo del ponte – ma libera da routine e condizionamenti. Oggi sono stata svaccata in spiaggia tutto il pomeriggio con il Kindle e mi sono sentita in pace con l’universo intero.
Certo, la parola “lunedì” è uno spauracchio che mi lampeggia nel cervello, ma cerco di tenerla lontana dalla mia sfera di azione per concentrarmi solo sul presente e sulla scrittura. Trovo sia meraviglioso potermi dedicare alla mia passione come e quando lo desidero, senza essere costretta a ritagliarle un buco in una giornata che corre via talmente veloce da travolgermi.  
Il tempo è un bastardo. Questo è uno dei romanzi più belli che abbia letto negli ultimi anni. Oltre all’originalità dell’intreccio, ciò che ha attirato la mia attenzione, la prima volta che l’ho visto in libreria, è il potere magnetico del titolo. Credo che ciascuno di noi abbia pensato questa frase almeno una volta nella  vita. E io, in questo periodo, mi trovo a ripeterla quasi come un mantra, mentre l’abissale differenza fra ciò che sono e ciò che faccio esplode pesantissima davanti ai miei occhi.  

lunedì 1 giugno 2015

Guest-post (7) - Test di personalità che possono aiutare a creare personaggi complessi


Oggi è mio ospite Alessio Montagner, da me ribattezzato “l’intellettuale di Penna blu” perché noto ai lettori abituali del blog di Daniele Imperi, con il nick-name di Live-Alive, per i suoi commenti complessi, ma intelligenti e sensati.
Solitamente, quando concordo con i guest-blogger gli articoli da scrivere, prediligo che si occupino di argomenti su cui sono poco esperta, affinché Appunti a Margine possa spaziare attraverso molteplici tematiche. Tuttavia, quando ho ricevuto questo articolo ready to publish, con tanto di immagine introduttiva, ne sono rimasta conquistata: come sapete sono appassionata di psicologia e fissata con la creazione di personaggi completi, profondi, e coerenti pur nella loro incoerenza. Anche quando le nostre fissazioni battono su un ferro già rovente, c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare!
Personalmente non ho mai utilizzato i test psicologici per approfondire la personalità dei miei ragazzi, ma credo che proverò. Sono molto curiosa, e penso che potrà essere divertente indossare i loro panni ancor più di quanto non abbia fatto finora.
E voi, vi siete mai serviti di questo supporto? Quali strumenti usate – a parte la vostra fantasia – affinché i vostri personaggi siano profondi e complessi?
Buona lettura!