Parenti, amici e conoscenti: come vivono il fatto che io scriva.



Se non puoi ricevere un complimento, fattene uno tu.
(Mark Twain)

Fin da uno dei primi post pubblicati su Appunti a Margine, ho ribadito l’importanza di vivere come se fossimo già scrittori affermati, per allineare le nostre convinzioni all’obiettivo che ci siamo prefissati.
 Senza una giusta predisposizione mentale è impossibile raggiungere la propria meta, qualunque essa sia: non si può dimagrire con la dispensa piena di cibo spazzatura, né trovare degli amici rimanendo rintanati   in casa davanti alle televisione…
Quindi, come potremmo completare la stesura di un romanzo se trattiamo la scrittura come un hobby a cui dedicarci quando non abbiamo nessuno con cui andare in discoteca?
Per concludere la nostra opera prima dell’apocalisse, dobbiamo modificare i nostri ritmi, le nostre abitudini e il nostro stile di vita.  In poche parole, per diventare scrittori occorre pensare da scrittori.
Le rinunce e i sacrifici che ho fatto per trovare il tempo da dedicare al mio romanzo non mi sono mai pesati. Il primo bacio dei miei protagonisti mi è costato la gita aziendale: pazienza!
Parenti e amici, però, spesso agiscono nei miei confronti come dei diavoli tentatori che, armati di forcone, mi sibilano nelle orecchie “ma chi te lo fa fare?”
Sarebbe molto più facile per me dedicarmi al mio progetto con entusiasmo se chi mi circonda comprendesse l’importanza che la scrittura ha nella mia vita, ma ho l’impressione che a volte mi considerino una folle sognatrice, come se mi fossi messa in testa di fare la modella o la rock star. Ma il mio romanzo e il mio blog non sono un passatempo: mi piacerebbe essere presa sul serio, anche se non ho ancora pubblicato nulla e la strada che ho davanti è più lunga di quella già percorsa.

 Per farvi capire meglio, propongo un piccolo esempio. Come voi sapete, al lunedì e al giovedì aggiorno il blog. Ormai da più di un anno, i miei appuntamenti fissi sono questi e, salvo contrattempi e impegni improrogabili che hanno fatto slittare la pubblicazione all’indomani, ho sempre mantenuto il mio proposito. La dinamica è sempre la stessa: esco dall’ufficio, vado a casa e scrivo l’articolo. Se finisco presto, un aperitivo o una pizza ci stanno, altrimenti smanetto sulla tastiera fino a esaurimento forze. Qui a Sanremo anche le pietre sanno che in questi due giorni sono kaput, quindi vado in escandescenza quando ricevo una telefonata alle 17:25 e, dopo aver rifiutato l’invito, mi sento dire “e va beh, dai, puoi anche rinunciare al blog”.  Sono sicura che, se invece di scrivere giocassi a pallone, nessuno mi chiederebbe di saltare gli allenamenti: il calcio e la letteratura hanno un peso diverso, qui in Italia.

Tuttavia, non voglio fare di tutta l’erba un fascio. Attorno a me non c’è una massa informe, ma persone intelligenti che cercano di relazionarsi con la mia attività nel modo più naturale possibile, coerentemente con il loro modo di pensare e il loro carattere.  Sono sincera: a volte i miei parenti e i miei amici mi fanno tenerezza, perché cercano di capirmi nonostante sia distante anni luce da ciò che hanno sempre considerato vero.  E qualcuno a volte ci riesce.

L’individuo che maggiormente risente della mia attività scrittoria è il mio compagno, Beppe. Lui conosce i personaggi del mio romanzo, di cui ha letto qualche brano, e cerca di darmi dei buoni consigli. Mi ascolta sempre, quando mugugno e cerco di capire  come valorizzare una scena che non mi piace. Ma, soprattutto, riesce a essere in sintonia con il mio bisogno di trovare il tempo da dedicare alla mia attività. Mi viene in contro, quando gli dico che devo scrivere: proprio in questo momento sta preparando la cena.  
Nei primi tempi, però, non era così solerte. Più di una volta abbiamo litigato perché mentre mi trovavo alle prese con la stesura di una scena ostica mi ricordava che c’era da stendere la biancheria. E io imprecavo in tutte le lingue del mondo, perché consideravo queste interruzioni come una mancanza di rispetto. “Se io dormo mica mi svegli per queste stronzate, no? Quindi fingi che io stia dormendo!”
A volte mi sento un po’ in colpa perché per scrivere tolgo tempo alla coppia, ma sarei ipocrita se dicessi che la sua presenza non condiziona la stesura del mio romanzo. Quando lo scorso inverno è andato qualche mese a Milano per aiutare i miei suoceri con la loro attività, i lavori hanno subito una notevole accelerata. Ora languono, perché spesso alla sera preferisco stare con lui. Vorrei giornate da trentasei ore per riuscire a dare le stesse attenzioni al mio fidanzato e al mio protagonista (che svolge l’infausto ruolo di terzo incomodo), ma in qualche modo mi arrabatto.

Con i miei genitori prendo il discorso un po’ con le pinze perché, nonostante la mia età, i loro giudizi spesso   lapidari e insindacabili mi condizionano. Entrambi mi hanno creato, seppur involontariamente, qualche problema di autostima con la loro tendenza a criticarmi sempre, e lo sanno benissimo. Quindi, poverini, cercano di non esporsi e di aiutarmi come possono.  
Mia mamma secondo me ha una sorta di orologio biologico che la spinge a telefonarmi SEMPRE nel momento preciso in cui mi siedo al pc. Inevitabile, quindi, che sia liquidata con un “ti chiamo dopo”.  Però condivide su facebook tutti i link dei miei articoli e ha invitato un po’ di gente a diventare fan della mia pagina. A uno di loro ha anche mandato un messaggio con scritto “questo è il blog di mia figlia, guardalo”, solo che si è sbagliata e l’ha inviato a me: non ha molta dimestichezza con questi mezzi tecnologici, ma il suo gesto mi ha fatto piacere.
Gli articoli del blog li legge solo ogni tanto perché dice che sono troppo tecnici, e (mea culpa!) troppo lunghi. Quanto al romanzo, sa che esiste ma non sa di cosa parla. Sono anche indecisa se utilizzarla come “cavia”, perché le piacciono le americanate, è troppo anziana per essere il mio lettore tipo e non credo abbia le competenze tecniche per valutare la qualità del mio lavoro. Comunque prima o poi lo leggerà, e già tremo di paura. Molte scene non sono proprio soft…
Anche con mio padre sono piuttosto riservata perché non andiamo molto d’accordo e fra noi, c’è equilibrio solo se parliamo del più e del meno. Però è curioso come una scimmia, anche se non lo dà a vedere. So che ha cercato il mio blog su Google e ha letto parecchi articoli. Quando mi ha chiesto “vuoi la mia opinione?” gli ho risposto un sonoro “no”, ma mi sono un po’ pentita: chissà, magari questa volta era in buona fede e non aveva intenzione di stroncarmi…
Un giorno mi ha quasi commossa, dicendo “stanotte ho sognato che scrivevi un romanzo di successo e ti arrabbiavi con me sgridandomi per non aver creduto nelle tue capacità”. Poi si è messo a ridere e con tono scherzoso ha aggiunto “pure nel sonno mi devi trattare male!”

Mia sorella non mostra grande interesse per ciò che faccio. Lei legge solo saggi di filosofia, credo che non sia interessata al mio romanzo. Però il suo compagno è sempre curioso e mi fa un sacco di domande. Con lui, di certe cose, parlo volentieri.

Con i colleghi né pubblicizzo né nascondo che sto scrivendo un romanzo e che ho un blog. Inizialmente avevo manipolato la privacy di facebook per  impedire loro di vedere i link ai miei post: mi sentivo in imbarazzo e non volevo che si spargesse la voce in azienda. Poi però ho capito che non aveva senso vergognarsi come se andassi a battere il marciapiede e ho iniziato a espormi un po’ di più. A qualcuno, ho anche passato il link di mia spontanea volontà. In fondo la scrittura fa parte del mio modo di essere: far finta che questa passione non esista è come rinnegare la mia identità.
Qualche settimana dopo aver reso i link visibili a tutti i miei contatti, una signora che lavora in un’altra Direzione è venuta nel mio ufficio per farmi i complimenti. La cosa mi ha lusingata molto e mi ha fatto sciogliere un po’. So che alcuni colleghi mi leggono spesso perché lo vedo dalle statistiche geografiche. Non escludo che alcuni di loro vogliano solo curiosare nei fatti miei per parlare male di me in giro, ma mi sento immune a eventuali critiche: non sarà un dito puntato contro un refuso a distruggere la consapevolezza che sto scrivendo degli articoli discreti. La maggior parte di loro è in buona fede, questo mi basta. E io, attraverso questa paginetta, ho la possibilità di farmi conoscere un po’ meglio.
Da quando ho fatto outing, la vita là dentro è più facile. Ho passato tre anni quasi in isolamento, e ora riesco a emergere attraverso la differenza fra ciò che sono in ufficio e ciò che sono fuori. Chi ha cervello e cuore sa comprendere quale fra queste due immagini corrisponda al vero.
Sono sicura però che qualcuno che mi considera un po’ folle. Cerca di nascondere ciò che pensa di me, ma non riesce a fregarmi perché io ho il radar per le sensazioni altrui. Altri mi appoggiano, ma non capiscono il mio sbattimento, notano che sono sempre con l’acqua alla gola e ho difficoltà a trovare il tempo per fare tutto, mi domandano se ne valga la pena, mi esortano a rilassarmi un po’. Ma io sono questa e sono così. Con il tempo, forse, riusciranno a capirmi.

Gli amici (inutile dirlo perché altrimenti non sarebbero tali) mi offrono costantemente aiuto e sostegno. Sono molti a domandarmi  “come va la stesura del romanzo?” e questo mi fa sentire capita, appoggiata.
La mia migliore amica ogni tanto mi aiuta a far appello ai miei ricordi milanesi, regalandomi sempre nuovi spunti perché si sa, dopo qualche battuta scatta l’associazione di idee e vengono fuori delle cose assurde. Ormai, quando le scrivo su Wats app, non la saluto neanche più: “Dov’era più quel locale dove eravamo state con Tizio e Caio nel 2001? Vorrei ambientarci due scene.”
 Un collega di Beppe mi sgrida se la stesura è indietro e mi dice che non vede l’ora di leggere il libro, i miei compagni di università mi scrivono via e-mail per avere notizie, e persino la mia professoressa di italiano del liceo si tiene aggiornata sui miei progressi. Se mollassi, deluderei un sacco di gente! Devo farcela per forza!

 E poi… beh… che dire di voi lettori? Non posso ringraziarvi uno per uno, ma credo che il vostro appoggio sia stato fondamentale per tenere duro durante la stesura senza bloccarmi. Alcuni di voi mi aiutano molto, giorno dopo giorno, e io non posso che essere felice di avervi al mio fianco.

Il lancio della patata bollente.

Dunque, miei cari, che rapporto hanno i vostri parenti, amici e colleghi con la vostra scrittura

Commenti

  1. Forse sarà colpa anche del fatto che io sono molto più riservato sulla stesura del mio, di primo romanzo, non ne voglio parlare finché non ce l'avrò fatta, ma... comunque, per le mie attività di scrittura e di blogging, l'unico vero appoggio grande che ricevo è quello della mia ragazza, che mi aiuta e spesso mi fa anche da editor per i miei contenuti online. Per il resto, i miei genitori sono poco coinvolti, come anche mia sorella, che più o meno mi odia :D ; con gli altri parenti nemmeno vado tanto d'accordo, quindi non li conto neanche. Visto inoltre che la mia azienda è piccola, l'unica collega è - ancora - la mia ragazza, il che è romantico ma non mi aiuta dal punto di vista dell'autostima in ciò che scrivo; di amici veri invece ne ho forse solo uno, che ogni tanto mi aiuta ma non è comunque molto interessato al mio lato di "scrittore". Forse è per tutto questo che stento tanto nel farmi conoscere online, anche se non voglio comunque essere troppo pessimista: ultimamente sto lavorando tanto e sto anche crescendo, e chissà che presto non avrò qualche nuovo supporter, o magari addirittura qualche amico, che stimerà il mio lavoro :) .

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    1. A me il blog é servito per farmi conoscere e apprezzare. I feedback positivi che ho ricevuto dai lettori hanno migliorato la mia autostima, dandomi la possibilità di sciogliermi di più anche fuori, perché finalmente convinta di valere qualcosa. Prova a potenziare il tuo blog: la scrittura, se ben fatta, può agevolare molto il lato relazionale. :)

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  2. Mi viene già da ridere!
    Da dove cominciamo?
    I parenti. Tra le prime persone a cui ho fatto leggere i miei racconti ci sono due zie, lettrici sufficientemente colta da darmi un'opinione che avrei preso in considerazione. Dopo un'iniziale impressione positiva e un invito a continuare non ho più ricevuto richieste di lettura.
    Mia madre ha dato segni di interesse solo dopo aver saputo che avevo vinto un paio di premi; per qualche minuto ha sognato un figlio milionario. Quasi quasi mi faceva tenerezza. (E comunque non ha mai letto nulla di mio).
    A mia sorella ho imposto di leggere qualcosa ma, di nuovo, a parte qualche commento positivo, silenzio.
    Amici e colleghi. Odiando il mio lavoro e parlare del mio lavoro, ogni occasione è buona per cambiare argomento, ma semplicemente sembra non interessare a nessuno quello che faccio. Ho avuto un paio di lettori particolarmente soddisfatti che però, e qui cadono le braccia, alla mia proposta di andare a leggere il neonato blog mi hanno chiesto di mandargli un pdf. Sconfortante.
    Per la verità qualcosa è circolato tra i miei conoscenti per un paio di giorni: una scena (nemmeno tutto il racconto di poche migliaia di battute, no, una sola scena) in cui racconto un'epica fellatio scimmiottando pessimi romanzi erotici. Questo il livello culturale dei miei colleghi.
    Mia moglie legge tutto, anche se non sempre concorda con me. Il tempo che passiamo assieme è poco, e spesso mi sembra che quello che uso per scrivere mi sia concesso. Non è il massimo.
    Poi ci siete voi, blogger e lettori della rete, ancora pochi ma presenti, alcuni davvero entusiasti. Non avessi voi sarebbe davvero dura credere in me.
    (Chiara, grazie ancora, tu sai perché ;)

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    1. La mancanza di interesse di molti é legata principalmente alla pigrizia mentale. E noi a volte ci illudiamo che scrivere ci renda migliori, che gli altri non possono che essere affascinati e incuriositi da ciò che facciamo. In realtà è un'attività come tutte le altre. Siamo più sereni se non ci aspettiamo alcun riconoscimento sociale. Se poi arriva, tanto meglio.
      Anche il mio compagno sembra che a volte voglia farmi una concessione, però tutto sommato riconosce e accetta l'importanza della mia scrittura.
      p.s. grazie a te!

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  3. Che carino questo post!
    Può darsi che accolga l'invito e ci faccio un post anche io...
    Il sostegno di chi ci sta accanto è fondamentale per scrivere. Devo dire che su questo fronte non posso proprio lamentarmi, però è vero che la nostra passione mette a dura prova le persone a volte. D'altra parte credo che ciò accada perché tendiamo a lasciarci assorbire molto dalla scrittura e non sempre in ciò veniamo capiti.

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    1. Le persone non si sentirebbero messe alla prova se fossero in grado di accettare gli altri così come sono. Purtroppo però nella società postmoderna spesso il giudizio ha la meglio sul rispetto.
      Attendo il tuo meme. :)

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  4. Nessun rapporto. Non sanno che io scrivo. Gli unici a saperlo siete voi che non mi avete mai conosciuto di persona. Qualcuno mi ha conosciuto, però, a qualche evento, ma ci si vede una o due volte l'anno.
    Ma familiari, parenti e amici che frequento non ne sanno nulla.
    Sono troppo riservato con la mia vita privata, non sono il tipo che si mette a dire agli amici "sapete, sto scrivendo un romanzo..."
    Se dovessi pubblicare un libro, però, glielo direi.

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    1. Ma nessuno di loro ha trovato il tuo blog dopo tutti questi anni in rete?
      Pensa che qualche mese fa una tua follower di Bologna ha visto il tweet di un post ed è venuta qui. Dopo aver letto che ero di Sanremo ha chiesto a una sua amica, mia concittadina, se mi conoscesse. E questa è la segretaria di mio papà... strano che non ti abbiano ancora beccato! :D

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    2. In firma all'email ho il link al mio blog, quindi è probabile che qualcuno lo abbia visto. Se mi cerchi su Google, poi, viene fuori subito. Ma non ne parliamo :)
      Pensa che giro con quella follower :D

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  5. mio marito lo vive come una condanna o una benedizione, a seconda del momento
    mia madre e mia sorella sono le mie prime fan
    mio papà sembra distaccato, ma in realtà so che mi legge

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    1. La generazione dei nostri genitori non ha la tendenza a manifestare i sentimenti. Magari sono orgogliosi di ciò che stiamo facendo, ma non ce lo diranno mai!

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  6. Può darsi che ne faccia un post anche io...!
    In ogni caso, non mi è mai venuto in mente perché per me è una cosa come un'altra: non mi chiedo cosa pensa di me la gente se amo la birra rossa o se vado in palestra^^

    Moz-

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    1. Ma nemmeno io me lo chiedo, però è inevitabile notare e osservare i loro comportamenti, relazionandoci con loro di conseguenza. Dopo tutto siamo scrittori! :)

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  7. "Sono sicura che, se invece di scrivere giocassi a pallone, nessuno mi chiederebbe di saltare gli allenamenti" - proprio vero. Ci sono attività che sono più facilmente comprensibili di altre. Ti faccio un esempio: dall'una alle due del pomeriggio faccio, in genere, palestra. In quell'orario nessuno che mi conosca telefona, perché sanno che mi sto allenando. Se, invece, per fare un esempio, dovessi avvertire le mie cerchie che dalle 19 alle 22 sono concentrato a scrivere, come minimo riceverei: tre-quattro telefonate, una richiesta di uscire a zonzo, diciassette mail, settantasette notifiche su facebook, centoquattordici messaggi su whatsapp... e se per caso dopo l’ennesimo tentativo di ignorare tutto questo, per concentrarmi sulla pagina scritta, rispondo magari stizzito, si offendono pure!

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    1. Verissimo, però ci sono anche quelli che, se dici loro che vai a correre, ti rispondono "Perché? Mica devi dimagrire", come se l'attività fisica fosse finalizzata sono a quello. In generale, però, c'è più tolleranza per gli sportivi che per i secchioni...

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  8. Che carino questo post!
    Allora, vediamo:
    – Marito: è il sostenitore principale. Legge, commenta, consiglia e mi obbliga a spedire agli editori.
    – Genitori: atteggiamento schizofrenico, lo stesso che tenevano quando facevo atletica. "Non è che stai sottraendo tempo al lavoro/alla famiglia/alla casa?" "Non è che ti illudi e basta?" "Quand'è che esce il prossimo romanzo?" "Perché non ti pubblica Mondadori/Einaudi/Altro big a caso?" (Mamma, papà, vi voglio bene, ma vi rendete conto che era come quando mi dicevate di non allenarmi troppo e poi mi raccomandavate di vincere le gare, vero?)
    – Amici: grandi sostenitori. Ho amiche appassionate di lettura e di scrittura e quindi spesso posso chiacchierare con loro di cose tecniche, ci passiamo i romanzi e li vivisezioniamo per bene. Loro mi correggono le bozze, io le pungolo a scrivere.
    – Parenti: io sono strana. Sono così, con troppi grilli per la testa. Che poi magari è perché ho studiato troppo. Ma non è che questo renda migliori o più felici, eh. Dobbiamo tenercela così...
    – Colleghi: dolenti note. Preferisco non dire nulla, che poi salta fuori il "grande scrittore" che ha pubblicato tramite eap e si da arie da grande autore incompreso... Profilo basso che più basso non si può. Al limite negare anche davanti all'evidenza "Tu scrivi? Ho visto il tuo nome su un libro?" "No, un caso di omonimia"... Quest'anno, però mi hanno scoperta (verso la fine, per fortuna e il grande scrittore ha chiesto trasferimento)

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    1. A proposito di parenti, il mio patrigno ne ha tantissimi, tipo 50, e spero che questo in futuro possa aiutarmi con le vendite. Dovrò regalare un kindle a ciascuno per evitare che si prestino il romanzo a vicenda! :-D

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  9. Fantastico! Da dove comincio? Dai miei genitori che sanno che scrivo ma non mi chiedono mai cosa; mio padre non ha nemmeno letto il romanzo che lo ha inorgoglito solo perché ha vinto un concorso. Sanno anche che ho un blog, ma non sanno com'è fatto, si accorgono della sua esistenza grazie a Facebook, ma entrarci MAI!
    Mio fratello è un grande fan, perché fondamentalmente è grande lui: mi stima allo stesso modo in cui stimo io la sua eccezionalità artistica. Mio marito mi agevola in tutto: mi lascia scrivere anche nei momenti più impensati, è tollerante, sa che per me è importante e mi asseconda. Lui crede in me, è meraviglioso! Le mie amiche nemmeno a dirlo: mi adorano e io adoro loro. Se pubblicassi qualunque schifezza, per loro resterei la grande scrittrice che pensano che io sia! Fanno il tifo, sono interessate al blog e ai progressi del mio nuovo romanzo (non tutte, ma quelle che contano sì!)
    Chi resta?
    I miei sostenitori numero uno: i miei figli che mi mettono sempre in imbarazzo quando a chi chiede loro cosa io faccia, rispondono "la scrittrice", suscitando non so bene che reazione: non è che questa attività sia ben capita da tutti!

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    1. Se qualcuno avesse il buon cuore di chiamarmi "scrittrice" penso che potrei sposarlo per gratitudine... ;)

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  10. All'inizio attiravo molta curiosità da parte degli amici. Poi, con il tempo, visto che la cosa andava per le lunghe, hanno smesso di chiedermi notizie sui progressi del romanzo. E poiché ho smesso anch'io di parlarne, sono abbastanza sicuro che la maggior parte di loro pensino che io abbia rinunciato all'impresa.
    Dei parenti, per quel che ne so, sono solo un paio di cugini a sapere che scrivo.
    Comunque, quando scrivo stacco il telefono, quindi non corro il rischio di essere interrotto.

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    1. La mia vicina di casa (nonché proprietaria dell'appartamento in cui vivo) é la migliore amica di mia mamma : l'unica volta che ho staccato il telefono me la sono trovata alla porta preoccupatussima perché la mia solerte genitrice mi aveva dato per morta...

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    2. Lo dico sempre... non dovrei mai rileggere i miei commenti nei blog. Il revisore in me vomita :P

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    3. Non vedo niente di strano nel tuo commento. :)

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    4. Ma dai... "che la maggior parte di loro pensino".
      Ok, può darsi che la mia sia deformazione professionale, ma...

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    5. Ops... ho inserito la stessa identica svista nel post, spero che tu non l'abbia notata... o forse sì, ma sei troppo gentile per dirmelo. Sticavoli... vado a correggere subito! ;)

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  11. Incredibile come sia diffusa nei genitori di figli interessati a scrivere una serpeggiante e avvilente semi-indifferenza. Nei confronti del mio romanzo hanno mostrato interesse alcune solerti zie (che devo dire da sempre mi incoraggiano a "fare"), un paio di cugine, tre colleghi di scuola e un paio di amicizie legate all'ambiente del teatro. E' stato diversi anni fa e ho smesso di "crederci", quindi dovrò vedere come procede quando lo riediterò (ovvero, correggerò, ridurrò e riproporrò non so bene in quale forma).
    Mio marito non legge ciò che scrivo, ma gli piace che glielo legga io (!), in compenso mi incoraggia a continuare.
    Riguardo al blog, ne sono a conoscenza pressoché tutti, ma nessuno di quelli che conosco passano a leggere, almeno non credo lo facciano. Ma tant'è. La mia soddisfazione non sta in questo.
    Insomma... il panorama non è proprio felice, ma non mi avvilisco affatto. Ho raggiunto l'età del gusto di fare le cose a prescindere. :-)

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    1. Io non so quando scatti quell'età, ma anche io negli ultimi due anni ho sentito un desiderio molto forte di essere me stessa al di là dei giudizi e delle aspettative altrui. Se a qualcuno non piaccio, o non gli va bene ciò che faccio, non sono io a perderci :)

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    2. Ecco, descrivi perfettamente quello spirito. E aggiungo: fino a qualche anno fa era un principio che cercavo di seguire ma poi ci restavo un po' male ugualmente. Adesso posso garantirti di averlo fatto totalmente mio e senza sforzo alcuno. E come si vive bene... :-)
      Sarà l'età che avanza???

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    3. Sì, può dipendere dall'età, ma intesa in senso positivo perché quando si cresce si diventa più consapevoli di sé stessi, più maturi e sicuri, meno disposti ad accettare compromessi. :)

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  12. I miei parenti sanno della mia attività parallela di scrittura, lo apprezzano anche se non hanno letto mai nulla. Se pubblicassi, sarebbe diverso. Tra i miei sostenitori ci sono mio marito e mia figlia. Faccio fatica a parlarne con gli amici e i conoscenti come se temessi di essere giudicata una visionaria, non so.

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    1. Credo che questa paura sotterranea riguardi un po' tutti, ma è necessario saperla trascendere. In fondo siamo scrittori, ed è giusto esprimere le nostre potenzialità senza vergognarcene...

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  13. Davvero un bel post :) Devo dire che adesso che l'ho letto mi sento un po' meno sola ^^
    Il mio fidanzato è l'unico che mi supporti e sopporti davvero quando si tratta di scrivere, pensa che mi corregge persino i racconti e mi dà anche dei suggerimenti quando qualcosa non funziona.
    In famiglia, invece, lo vedono solo come un hobby e si lamentano del fatto che mi faccio coinvolgere troppo dallo scrivere, ma la verità è che scrivere è liberatorio e mi fa star bene. Fin da bambina ho sempre avuto molta fantasia e le storie nascono così spontanee, non vedo perchè non dovrei condividerle con gli altri. E' come chiedere ad uno sportivo di smettere di fare sport o a un cuoco di smettere di cucinare. Spero solo che un giorno riusciranno a comprendere che per me non si tratta di un gioco.

    In bocca al lupo per tutto :D
    Buona giornata!!!

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    1. Ciao Roberta, benvenuta! :)
      Sono contenta che il post ti sia piaciuto, e capisco molto bene quando dici che i familiari spesso non capiscono l'importanza che la scrittura ha per noi, e non sono in sintonia con le nostre scelte. Solo il tempo potrà far capire loro che si tratta di una missione a cui non vogliamo rinunciare: basterà portare qualche risultato.
      Crepi il lupo!
      Spero di vederti di nuovo da queste parti! :)

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  14. Ho commentato poco fa il post di Maria Teresa, e leggere questo ora mi conferma nella scoperta che avevo fatto: in sintesi io scrivo, ma non mi... fuma nessuno. C'è di fondo anche una carenza numerica: due parenti in tutto (mamma e zia), due familiari (marito e figlio), un numero molto, molto ristretto di amici. Sta di fatto che all'inizio queste poche persone si interessavano al fatto che scrivessi, ma adesso l'argomento non è più tale, io non sono (ancora!) diventata famosa, e quindi non se ne parla più. Certo, se ne parlo io mi ascoltano e mi incoraggiano, ma l'interesse è sbollito. Vorrà dire che cercherò di risvegliare l'interesse dei lettori! :)

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    1. Sai, in fondo per noi la scrittura è importante, è ciò che ci fa sentire in pace con noi stesse. Ma per gli esperti spesso è un'attività come un'altra, che non riescono a comprendere e accettare fino in fondo e che di certo non li manda in in brodo di giuggiole. :)

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  15. Ciao, è la prima volta che passo da qui :)
    Vorrei raccontarti anch'io la mia esperienza. Diciamo che ho ancora fatto outing soltanto con me stessa, nel senso che è solo da poco che ho riconosciuto il mio desiderio di scrivere e che ho iniziato a farlo raccontando le mie fiabe sul mio blog. Sono ancora ben lontana del sentirmi uno scrittore!
    Per quanto riguarda la mia esperienza con chi mi circonda, al momento mi definirei "in incognito" perché non ho detto a nessuno dell'apertura del mio blog perché sono ancora troppo insicura di ciò che scrivo e la vergogna è tanta. Di conseguenza ovviamente non avendo modo di pubblicizzare il blog ho anche pochissimi feedback a cui attingere per capire se ciò che scrivo è più o meno buono e questo sicuramente non aiuta la mia insicurezza. Ultimamente però devo dire che sto riponendo più fiducia in ciò che faccio ed ho raccontato del mio blog al mio fidanzato che ha commentato positivamente. Mancano ancora tutti gli amici ed i famigliari ma sono speranzosa.. sicuramente bisogna credere in ciò che si fa ed hai ragione quando dici che bisognerebbe pensare come uno scrittore!
    Comunque mi piace molto il tuo blog e la dedizione con cui curi ogni singolo post, mi sa che diventerò una tua nuova lettrice abituale, a presto!

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    1. Ciao Ramona, benvenuta e grazie per i complimenti! Sarò molto contenta di averti come lettrice fissa. :)
      è vero, non è facile aprirsi agli altri per quel che riguarda la scrittura. Spesso ciò dipende dal fatto che noi per primi nutriamo scarsa fiducia in ciò che facciamo, lo consideriamo un gioco e temiamo di sembrare ridicole. Man mano che prendiamo consapevolezza della nostra arte, scrivere diventa una missione e la paura scompare.
      A presto!

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  16. Che nota dolente! A parte mio marito e POCHI amici, la mia sensazione (perché poi nessuno parla mai apertamente) è che quasi tutti ritengano la mia attività di scrittura assolutamente inutile. Non ha cambiato assolutamente nulla la pubblicazione del primo libro e poi del secondo. La frase "chi te lo fa fare" l'ho sentita varie volte e, ahimé, non solo rispetto alla scrittura. Di mestiere sono una traduttrice, traduco romanzi, è un lavoro. Sicuramente è malpagato, precario, ma è un lavoro, di tutto rispetto anche, oserei dire. Eppure nemmeno questo mi viene riconosciuto. Durante una riunione di scuola di una delle mie figlie in occasione dell'elezione del rappresentante di classe mi è stato detto: "Scusa perché non lo fai tu, che tanto sei a casa?". Che dire, è una cosa con cui ho imparato a convivere. Imparando pian piano a farmi scivolare addosso le battute, le frasi buttate lì, e anche l'indifferenza.

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    1. Anche io mi sono sentita dire più volte: "eh, ma tu lavori in ufficio, mica ti stanchi"...
      No... certo... lavoro a 30 km da casa e in un covo di serpi. Sono rilassatissima! :-D

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