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Visualizzazione dei post da Dicembre, 2014

Le regole di scrittura come gli ingredienti di una torta

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Le regole sono ciò che gli artisti rompono. Ciò che è memorabile non è mai nato da una formula. (Bill Bernbach)
In questo periodo, i colleghi blogger stanno tirando fuori dal cilindro degli articoli molto interessanti, che meritano di essere approfonditi in nome di una maggior consapevolezza delle proprie capacità scrittorie.  Oggi è il turno di Renato Mite e di Daniele Imperi che, con Costruirsi le regole per scrivere e Le mie regole di scrittura creativa, hanno dato vita ad un "meme" che ho deciso di reinterpretare a modo mio.  Non proporrò, infatti, un elenco dei miei dogmi, ma porterò avanti una riflessione di carattere generale che muove i propri passi da una similitudine un po' malata che ho partorito qualche giorno fa. 
Scrivere è come fare una torta, ci avete mai pensato?

A volte ritornano - Le tematiche ricorrenti della mia scrittura

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Uno scrittore professionista è un dilettante che non ha mai smesso di scrivere. (Richard Bach)
Questo post trae spunto dagli articoli “Lo scrittore ripete sempre lo stesso verso” di Cristina M. Cavaliere e “Poche idee ma fisse” di Tenar, nei quali le due autrici evidenziano gli elementi ricorrenti nelle storie da loro raccontate. Anche io ho i miei tormentoni personali. Ci sono concetti che mi stanno molto a cuore e che periodicamente bussano alla mia porta. Non li vado a cercare: sono loro a chiamarmi.  Alcune tematiche erano presenti in alcuni dei miei racconti passati e sono ritornate, seppur declinate in modo diverso, nel romanzo di cui mi sto occupando attualmente. Ho deciso di parlarne con voi per comprendere meglio non solo la mia scrittura ma anche me stessa. Ritengo infatti che l’inconscio orienti molte delle nostre scelte narrative. Ciò che decidiamo di scrivere porta con sé le risposte ad antiche domande che abbiamo dimenticato nei reconditi dell’anima. Anche se sono coperte …

La scrittura imprigionata nella zona di comfort (2)

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Non ci si libera di una cosa evitandola, ma soltanto attraversandola.  (C.Pavese)
Sono molto contenta nell’ appurare che il mio articolo “La scrittura imprigionata nella zona di comfort (1)” è stato apprezzato e lodato dai lettori. Per questo motivo, ho deciso di scrivere immediatamente la seconda parte, senza prestar fede al principio della rotazione di argomenti che tanto mi sta a cuore. Questa volta, non ho bisogno di alcuna introduzione: sapete già cos’è la zona di comfort e quale protezione ci offre. Chi avesse perso la prima puntata, può recuperare il pezzo al link di cui sopra. Tutti gli altri, possono continuare l’excursus dei comportamenti con i quali tendiamo a rinchiuderci dentro la zona di comfort. Riusciremo a cambiare? Io ci provo. E voi?

La scrittura imprigionata nella zona di comfort (1)

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Se la vostra mente non è aperta, tenete chiusa anche la bocca. (Sue Grafton)
Quando, ormai mesi fa, ho scritto il post “Le qualità psicologiche e spirituali delloscrittore” 1° e 2° parte, ne ho trascurata una fondamentale. Forse l’avevo data per scontata: la considero una caratteristica talmente ovvia per uno scrittore che mi sembrava ridicolo menzionarla. In realtà, non è così. Se la psicologia tradizionale considera l’  apertura mentale come una generale assenza di pregiudizio, io voglio andare oltre a questa definizione e fornire un’interpretazione personale, la stessa che mi ha aiutato a comprendere meglio determinati meccanismi psicologici alla base della mia scrittura. L’obiettivo del post è renderci consapevoli di cosa avviene nella nostra testolina ogni volta che ci è richiesto di osare: la paura del cambiamento ci crocifigge ai vecchi schemi, rendendo i nostri testi statici ed ingessati. Eppure, se vogliamo partorire opere di qualità, dobbiamo essere in grado di trascendere il n…

Cento giorni di felicità: quando il viaggio dell'eroe conta più della meta

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Questa è la storia di come ho vissuto gli ultimi cento giorni sul pianeta terra in compagnia dell'amico Fritz. E di come, contro ogni previsione e ogni logica, siano stati i più felici della mia vita.
(Cento Giorni di felicità - Fausto Brizzi)


Recentemente, mi è capitato di leggere un romanzo molto piacevole che si intitola “Cento giorni di felicità”. L’autore, Fausto Brizzi, è un noto regista di commedie. “Ex” e “Maschi contro femmine” sono molto divertenti, ma non si distinguono certo per spessore e profondità. Proprio per questo motivo, all’inizio avevo qualche perplessità all’idea di acquistare il romanzo, in quanto inconsciamente lo associavo alla carriera cinematografica dell’autore. A convincermi sono state, come spesso accade, le recensioni contrastanti trovare in rete. Alcuni lettori ammiravano la delicatezza con cui veniva affrontato un argomento scomodo quale il lento deterioramento del corpo in seguito alla scoperta di un tumore, mentre altri ritenevano che il tema fosse…

Funzionalità dell'ambientazione e criteri di valutazione - perché ho scelto Milano?

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La nostra meta non è mai un luogo, ma piuttosto un modo di vedere le cose.  (Henry Miller)
Sfogliando la libreria virtuale di Amazon, ho riscontrato una tendenza quasi agghiacciante che accomuna molti autori esordienti editi in self-publishing, specialmente se molto giovani: una fissazione quasi maniacale per gli Stati Uniti d’America. Sia chiaro: nessuno vieta di ambientare il proprio romanzo a Los Angeles o a New York, purché ci sia una motivazione valida. Come tutti gli elementi narrativi, anche la location deve essere frutto di attente riflessioni da parte dell’autore. A mio avviso, prima di scegliere un’ambientazione, ogni scrittore dovrebbe chiedersi quale città o paese può valorizzare al meglio la mia storia? Perché può svolgersi soltanto lì e non da qualche altra parte?  Se le risposte portano oltreoceano ben vengano, purché le domande ci siano. A volte ho l’impressione che la scelta americana dipenda da un atteggiamento un po’ paraculo: gli USA sono ben radicati nell’immaginario…

Lo scrittore bipolare e la sua ricerca dell'equilibrio

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L'illuminazione è nella via di mezzo.
(Siddharta Gautama)
L’aforisma che ho pubblicato in apertura del post è tratto dal film “Il piccolo Buddha” di Bernardo Bertolucci. Si presume che appartenga a Siddharta, per questo l’ho attribuito a lui. Mi interessava pubblicarlo in quanto espone in modo estremamente semplice un concetto di cui, in una società occidentale che tende all’eccesso, si è un po’ perso il significato. Secondo le filosofie orientali esistono due energie, contrapposte ma al contempo complementari, che permeano ogni creatura vivente ed originano tutte le polarità presenti nell’universo. Lo yin è il principio femminile, riflessivo, emotivo e notturno. Lo yang invece è il principio maschile, attivo, razionale e diurno. Il sole e la luna sono gli astri che simboleggiano questa dualità consentendoci il passaggio dal sonno alla veglia, dal raccoglimento all’azione. Solo un sano equilibrio fra le forze può garantire il benessere psicofisico dell’individuo ed il raggiungimento…

Le quattro fasi del cambiamento applicate alla scrittura

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L'incertezza della conoscenza non è diversa dalla certezza dell'ignoranza.
(Charles Bukowsky)
Alcuni miei lettori-cavia si sorprendono di quanto io sia ben disposta nei confronti delle critiche. C’è chi considera questo mio atteggiamento un’autosvalutazione o un eccesso di umiltà, ma giuro che non è masochismo. Semplicemente voglio far tesoro dei consigli – quando espressi per aiutare e non per rompere le scatole – ed utilizzarli come strumento per migliorare la mia scrittura. In questa fase della mia “carriera” non mi interessa vendere milioni di copie o pubblicare con Mondadori. Se in futuro succederà, tanto di cappello. Al momento penso sia prematuro porsi obiettivi troppo alti. Le mie priorità sono due: acquisire la maturità tecnica di una professionista e scrivere un buon romanzo. Pertanto, trincerarmi dietro atteggiamenti arroganti e vanagloriosi sarebbe assolutamente inutile e non mi porterebbe da nessuna parte. Per non rallentare troppo la stesura, ho deciso di annotare i…