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Visualizzazione dei post da 2014

Le regole di scrittura come gli ingredienti di una torta

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Le regole sono ciò che gli artisti rompono. Ciò che è memorabile non è mai nato da una formula. (Bill Bernbach)
In questo periodo, i colleghi blogger stanno tirando fuori dal cilindro degli articoli molto interessanti, che meritano di essere approfonditi in nome di una maggior consapevolezza delle proprie capacità scrittorie.  Oggi è il turno di Renato Mite e di Daniele Imperi che, con Costruirsi le regole per scrivere e Le mie regole di scrittura creativa, hanno dato vita ad un "meme" che ho deciso di reinterpretare a modo mio.  Non proporrò, infatti, un elenco dei miei dogmi, ma porterò avanti una riflessione di carattere generale che muove i propri passi da una similitudine un po' malata che ho partorito qualche giorno fa. 
Scrivere è come fare una torta, ci avete mai pensato?

A volte ritornano - Le tematiche ricorrenti della mia scrittura

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Uno scrittore professionista è un dilettante che non ha mai smesso di scrivere. (Richard Bach)
Questo post trae spunto dagli articoli “Lo scrittore ripete sempre lo stesso verso” di Cristina M. Cavaliere e “Poche idee ma fisse” di Tenar, nei quali le due autrici evidenziano gli elementi ricorrenti nelle storie da loro raccontate. Anche io ho i miei tormentoni personali. Ci sono concetti che mi stanno molto a cuore e che periodicamente bussano alla mia porta. Non li vado a cercare: sono loro a chiamarmi.  Alcune tematiche erano presenti in alcuni dei miei racconti passati e sono ritornate, seppur declinate in modo diverso, nel romanzo di cui mi sto occupando attualmente. Ho deciso di parlarne con voi per comprendere meglio non solo la mia scrittura ma anche me stessa. Ritengo infatti che l’inconscio orienti molte delle nostre scelte narrative. Ciò che decidiamo di scrivere porta con sé le risposte ad antiche domande che abbiamo dimenticato nei reconditi dell’anima. Anche se sono coperte …

La scrittura imprigionata nella zona di comfort (2)

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Non ci si libera di una cosa evitandola, ma soltanto attraversandola.  (C.Pavese)
Sono molto contenta nell’ appurare che il mio articolo “La scrittura imprigionata nella zona di comfort (1)” è stato apprezzato e lodato dai lettori. Per questo motivo, ho deciso di scrivere immediatamente la seconda parte, senza prestar fede al principio della rotazione di argomenti che tanto mi sta a cuore. Questa volta, non ho bisogno di alcuna introduzione: sapete già cos’è la zona di comfort e quale protezione ci offre. Chi avesse perso la prima puntata, può recuperare il pezzo al link di cui sopra. Tutti gli altri, possono continuare l’excursus dei comportamenti con i quali tendiamo a rinchiuderci dentro la zona di comfort. Riusciremo a cambiare? Io ci provo. E voi?

La scrittura imprigionata nella zona di comfort (1)

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Se la vostra mente non è aperta, tenete chiusa anche la bocca. (Sue Grafton)
Quando, ormai mesi fa, ho scritto il post “Le qualità psicologiche e spirituali delloscrittore” 1° e 2° parte, ne ho trascurata una fondamentale. Forse l’avevo data per scontata: la considero una caratteristica talmente ovvia per uno scrittore che mi sembrava ridicolo menzionarla. In realtà, non è così. Se la psicologia tradizionale considera l’  apertura mentale come una generale assenza di pregiudizio, io voglio andare oltre a questa definizione e fornire un’interpretazione personale, la stessa che mi ha aiutato a comprendere meglio determinati meccanismi psicologici alla base della mia scrittura. L’obiettivo del post è renderci consapevoli di cosa avviene nella nostra testolina ogni volta che ci è richiesto di osare: la paura del cambiamento ci crocifigge ai vecchi schemi, rendendo i nostri testi statici ed ingessati. Eppure, se vogliamo partorire opere di qualità, dobbiamo essere in grado di trascendere il n…

Cento giorni di felicità: quando il viaggio dell'eroe conta più della meta

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Questa è la storia di come ho vissuto gli ultimi cento giorni sul pianeta terra in compagnia dell'amico Fritz. E di come, contro ogni previsione e ogni logica, siano stati i più felici della mia vita.
(Cento Giorni di felicità - Fausto Brizzi)


Recentemente, mi è capitato di leggere un romanzo molto piacevole che si intitola “Cento giorni di felicità”. L’autore, Fausto Brizzi, è un noto regista di commedie. “Ex” e “Maschi contro femmine” sono molto divertenti, ma non si distinguono certo per spessore e profondità. Proprio per questo motivo, all’inizio avevo qualche perplessità all’idea di acquistare il romanzo, in quanto inconsciamente lo associavo alla carriera cinematografica dell’autore. A convincermi sono state, come spesso accade, le recensioni contrastanti trovare in rete. Alcuni lettori ammiravano la delicatezza con cui veniva affrontato un argomento scomodo quale il lento deterioramento del corpo in seguito alla scoperta di un tumore, mentre altri ritenevano che il tema fosse…

Funzionalità dell'ambientazione e criteri di valutazione - perché ho scelto Milano?

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La nostra meta non è mai un luogo, ma piuttosto un modo di vedere le cose.  (Henry Miller)
Sfogliando la libreria virtuale di Amazon, ho riscontrato una tendenza quasi agghiacciante che accomuna molti autori esordienti editi in self-publishing, specialmente se molto giovani: una fissazione quasi maniacale per gli Stati Uniti d’America. Sia chiaro: nessuno vieta di ambientare il proprio romanzo a Los Angeles o a New York, purché ci sia una motivazione valida. Come tutti gli elementi narrativi, anche la location deve essere frutto di attente riflessioni da parte dell’autore. A mio avviso, prima di scegliere un’ambientazione, ogni scrittore dovrebbe chiedersi quale città o paese può valorizzare al meglio la mia storia? Perché può svolgersi soltanto lì e non da qualche altra parte?  Se le risposte portano oltreoceano ben vengano, purché le domande ci siano. A volte ho l’impressione che la scelta americana dipenda da un atteggiamento un po’ paraculo: gli USA sono ben radicati nell’immaginario…

Lo scrittore bipolare e la sua ricerca dell'equilibrio

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L'illuminazione è nella via di mezzo.
(Siddharta Gautama)
L’aforisma che ho pubblicato in apertura del post è tratto dal film “Il piccolo Buddha” di Bernardo Bertolucci. Si presume che appartenga a Siddharta, per questo l’ho attribuito a lui. Mi interessava pubblicarlo in quanto espone in modo estremamente semplice un concetto di cui, in una società occidentale che tende all’eccesso, si è un po’ perso il significato. Secondo le filosofie orientali esistono due energie, contrapposte ma al contempo complementari, che permeano ogni creatura vivente ed originano tutte le polarità presenti nell’universo. Lo yin è il principio femminile, riflessivo, emotivo e notturno. Lo yang invece è il principio maschile, attivo, razionale e diurno. Il sole e la luna sono gli astri che simboleggiano questa dualità consentendoci il passaggio dal sonno alla veglia, dal raccoglimento all’azione. Solo un sano equilibrio fra le forze può garantire il benessere psicofisico dell’individuo ed il raggiungimento…

Le quattro fasi del cambiamento applicate alla scrittura

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L'incertezza della conoscenza non è diversa dalla certezza dell'ignoranza.
(Charles Bukowsky)
Alcuni miei lettori-cavia si sorprendono di quanto io sia ben disposta nei confronti delle critiche. C’è chi considera questo mio atteggiamento un’autosvalutazione o un eccesso di umiltà, ma giuro che non è masochismo. Semplicemente voglio far tesoro dei consigli – quando espressi per aiutare e non per rompere le scatole – ed utilizzarli come strumento per migliorare la mia scrittura. In questa fase della mia “carriera” non mi interessa vendere milioni di copie o pubblicare con Mondadori. Se in futuro succederà, tanto di cappello. Al momento penso sia prematuro porsi obiettivi troppo alti. Le mie priorità sono due: acquisire la maturità tecnica di una professionista e scrivere un buon romanzo. Pertanto, trincerarmi dietro atteggiamenti arroganti e vanagloriosi sarebbe assolutamente inutile e non mi porterebbe da nessuna parte. Per non rallentare troppo la stesura, ho deciso di annotare i…

La storia della mia scrittura - imparare sbagliando

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Iniziare un nuovo cammino spaventa.  Ma dopo ogni passo ci rendiamo conto di quanto era pericoloso rimanere fermi.  (R.Benigni)
Dopo aver letto i due articoli “Gli errori della scrittura” di Daniele Imperi e “La mia esperienza con la scrittura” di Lisa Agosti, ho deciso di accettare la sfida e raccontarvi le fasi principali del mio percorso letterario e gli insegnamenti che ciascuna di esse mi ha portato.

Probabilmente sono ancora all’ inizio del mio viaggio. La strada che devo percorrere per arrivare a risultati concreti è così lunga da apparire quasi infinita. Ma ci sono delle impronte alle mie spalle che, seppur appena abbozzate, meritano di essere guardate con rispetto e gratitudine. Dopo tutto, è merito di delle mie esperienze passate, comprese quelle fallimentari, se oggi sono riuscita ad impegnarmi in un progetto a lungo termine e a portarlo avanti con costanza e serietà. 

Alle storie che ho raccontato in questi anni, devo moltissimo.La mia identità non può essere scissa dalla scrit…

Letture che ispirano - La trilogia del male di Roberto Costantini

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Italia era lì, davanti a me. Mi voltava le spalle e guardava il mare, i suoi piedi a solo mezzo metro dall'orlo del precipizio. Quel mezzo metro spaccava in due la sua vita e la mia. Un passo indietro o in avanti avrebbe cambiato tutto.  (R. Costantini, incipit di "Il male non dimentica")
Dovete sapere che, quando un'idea per un articolo fa capolino nella mia mente, creo un post in bozza con un titolo-promemoria basato su due o tre parole chiave. Di volta in volta scelgo poi quale tema approfondire, a seconda dell'ispirazione e dell'umore del momento. Attualmente il mio archivio virtuale conta ben nove pagine bianche, destinate a rimanere incomplete almeno fino a lunedì.
Ieri sera è infatti successa una cosa che ha mandato al diavolo tutti i miei propositi creativi:  ho terminato la lettura di "Il male non dimentica", capitolo conclusivo della Trilogia del male di Roberto Costantini, un romanzo di cui ho atteso l'uscita per circa due anni e che non…

La descrizione fisica dei personaggi

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Quando non hai niente da dire, non dire niente.  (Charles Colton)
È opportuno descrivere l’aspetto fisico dei personaggi di un romanzo? Questa è una delle questioni in cui mi capita di imbattermi più spesso quando gironzolo sui blog altrui. Al riguardo ci sono posizioni differenti che oscillano fra due estremi: c’è chi ritiene importante garantire al lettore un’immagine il più possibile precisa e chi invece preferire lasciare carta bianca alla sua immaginazione.
Ovviamente ognuno opera la propria scelta coerentemente con i propri fini narrativi. Non esistono dogmi o regole inviolabili, quindi mi limiterò a raccontarvi ciò che sto facendo io. Sentitevi liberissimi di concordare o dissentire.
Qualunque descrizione, che sia ambientale o fisica, porta molto spesso un rallentamento del flusso narrativo. Se non è gestita con sapienza, rischia di appesantire il racconto o di spezzarlo. Per questo motivo, occorre comprendere se il nostro inserimento è pertinente con la scena narrata. Per evitare…

Sondaggio: quali articoli vi piacciono maggiormente?

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Ho deciso di fare una piccola indagine di "customer satisfaction" per i miei lettori, per capire quali sono gli argomenti maggiormente gettonati sul blog. Talvolta, infatti, mi sento domandare "perché non parli di...?" e mi rendo conto di quanto sia difficile accontentare tutti, soprattutto quando la tematica richiede una documentazione che non sempre ho il tempo di reperire. Le vostre risposte mi aiuteranno a pianificare meglio gli argomenti da affrontare nei prossimi mesi, nonostante la mia incapacità di accettare imposizioni e forzature. L'ispirazione gioca sempre un ruolo fondamentale, ma se posso accontentarvi perché no? Per rispondere, clickate una delle risposte che vedete in alto a destra. 
Se avete voglia, potete motivare la vostra risposta nei commenti a questo mini-post, approfondirla e suggerirmi qualche tematica che vi piacerebbe veder affrontata. Non garantisco che avrò tempi brevi, ma cercherò di accontentare tutti. Dopo tutto, io scrivo anche per v…

Show don't tell: quando il romanzo sembra un film

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Rendete visibile quello che, senza di voi, forse non potrebbe mai essere visto. (Robert Bresson) Credo che negli ultimi dieci giorni sia nato un mostro. Dopo aver vissuto alcuni momenti di incertezza che mi hanno bloccata, ho deciso di approfondire determinate tematiche. Questo studio è stato il preludio alla stesura di alcune scene molto più maturedelle precedenti. Sono ancora ben lontana dalla meta, ma soddisfatta di ciò che sto imparando durante il tragitto. Ciascuna tappa ha portato con sé degli insegnamenti importanti che concernono gli argomenti affrontati negli ultimi tre articoli. Sto infatti lavorando per: - Incrementare i meccanismi di identificazione tramite il punto di vista in terza persona limitata, il che rende necessario mantenere aggiornate le schede dei personaggi con le nuove idee maturate in sede di stesura. È sempre meglio tenere sotto controllo ogni possibile evoluzione. -Ridurre al minimo l’infodump per non essere costretta a revisioni e tagli troppo drastici. -Romp…

Creatore, revisore e censore: tre anime in conflitto

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Ciò che il pubblico ti rimprovera, tu coltivalo: è il tuo io. (Jean Coucteau)
Il rientro in ufficio dopo una settimana di influenza è stato tutt'altro che soft. La quantità di materiale accumulatosi sulla mia scrivania, anche in vista di una scadenza importante, farebbe rabbrividire il re degli stakanovisti. Sono a dir poco stravolta.  Durante il weekend, però, ho avuto modo di lavorare un po' con i miei due nemici. Li ho messi in fila come soldatini, li ho guardati in faccia e, prendendo consapevolezza del loro aspetto mostruoso, ho cercato di limitarne il potere. Credo che i risultati possano definirsi soddisfacenti. Mi sto allenando a prevenire l' infodump e cerco di eliminare quei piccoli blocchi che ogni tanto ancora mi legano le mani. La giornata di ieri è stata molto soddisfacente. Ho scritto alcune scene che mi hanno emozionata e divertita. Sono riuscite piuttosto bene, sono dinamiche ed intense.
Dopo la demoralizzazione della scorsa settimana, ho ritrovato un po' …

L'info-dump e le sue insidie.

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Il rimangiarmi le mie parole non mi ha mai dato l'indigestione. (W.Churchill)
Sono al quarto giorno di influenza ed ormai mi rassegno a passare la settimana nel mio loculo. Al mio malessere fisico si aggiunge la partenza di mio marito, che dovrà trascorrere un po'di tempo a Milano per motivi di lavoro. Oggi il mio umore è sotto le scarpe. Sono chiusa in un silenzio spettrale, al centro di un' esperienza che credevo di aver rimosso dalla mia vita: mi sento un po' sola e non mi capitava da anni. Sono sempre stata bene, in pace con me stessa. Forse, quando si è ammalati, si ritorna un po' bambini e le nostre antiche paure tornano a galla. 

Bando ai miei sfoghi personali: ora è meglio entrare nel vivo del discorso letterario. Speravo che questa clausura forzata potesse aiutarmi a portare avanti il romanzo. Purtroppo, fino a ieri stavo troppo male per concentrarmi. Poi ho scritto qualcosina, ma la mia creatività ha incontrato un muro. Ho riletto il mio post  sui blocchi cr…

Punto di vista - le caratteristiche della terza persona limitata

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Dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. 
E il mondo appare diverso. 
(John Keating)
Questo è il primo post esplicitamente "on demand" che mi trovo a scrivere, o almeno ci provo: ho trentotto di febbre e sono a letto con due cuscini dietro la schiena, il computer sulle ginocchia. Mi sto annoiando a morte, per questo motivo ho deciso di svegliarmi dal mio torpore e provare a buttar giù il mio articoletto. Incrocio le dita, nella speranza di non scaricare troppi refusi sulla pagina. 

Qualche giorno fa, in un commento ad un post di Salvatore sul punto di vista, ho proclamato il mio amore per la terza persona limitata. Lui mi ha chiesto di approfondire il discorso, quindi eccomi qui.

Chi narra in terza persona limitata, adotta il punto di vista di uno o più personaggi, pertanto vincola la propria visuale a ciò che il soggetto sa, vede e conosce. Il narratore, quindi, non può esprimere il proprio pensiero né fare digressioni, a meno che queste non siano filtrate da un …

Imparare a scrivere con i lit-blog

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Imparare significa scoprire quello che già sai. (Richard Bach)
Questo è un periodo frenetico. Bando agli eufemismi, diciamo che è incasinato da morire. Sto lavorando moltissimo e la sera, quando torno a casa, crollo sul divano come una pera cotta. Inoltre ieri, dopo le mie consuete otto ore, sono partita per il Piemonte e non ho potuto onorare il mio consueto aggiornamento, facendolo slittare di un giorno. Al mio rientro, sarà ancora peggio. Purtroppo credo che l’incostanza si impossesserà delle mie mani fino a metà novembre, a causa di una scadenza di lavoro che mi terrà molto impegnata. Cercherò di mantenere i due aggiornamenti settimanali, ma non sono in grado di garantire che essi avverranno sempre al lunedì e al giovedì. Portate pazienza: si tratta solo di quindici giorni. Ed io voglio vivere la scrittura con la massima serenità perché a stressarmi ci pensa già la mia routine quotidiana. Amo il mio blog e non voglio smettere di amarlo. E vi dirò di più: amo anche i blog che seguo. L…

Ambientazioni contemporanee: anacronismi in agguato

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Condividi la tua conoscenza. è un modo per raggiungere l'immortalità. (Dalai Lama)
Circa un mese fa, ho scritto l’articolo “Ambientazionitemporali: l’incursione dell’attualità”, che ha riscontrato un discreto successo. Diversi lettori mi hanno chiesto di approfondire l’argomento ma, siccome mi piace garantire una certa alternanza delle varie tematiche, ho deciso di aspettare un po’. Ora è giunto il momento. Per prima cosa, vorrei portare avanti una piccola riflessione, scaturita anche grazie alla lettura dei commenti al post di cui sopra. Nel momento in cui all’ interno di un romanzo compare una data, la contestualizzazione dell’opera cambia, e con essa l’approccio che l’autore deve adottare. Se poi alla connotazione temporale si aggiungono dettagli riguardanti l’ attualità ed elementi relativi all’ ambiente socio-culturale, occorre prestare molta attenzione agli elementi da inserire, per evitare che il lettore si senta vincolato alla contingenza ed alla caducità dei fatti mostrati. S…

"Un piccolo gesto crudele" e le sue motivazioni sballate

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"Insistere è testardaggine. Perseverare è determinazione"  Jacinto Benavente
Ultimamente, la mia presenza sul blog è stata altalenante: mi sono affidata a due guest-post ed ho partecipato ad un giochino perché i numerosi impegni di lavoro che ho in questo periodo hanno quasi polverizzato la mia creatività e la mia capacità di concentrarmi su argomenti di spessore. Anche il mio romanzo, purtroppo, è stato un po’ trascurato. Oggi, però, deciso di prendere spunto dalla lettura di un libro terribile per portare avanti una riflessione sul rapporto complicatissimo fra le azioni del personaggio e le motivazioni che le muovono. Analizzando un romanzo che non mi è piaciuto, proverò a spiegare perché ritengo fondamentale, ai fini dell’immedesimazione, non solo che ci sia coerenza fra la causa di un evento e l’effetto che genera a livello narrativo ma anche che queste cause siano espresse mantenendo il focus sulle dinamiche interiori. In poche parole, Show Don’t Tell: se ci limitiamo ad …

Liebster Award: un'occasione per conoscerci meglio.

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Solitamente, non amo partecipare a questi giochini, ma stavolta ho deciso di accogliere i due inviti ricevuti nei giorni scorsi.
Il primo proveniva da un blogger che non pensavo fosse mai passato di qui. Non tutti i miei lettori si fanno sentire tramite i commenti: esistono tante persone silenziose che non solo assorbono le mie parole ma sanno anche apprezzarle. Questa cosa non può che farmi piacere. Il secondo, invece, è di un'amica virtuale nonché assidua lettrice del blog. Le sue domande vertono, più che sulla scrittura, sulla lettura in senso lato. Rispondo quindi volentieri.
Il Liebster Award è un premio che permette ai blog con meno di 200 followers di farsi conoscere tramite i link collegati. Ringrazio perciò Da dove sto scrivendoeTenarper avermi nominato, e passo il testimone alle persone che sceglierò.

Guest post (3). Le oscure trame dello scrittore.

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Questo è un periodo d'oro per i guest-post su "Appunti a Margine". Dopo Salvatore Anfuso, oggi è il turno di un'autrice alla quale mi sento (anche se ci conosciamo solo virtualmente) particolarmente legata: Grazia Gironella.  Forse non sapete che lo scorso inverno, dopo un rocambolesco tentativo di riprendere a scrivere dopo anni, ho ripassato le tecniche narrative stampando articoli dal suo blog e leggendo il suo manuale "Per scrivere bisogna sporcarsi le mani". Credo quindi che abbia avuto un ruolo importante nell'aiutarmi a togliere un po' di ruggine dalla mia tastiera. Ammiro moltissimo la precisione e la chiarezza con cui spiega tattiche e strategie per scrivere al meglio, senza mai salire in cattedra ma mantenendo viva la sua umiltà e la sua grande disponibilità al dialogo.  Ne approfitto per comunicarvi che fino a metà novembre potrei non riuscire a rispettare alla lettera gli appuntamenti del lunedì e del giovedì, in quanto ho una scadenza leg…

Le motivazioni che mi guidano nella stesura del mio primo romanzo

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Le difficoltà aumentano man mano che ci si avvicina alla meta
(J.W. Goethe)
Una volta, il mio maestro reiki mi ha detto “se vedi emergere delle difficoltà o problematiche di vario tipo, significa che sei sulla strada giusta” ed io ho sempre considerato valide queste parole. Non è mai facile intraprendere un percorso finalizzato al miglioramento di sé. Nel corso degli anni, abbiamo elaborato un intricato groviglio di convinzioni limitanti che da un lato ci ingabbiano e, dall’ altro, ci fanno sentire al sicuro. Quando sfidiamo la nostra zona di comfort proponendoci di affrontare i nostri limiti, la nostra mente inconscia tende ad auto-sabotarsi, creando degli ostacoli. La paura del nuovo ci terrorizza, quindi abbiamo bisogno di alibi e giustificazioni per non dover affrontare il cambiamento. Le prove che spuntano come funghi lungo la nostra strada non sono altro che la risposta dell’ambiente alla nostra paura della libertà. Siamo noi che le abbiamo create. E ne siamo consapevoli. Spesso…

Personaggi e archetipi narrativi: il mentore

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Nessuno è tanto perfetto da non aver bisogno qualche volta di ammonimenti o consigli. Ed è uno sciocco senza rimedio colui che non li ascolta. (Gracián y Morales Baltasar)
La decisione di scrivere questo post è nata poco fa mentre rispondevo ad un’email di Maria Teresa Steri, da me eletta suo malgrado lettrice cavia per eccellenza nonché destinataria privilegiata di tutte le paUranoie legate alla stesura del mio romanzo. Tuttavia, l’idea era già in incubatrice da circa una settimana, grazie ad una frase del capo di mio marito: ogni persona di successo ha al proprio fianco un buon mentore. Queste sono state le sue parole, ed io penso che si tratti di una profonda verità. Avere un braccio destro è fondamentale per chiunque si proponga di raggiungere un obiettivo, compresi i personaggi dei romanzi e dei film. Proprio per questo motivo, il mentore è uno degli archetipi principali teorizzati nel saggio “Il viaggio dell’eroe” di Christian Voegler. Di questa figura avevo già parlato qui, seppu…

Guest-post (2) : Le difficoltà della scrittura

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Oggi è mio ospite Salvatore Anfuso, autore torinese con cui ho in comune molteplici tentativi di romanzi abbandonati, un lungo ed auto-punitivo periodo di allontanamento dalla narrativa ed una forte decisione di tornare in pista con un nuovo progetto in cantiere. Entrambi desiderosi di superare le difficoltà tecniche ed annientare i blocchi psicologici che per anni ci hanno impedito di essere scrittori a tutti gli effetti, abbiamo creato un sodalizio virtuale che ha portato alla stesura di questo guest-post.  Buona lettura!

Quanto è importante l'originalità?

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Non c'è originalità senza disinvoltura. R. Gervasio

Originalità. Questa è la parola che popola gli incubi di molti scrittori. Il suo suono, apparentemente così armonioso, diventa molesto quando si insinua in noi la devastante paura di essere banali.  Ma l’originalità è davvero così importante? Per comprenderlo, occorre prima rispondere ad altre due domande.

Cosa significa essere originali? Mi viene in mente un vecchio post sul blog di Grazia, nel quale evidenziava un principio con cui mi trovo assolutamente d’accordo: in narrativa, niente è originale ma, nello stesso tempo, tutto è originale.

Senza fretta e senza sosta: lo scrittore ed il lungo cammino verso la meta

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Un viaggio di mille miglia comincia sempre con il primo passo.
Lao Tzu
Avevo intenzione di scrivere questo articolo un paio di settimane fa. Poi la pubblicazione del brano “I sette pilastri dello scrittore di successo” sulla pagina di Lisa Agosti mi ha fatto decidere di posticipare perché penso sia giusto garantire una sorta di turn-over degli argomenti fra i blog di contenuti simili. Qualche mese fa, su www.efficacemente.it, mi sono imbattuta nel post “Consigli pratici per conquistare il mondo”. Dal momento che sono una megalomane patentata, non mi sono limitata a leggerlo: l’ho stampato e pinzato nella mia agenda. Nei momenti di crisi, tendo a rispolverarlo affinché mi accompagni verso la conclusione del mio primo romanzo. La strada sarà ancora molto lunga, dunque devo accumulare risorse da mettere nello zaino, per potermene servire durante il tragitto. I consigli proposti da Andrea Giuliodori sono utili per qualunque obiettivo, ma io ho voluto personalizzarli ed adattarli all’ambit…

All'apericena con i leggings: le nuove parole della lingua italiana.

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Badate al senso, e le parole andranno a posto per conto proprio. (Lewis Carrol)
Secondo il vocabolario di google, per neologismo si intende un “termine o costrutto di recente introduzione nella lingua, motivato da nuove esigenze tecniche o di costume.”
Oggi mi sono divertita molto a sfogliare il database sul sito dell’Accademia della Crusca, aggiornato costantemente anche grazie alle segnalazioni dei lettori. Sono molte le parole entrate a far parte a tutti gli effetti del nostro modo di esprimerci verbalmente e, a volte, anche per iscritto. Le buttiamo sulla pagina quasi inconsciamente e poi, in sede di revisione, ci troviamo a domandarci se sia opportuno mantenerle oppure modificarle con espressioni più politically correct. Sono sincera, a volte mi arrovello parecchio.

Scegliere il nome dei personaggi: parametri oggettivi e fissazioni individuali

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Nomen omen. (Il nome è destino) - Detto Latino -

Quando si scrive un romanzo, non si può mai stare tranquilli al 100%. Credevo di aver preso decisioni ferme ed irrevocabili e poi, mesi dopo l’inizio della stesura, sono sorti alcuni dubbi. In particolare, sto mettendo in discussione alcuni nomi scelti per i miei personaggi. Da qui, l’idea di dedicare un post all’argomento.
Prima di dare qualche consiglio di carattere pratico, vorrei evidenziare le problematiche che ho riscontrato. Può darsi che si tratti delle mie solite paranoie (anzi paUranoie), oppure qualche limite esista davvero. Magari i vostri commenti mi daranno qualche spunto utile.

L'autore e la "percezione dello schifo incombente" - da dove nasce il rifiuto per alcuni vecchi scritti

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Le parole non sono troppo vecchie,
lo sono soltanto gli uomini che usano le stesse parole troppo spesso.

Elias Canetti
La settimana scorsa sono stati pubblicati due post, da MariaTeresa Sterie Daniele Imperi, aventi per oggetto il rapporto con i propri testi passati. A livello generale, emergeva una sensazione mista di vergogna e rifiuto. “Allora non sono sola nell’universo”, mi sono detta. Ci sono brani che vorrei destinare ad una bella pira fumosa. Se penso che qualcuno li ha letti (e addirittura apprezzati) mi scaverei una fossa profondissima. Eviterei anche di farmi vedere in giro.
Capita molto spesso e praticamente a chiunque di non ritrovarsi più nelle vecchie storie di un tempo. Si può parlare di tendenza generale? Forse sì. Siamo stati tutti contaminati dal bisogno viscerale di rimettere le mani su vecchi romanzi o racconti rivoltandoli come calzini per far quietare la “percezione dello schifo incombente” (cit. Aislinn, o meglio la sua amica Marina di Space of Entropy),oppure di …

Guest-post su Appunti a Margine: inviti ufficiali

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Mi casa es tu casa!
Giovedì scorso le mie idee hanno subito un black-out. Oggi, che ne avevo ben quattro in cantiere, avevo ed ho tutt'ora pochissimo tempo. Quindi, le ho volute mettere nel congelatore per completare la pagina dedicata al guest-post che avevo in bozza fin dalla mia vita precente. Non volevo più rimandare. Dunque dovrete aspettare altri tre giorni per le mie farneticazioni letterarie.
Intanto, superato il fiocco rosa sulla mia porticina, vi invito a vedere la neonata paginetta. Ci potete accedere tramite la banda in alto o, per comodità, clickando qui. 
Nonostante i soliti problemi di interlinea che prima o poi risolverò, potete già propormi le vostre idee.

Ciò a cui resisti persiste: qualche suggerimento per affrontare i blocchi creativi

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La poesia va e viene.
- Goffredo Parise -
Ebbene sì: è successo. Oggi per la prima volta sono rimasta a corto di idee per il post. Sono le ore 19:32 ed è da circa tre giorni che rimugino su cosa scrivere. Ho in mente diversi articoli, ma uno tratta di un argomento affrontato di recente, un altro manca di adeguata documentazione ed il terzo affronta un tema su cui devo riflettere, perché strettamente legato ai miei interessi spirituali, e quindi a rischio di fraintendimento da parte dei lettori. Ci sono anche altri piccoli spunti, ma non mi turbano. Non mi scuotono. Non mi pungolano. Sono banali, frigidi, impersonali. Sono idee che devono ancora essere nutrite, sopravvivere al naturale processo di decantazione oppure morire fra atroci sofferenze. Così, dopo aver passato ore interminabili a domandarmi “oggi cosa scrivo?” ho deciso di parlare proprio di questo: dell’assenza di idee o, più in generale, dei momenti di blocco creativo di cui tutti noi ogni tanto siamo vittime.

Nella mente dello scrittore: le mie paUranoie.

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La paura può farti prigioniero. La speranza può renderti libero.
Le ali della libertà, 1994

La decisione di ricominciare a scrivere dopo un lustro di silenzi, risale a circa un anno fa. Non è stata concretizzata immediatamente. È passato del tempo, prima che quella scintilla iniziale scaturisse nell’azione.
Cosa è cambiato, in questi dodici mesi?
All’apparenza, nulla. Nella sostanza, tutto.
In fondo, ogni mutamento comincia al livello dell’anima, prima di generare un risultato tangibile. E, nel mondo sotterraneo del mio quasi-conscio, percepisco un ribollio costante. Credo che ci sia una miscela simile a quella dello scienziato pazzo: inserisci l’ingrediente x e salta tutto per aria.
Un amico scrittore, tempo fa, mi disse che la scrittura è un’attività fine a sé stessa. Non ci porta nulla, se non un piacere momentaneo. Io non la penso così. Questo principio può essere valido se la si considera un hobby, alla strenua del giardinaggio o dello shopping. Quando si decide di viverla seriamen…